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intanto le elezioni si avvicinano, i toni si alzano (e, a quanto pare, anche i manganelli) e il livello medio di cultura si abbassa.
se tutto va bene siamo rovinati.

lillo | 24/05/2019 ore 09:04:35 | @

 

Ciao Lillo. Approfitto della risposta che ti devo per specificare perché certe volte sembro avercela non tanto con Salvini quanto con singoli esponenti della sinistra. A parte che mi piace ragionare con la mia testa, io immagino di rivolgermi a lettori che siano già convinti che Salvini sia un farabutto. Piuttosto che unirmi al coro che condivido preferisco ragionare e far ragionare senza steccati la parte che in teoria dovrebbe essere la mia, che ha le sue colpe e sulla quale è possibile (forse) intervenire più efficacemente. In sintesi: i salviniani non sono emendabili, noi sbagliamo e ci possiamo correggere.

Roberto Alajmo | 21/05/2019 ore 08:22:25 | @

 

magari qualche burocrate zelante sarà intervenuto nella vicenda della professoressa o in quella degli striscioni.
ma la figura di .... Salvini l'ha fatta personalmente ed in diretta, quando ha dichiarato che intendeva agire contro il PM....

lillo | 20/05/2019 ore 18:05:10 | @

 

Vorrei entrare a pensiero
da un'ala
in un raggio di vento
dolce,
quanto un filo d'erba

e farlo sentire
sorridere
del dire a se stesso:
"quasi quasi m'invento
qualcosa,
qualunque cosa"

poi vorrei dirgli:
"silenzio,
non far rumori
senti in punta di piedi
la volontà fresca
dei fiori
dai loro fili del campo,
quando ogni ala
si vota aperta
all'azzurro".

Anche i fiori, soffrono.
Conviene, abbandonarsi.
Ma nascono integri
per cieli di giorni nuovi.

Oggi per pura
incapacità
di accogliere e rinascere,
non è mai rosa
o acanto

Certo, realtà ne vuole,
il bene e l'acanto
vanno difesi.
Ma non tutti ne sono
capaci.

(Rosi Lesto)

Buona vigilia di Pasqua.

Rosi Lesto | 20/04/2019 ore 12:01:19 | @

 

E' il tempo dei chiodi
infissi
e il mare, si fa scuro.

sfugge il colore dei fiori,
e chiedono
un ultimo aiuto.

e' l'ora, non si respira:
lacci pescosi a fiumi, come funi
a contorcersi,
piedi nudi da scarpe smesse.

Prima si abbracciavano
fissi e accesi come il sole.
ora non dormono.

Corpi a srotolarsi
oltre i confini
delle realta' visibili,

strane nature
delle funi e delle scarpe
per tutto ciò che
é in alto e in basso.

L'uomo non è morto,
e' scomparso.
E' una scarpa nel mare vivo
Che ha una fede affidata
a un colore blu.

(Rosi Lesto)

Rosi Lesto | 18/04/2019 ore 23:42:33 | @

 

"La tela di Penelope"
ovvero:
Una riflessione post-lettura di Palrmo è una cipolla, Remix

Palermo è quella città in cui la magnificenza dei Palazzi nobiliari si contrappone alla fatiscenza delle lamiere dei "lavori in corso per ristrutturazione", sul marciapiede opposto.
Te ne accorgi quando la "vivi" camminando a piedi, questa città.
Puoi osservare la sua marcata dualità, che pare convivere in un patto consenziente, pur non dialogando: due colori che non si mischiano; due facce da Giano, che non si guarderanno mai negli occhi.
E tu, che cammini per i vicoli della Kalsa o della Cala - magari mentre stai raggiungendo il tuo posto di lavoro, perché: che vanto! lavori in pieno Centro Storico! - hai ormai fatto "tue" queste immagini. Le lamiere si sono mescolate col paesaggio-urbano, sono diventate esse stesse "monumenti" della città.
Decadenze che vedi quotidianamente e di cui - quotidianamente - ti lamenti, tra te e te, mentre continui a camminare.
"Che peccato!" - pensi - "Non finiranno mai, questi lavori..."
E lo pensi con sincero rammarico.

Poi, una mattina passi per il tuo solito percorso, ed avverti che c'è qualcosa di strano, di diverso. Non capisci subito cosa sia, ma c'è! A poco a poco, ti rendi conto che l'impalcatura e le lamine metalliche, che ormai quasi salutavi al ritorno, non ci sono più. La facciata, dopo anni che non sapresti neppure quantificare, è completa.
Il bianco del muro offende i tuoi occhi. Perché non ti senti felice? Perché non pensi: "Ah! Finalmente qualcosa che viene portata a termine, in questa "Tela di Penelope""". Provi quasi un fastidio, un nostalgico stupore. Ti sei tanto lamentato con tutti, di questi lavori in corso, e adesso non scatti neppure una foto con il tuo smartphone, per comunicare che qualcosa - eppur - si muove! Per fare vedere che la gente qui lavora, in fin dei conti. Lentamente, ma lavora...

La verità è che ci avevi fatto così tanto l'abitudine a quelle lamiere grigie e ondulate, cariche di scritte rosse di protesta, adesivi e manifesti del teatro, che adesso provi un senso di smarrimento, di mancanza. Hai nostalgia di quella fetta di paesaggio-urbano, che non rivedrai mai più e che ti era diventata familiare alla vista, che ti teneva compagnia, quando andavi verso il lavoro e quando ritornavi verso casa.
Ti senti disorientato, come avessero tolto - nottetempo - un monumento della città, senza prima avvertire. A tua insaputa. E tu non hai potuto salutarlo, né lamentartene per l'ultima volta.

agostella | 16/04/2019 ore 14:13:16 | @

 

Non si può pensare di vederla Parigi, senza Notre Dame.
Esse entrambe, si incontrano l'una nell'altra e l'altra nell'una.
Stramiliardi di passi di epoche completate e impresse ad arte e a simboli nelle pareti dalle storie delle vite e nella nostra vita al culmine di Notre Dame fino a noi non ci avevano abbandonati ma formati ciò che siamo.
Ora è concepibile che tutto questo annullato, per cultura di pensiero possa non essere, ed è cenere e fumo.
Ma è accaduto, noi abbiamo perso un luogo dello spirito.
Notre Dame e il suo incendio sono gia' nel ricordo della storia.
E ora viviamo in fretta ma per Notre Dame anche il nostro tempo si fermerà perché ci accorgeremo, forse, che l'arte perduta del poter camminare nel mondo di Notre Dame e di alzare gli occhi a guardare la luce che entra a sorprenderci dal rosone del tempio di Notre Dame non ritorna. Internet può fare miracoli ma la sua vita e l'arte di chi l'ha costruita e l'ha impressa e ornata per noi è scomparsa per sempre. E per mille anni si parlerà di Notre Dame tra noi nello spirito della nostra epoca. E chissà cosa diranno di noi alla luce di ciò che abbiamo perso. Forse diranno che nel tortuoso sentiero delle nostre vite ci illudevamo di saper controllare tutto ma non amavamo davvero; o diranno che davamo valore al superfluo che alle nostre latitudini e certezze di abitudini fa gran tesoro nei nostri svaghi; o che non riuscimmo a salvare l'inestimabile in noi stessi perché eravamo distratti. Forse dovranno ammettere anche loro che è stato un caso.
Oppure diranno che i tempi cambiano e che per quanto ci sforzassimo di dare il nuovo o di restaurare il vecchio, non sapevamo di non saper proteggere davvero cio' che di più caro e vero a noi era dato.

Rosi Lesto | 15/04/2019 ore 22:09:59 | @

 

Il mondo puo' essersi sospeso
l'occhio di bellezza a silenzio,
E tutto quel che è piu' sfumato
morbido e sereno svanisce.
Vita, che difficile arte
che care illusioni di gioie.
Restiamo in pace solo
tra il dormire della terra
e il risvegliarci del cielo.

(Rosi Lesto) care illusioni di gioie.

Buona domenica delle palme.

Rosi Lesto | 14/04/2019 ore 10:52:34 | @

 

Città del Vaticano.
Il papa rompe il protocollo, si china fino a terra e bacia i piedi dei leader del Sud Sudan arrivati nei giorni scorsi a Santa Marta per un ritiro spirituale a parlare di pace.
E scrivono: è un gesto che spiazza il mondo.
Il Sudan e' preda di carestie, guerre e violenze.

Francesco si abbassa umilmente fino a terra con intelligenza di una poesia di sapienza antica, una delle piu' antiche lezioni della vita:
Agli uomini che vivono con saggezza e' dato di arrivare lontano ma come tentare di arrivare ai cuori dei lupi feroci? Dai gesti più umili. Certo, sono dialoghi difficili. Chi si umilierebbe oggi per la pace di una vita non propria?
Nell'inganno, la violenza che genera violenza, le comunità africane che muoiono o migrano; e tra le guerre e la prepotenza che devastano e uccidono da troppo tempo in Africa per interessi precisi, cosa si può fare se con qualunque richiesta formale di pace stravolgerebbero e ucciderebbero comunque. Si può essere umili rimanendo tali davanti a tutto ciò che hanno fatto altri cercando la via dell'ascolto.
Si può pure restarne irrigiditi. Ma senza alcun sforzo, senza un amore di un gesto che può bloccare il respiro, senza la piccola insistenza che potrebbe aprire una differenza...come si può vivere.

Rosi Lesto

Rosi Lesto | 12/04/2019 ore 13:43:31 | @

 

C'erano i sottili riflessi delle chiome e un virtuosismo di luce sottile dell'aria più fine che io avessi visto.
Era il momento perfetto della creazione.
Alzai gli occhi per respirare il cielo e sola, in quella musica, lo vidi.
Il grande albero dalle chiome piene estive, soffice come l'ultimo scampolo di un raccolto lasciato da un antico universo di un mondo altro.
Ampio dopo tutti quei giorni trascorsi in cui si sta appesi ai sogni nei silenzi tesi dell'attimo felice.
Ora stavo a guardare un albero come quando si é piccoli: preda della meraviglia del crescere che tutto condona del piu' puro momento in cui ciò che si e' ben piu' nascosto, appare.
Mi dissi se l'albero fosse ciò che era o se giungesse oltre il proprio limite senza cedere e se andando incontro agli anni senza chiedere un nulla, significasse l'inosservato.
Chiesi se ingannando il tempo nel suo imbiancare di saggezza, crescesse al punto che nessuno avrebbe piu' potuto reclamarlo, neppure il vento. E chiesi come si vivesse muti soli e invisibili, per tutti quelli che se n'erano ormai andati. E di quel piacere del vivere mi sorrise, ma non rispose.

(Rosi Lesto) l'albero bianco

Rosi Lesto | 10/04/2019 ore 11:53:01 | @

 

E' difficile non odiare per gli uomini.
Aprono i cuori solo nei loro silenzi.
quando si stendono a pensare
cosa e' accaduto,
in un giorno illuminante di giudizio.
affinche' il male, non vinca.

(Rosi Lesto) un volo azzurro

Rosi Lesto | 09/04/2019 ore 12:13:02 | @

 

Non i passi.
Solo le voci umane mi spaventano.
e mi lasciano senza voce,
perche' sono rimaste
a gridare speranza
dalle scarpe.
Signore, fa' che il mare
cancelli anche le nostre scarpe.

(Rosi Lesto) il mare cancelli le nostre scarpe

Rosi Lesto | 09/04/2019 ore 12:04:55 | @

 

Si è perso il conto esatto della decina d'anni in cui ogni giorno regalavo un verso dolce a chi può beneficiarne per farsi un libro o partecipare a un concorso.
Ma in questa lunga decina d'anni, io non sono cambiata e il mondo è cambiato.
Il mio progetto-obiettivo e' sempre e ancora uno: dimostrare che l'arte del vero saper creare che oggi non vale nulla, è un costante sforzo di un esercizio continuo, reso volontariamente nullo, in un mondo di contatti, costi, denaro e sponsor.
Ma in questa decina d'anni di esercizio quotidiano di versi, molto e altro di più importante è cambiato.
In fondo condividere la bellezza di una vena
non è poi così difficile, anche se non tutti sono disposti ad accettarla o a comprenderne
quanto sia piena e lontana da altri modi.
Però la sintesi è una: Quando ci si abitua a dare molto meno valore al valore, Ciò che piace è ciò che appare: cioe' quel che e' più apparente e dunque più importante.
Cosi' per chiarezza aggiungo un esempio: nel 2009 andavo scrivendo versi ad acquerello al vento seduta su un prato verde tra un mare di uomini e donne bianchi come me e di panchine bianche a piccoli tondi di ceramiche arancio rosso verde giallo con cuscini blu, vedo a distanza sopra una di esse uno statuario giovane d'ebano che fletteva il corpo in cento simmetrici movimenti al sole della calura estiva flettendo i muscoli dentro la sua canottiera bianca. E mi dico: e' un atleta!
Tutti gli esseri umani tendono ad allinearsi o a generalizzare un pensiero. Poi i più giudicanti, o feriti nell'orgoglio vanno a sminuire e svalorizzare qualunque cosa sia fastidiosamente nuova e incomprensibile e scordano prima o poi il verso da ogni musica. Ma per me, sola e fuori dal coro, quell'atleta era la sua stessa musica e ne ho conservato il verso.
Al pari del giudizio del ritenere che il creare e donare versi per molti lunghi anni senza ottenerne un nulla sia la cosa incomprensibile che indica il meccanismo dei valori. Cio' puo' indicare per riflesso anche una cosa sola: oggi si dona e si valorizza qualcosa e qualcuno solo per riceverne qualcosa in cambio. E quel che si riceve e giunge senza addebito, e' calpestabile per indifferenza.
Certo la poesia non ha mai obbligato nessuno a infastidire i propri occhi, io del giovane conservo un ricordo preciso in uno di quei versi da esperimento continuo e decennale e per me era sempre un uomo.
Chiunque può continuare a attingervi poesie e discussioni quanto ne vuole, cosa vuole e come preferisce: ma c'è stato un tempo in cui chi e' arrivato qui ed era nero non era un migrante ma era un uomo e il suo colore della pelle era pure elegante.
Ma la fragilità di questi giorni impone, per quanto ci si addolori privarsi di quel meccanismo quotidiano libero di creazione di una bellezza accessibile, che quell'uomo un uomo, non lo sia piu'. E continuare in questo percorso quotidiano tra le gocce tristi del silenzio del mare di spazio tra noi e loro per quanto non ci sia da dare un nulla la pena per lanciarne scritto un S.O.S. da gocce sincere a una deriva, se io non sono in quel mare perso d'uomini e donne d'ebano, temo di noi quando anch'io come voi, non ho nulla né possiedo strumento alcuno da difesa.
Ciò che temo di noi e loro, è che si sia perso l'umano ovunque esso sia stato. Cosi' come temo si può dimenticare la dolcezza verso chi é dolce, quel dolce che, se inasprisce muore e seleziona un resistente sale diverso a cui si vorrà poi applicare la fermezza della forza capillare che forse non abbiamo.
Forse si puo' ridurre l'uomo a una goccia per pensare che a una goccia faccia paura attraversare il mare dai cuori insensibili all'amore. Ma chi lo ha detto che una goccia piccola e omeopatica di una essenza grande quanto una lacrima, il mare non lo attraversi ugualmente. I cambiamenti accadono.
Forse una goccia è capace di attraversare il mare comunque e l'amore vive. E dove l'amore muore, la paura è del vivere.
Si può anche immaginare di non aver paura di tenere per mano l'amore perché non ci fa male. Perche' fa più paura una presa di posizione di una distanza secca e precisa, mentre si va esprimendo una armonia di versi che poi suona come una durezza dicendoci: e ora chi viene a proteggerci?
Forse un giorno piu' avanti di una altra decina d'anni potremmo ancora chiederci se si potrebbe imparare a proteggere noi stessi da chi non appartiene all'armonia, e non la sta ascoltando. O se si potrebbe poter continuare a proteggere noi stessi da ogni richiesta di aiuto.

(Rosi Lesto)

Rosi Lesto | 04/04/2019 ore 01:17:39 | @

 

Gli occhi, sono trasparenti
non lo sanno
e ne sono così consapevoli!
E i piu' dolci,
piu' trascorrono gli anni,
vedono come il sentire
di un neonato
da un percepire forte,
indifeso.

Poi le persone, non sono
Le esperienze, non formano
I pensieri, accaniscono
le incertezze, spengono
I volti cambiano pelle
dagli stessi occhi
che dardeggiano,
e il pregiudizio
apre gli incanti.

(Rosi Lesto) cosa si ode si è

Rosi Lesto | 03/04/2019 ore 23:15:44 | @

 

Vedi, fai che poi tu andassi
a scriverne col verso,
come per ogni foglia che cade:
che poi, nel lasciarle andare,
come ti attaccheresti.
Quando un nulla fiorisce,
la vita ci dà o la forza o le poesie.
ma il verso è piu' forte.

(Rosi Lesto)

Rosi Lesto | 01/04/2019 ore 14:17:12 | @

 

Ma come si può respirare
a epoche
presumendo il possibile,
se non basta spazio
all'umano!
Conviene, tambien
indagare ascolti di luoghi antichi
e ritrovarne, sogni
fino a quando ogni natura riesca
a srotolare e avvolgersi
tutto e quanto é il resto:
poiché é una fortuna
averci,
E dimenticarci.

(Rosi Lesto) di(s)sequenze naturali

EMILY DICKINSON,

Il passato (Complete poems, 1924)

"E’ una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.
Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!"

Rosi Lesto | 01/04/2019 ore 13:02:05 | @

 

Temiamo costruiamo, bramiamo costruiamo,
battiamo costruiamo, struggiamo costruiamo, distruggiamo costruiamo, migriamo costruiamo, Teniamo costruiamo, bramiamo costruiamo, battiamo costruiamo, stracciamo costruiamo, struggiamo costruiamo, migriamo costruiamo...Temiamo costruiamo, bramiamo costruiamo, struggiamo costruiamo, stacchiamo costruiamo, migriamo costruiamo, Torniamo costruiamo, bramiamo costruiamo, struggiamo costruiamo, ...

Quanti apparenti vocaboli
da contro e addizioni...

(Rosi Lesto)

Conviene, tambien
indagare ascolti di luoghi antichi
e ritrovarne, sogni
fino a che la natura riesca
a srotolare o avvolgere
tutto quanto il resto:
poiché é sua fortuna
averci,
E dimenticarci.

(Rosi Lesto) di(s)sequenze naturali

Rosi Lesto | 01/04/2019 ore 12:52:53 | @

 

Ora
un gabbiano
sta tra le stelle e il mare
sulla vetta di un monte.
Là dove prima non c'erano i gabbiani
Ora
siamo
del mondo che cambia
la vita, strugge
e la notte non scrive poesie.
E il mondo guarda anche noi
come se non ricordasse
echi di giardini e suoni d'acque.
Noi corriamo restando fermi
a che l'immobilismo, scorrendo
ai nostri occhi, curvi onde
di richiami a voci di voli naturali.
e passi d'uomini.

(Rosi Lesto) un gabbiano

La grande onda e la fiamma fatua
cavalcavano il mare
e dove il giorno e la notte s'alternavano,
la grande onda e la fiamma fatua
restavano appesi, su una barca.
la fiamma brillava sull'onda,
l'onda sfiorava tutte le nuvole del cielo...
La gente moriva, la fiamma non c'era.

(Rosi Lesto) giochi d'acqua

Rosi Lesto | 31/03/2019 ore 17:22:56 | @

 



Si tramandano astratte
grate amare e dolci,
le ore dai simboli
piu' anneriti e luminosi
dei concetti mancanti.

Tu, sei dove cadesti.
Felice la distanza
tra una stella e una eclissi
tra un arcobaleno e un fiore:
a noi non basta che un sorso,
al mattino.

(Rosi Lesto) le ore mancanti

Rosi Lesto | 29/03/2019 ore 16:14:30 | @

 

Caro Garigliano,
quel libro purtroppo è esaurito da tempo. L'editore Sellerio ne ha comprato i diritti e lo ripubblicherà fra qualche mese. Un saluto affettuoso.

Roberto Alajmo | 28/03/2019 ore 06:30:26 | @

 

Gentile dottor Alajmo,mi sono appassionato al disastro accaduto a punta raisi nel lontano 1978 ed ho cercato in libreria il suo libro " notizia del disastro " ma sensa esito,ecco perchè mi rivolgo a lei,,mi può aiutare a trovare il suddetto volume ? mi piacerebbe molto leggerlo:
saluti cordiali,garigliano valerio

valerio garigliano | 27/03/2019 ore 12:55:30 | @

 

Una dolcezza, ci tenne puri tra i respiri
Un dialogo commosso di visioni improvvise,
aprì i nostri occhi.
La notte cadde su una grande perla bianca
Il cielo del giorno la guardò dall'alto come un caldo fiore azzurro blu.
Così la primavera cadeva nella buca
tra gli altri grani.
Integra,
di un inverno che aveva un sole sorpreso.
Che grandissimo sforzo!
Soffri' dove non basterebbe voce
e quel che tenta nel deserto a liberarla,
disse:
- "Prima che gli insetti ti consumino, Tu, dove vuoi andare?"
Fiorimmo di fiori tra le corolle.

(Rosi Lesto) Un dono di grazia.

Rosi Lesto | 25/03/2019 ore 05:06:38 | @

 

È un miracolo, un albedo
Spezza l'infinito del cielo,
e già si chiarisce:
Vedi la notte, che si sperde.

E si sconforta
orfana di stelle,
e nuda delle sue perle
sorprendenti,
Inonda il cielo di blu.

Tra tutte le cose,
Le radici, hanno bisogno della luce
ma se tu scopri le radici, le fai soffrire
per quanto sia incredibile
questo inverno.


(Rosi Lesto) cambia la visione

Rosi Lesto | 14/03/2019 ore 15:54:02 | @

 

Non un giorno
e' accaduto, un dolore.
Eppure, molti tacquero
e s'è nascosta la croce

per quanto tu ne abbia cercato
le fila, tra i meridiani e i paralleli
che servono al cuore per dirimerla
da ogni sgarbo che brucia la terra.

Da quei giorni, vedesti
di più bello in un cielo stellato:
quando s'apre la voce alla notte,
mentre sfugge la sua tempesta,
o dove è ogni solo un piccolo grido,
un angolo infinito.

(Rosi Lesto) musica di spazio

Rosi Lesto | 13/03/2019 ore 18:11:05 | @

 

Conversando un attimo con un carissimo amico siciliano di luoghi comuni e pregiudizi, si accennava un po' a chi, con convinzione, rifiuta di comprendere in alcun modo quel principio delle diversità dei siciliani continuando a ritenere e ripetere che tutti debbano essere uguali in modo unico. E che i siciliani, di quel valore dell'essere uniti e diversi, lo siano in un modo altro.
E dunque mi diceva che non è vero come altri pensano, parole sue, che "siciliano e' avere debole carattere" con gli stessi meccanismi del pensiero dei legami da unione di intesa comune per tante cose e questioni discriminanti tese in passato con quel fare spesso in un certo modo che penalizzava altre ragioni e regioni o identita'. E, aggiungeva, che non é neanche vero che l'identità dell'essere diversi avvenga a discapito della penisola e dei luoghi altri dei mondi diversi. E che chi insiste a voler guardare con occhi superficiali un punto di vista diverso e continua dando un giudizio guarda se stesso mentre gli fugge il pensiero di quanto siano eterogenei e diversi tra essi stessi i siciliani, e di quanto a volte si perdano e siano vane le loro voci e le integrita' dei costretti soli in quei luoghi della propria terra in cui non ebbero un diritto consapevolmente o senza accorgersene. O in quel voler desiderare un diritto col dover allontanarsi se sì accorgevano di non averlo quel dignitoso diritto, nel vivere per voler restare integri. Ma a una osservazione superficiale esterna, quel qualcosa di fondamentale che li fa differenti tra essi stessi e' l'essere siciliani. Cosa che a ben pensare fa del valore aggiunto la storia della stessa origine delle diversita' delle varie umanita': considerando che la Sicilia puo' essere un campione umano che è più distinto e visibile nei suoi diversi attriti costanti scaturiti da una maggiore varieta' di volti, abiti, corpi, menti e pensieri giunti qui a contendersi un campione di visibile terra.
E per quanto questi abitanti siculi sembrino uguali e in apparenza tanto simili a chi se li vede arrivare davanti agli occhi in qualunque parte del mondo, noi dell'isola sappiamo che non lo e'. E di questa diversità ci sentiamo un po' orgogliosi. E invece siano piuttosto cosi' simili nelle reazioni di tutti quegli altri che decisero di restarsene nei luoghi e mondi antichi di rispettiva provenienza senza affrontare la pena o la esaltazione dell'antico viaggio che li portò a vivere fin qui...la verità é che si dovrebbe ricordare che nell'isola si è tanto profondamente diversi a chi l'isola non la conosce. Pur a pochi centimetri o a discrete lunghezze di distanze da pochi o piu' secoli che siano...La verita' è che qui accanto tra noi si tende a non sapere e a dimenticare al di fuori dell'isola ci vedono tutti uguali. Ed essa, che è a volte l'esistenza incomprensibile dei tutti uguali,invece e cosi' frammentaria di esistenza da non potersi davvero racchiudere in uno schema. Perché forse noi ci lasciamo racchiudere distratti o ci distacchiamo assenti. Ma in noi stessi, e l' dove vive ognuna delle tante vite, storicamente e fisicamente sì replicano le caratteristiche individuali di quegli stessi mondi distanti regioni e regioni che al contrario di noi singole voci differenti e coesistenti senza comunione di intenti, sono armonie corrispondenti e se stesse. Qui dove si sperimentano, come in altri luoghi del passato che è giunto a noi, antiche soluzioni da risorse o azzeramenti le costruzioni di tutto cio' che ha formato altre nazioni a partire dai singoli passi di chi é giunto dai continenti diametralmente opposti, vivono ancorq. E cio'che hanno in comune con noi stessi e' davvero la diversita', che fa sì che tra i siciliani ci siano coloro che presi un po' idealmente insieme maturino coerenze di intenti o reazioni di chiusura e apertura per propri valori di abitudini, esperienze, ricordi, culture, memorie e vite tante e quante ve ne siano nei processi delle rispettive identità e identificazioni. Come essere amalgamati? Mi chiedevo, mentre ascoltavo. Come armonizzare un pensiero che vuole considerare i siciliani uguali a tutti i costi in un principio che essi stessi non contengono visto che alcuni continuerebbero a essere coerenti fino alla morte e altri a non ritrovarsi a saper coesistere neppure per il tempo della fine di una stagione? Che cosa unisce ancora, mi chiedevo, quel campione di umanita' approdata dal mare per secoli di millenni su un'isola che si vorrebbe imprigionare in uno schema definito? Se non riescono ad essere come li si vorrebbe perché tutti hanno nelle vene il mare... Quale è la differenza che li attrae. Che alcuni alzerebbero gli occhi per guardare dov'è che va chi si sta alzando dal tavolo in quel preciso momento senza concedersi distrazione. E si chiederebbe il perché. E che altri non lo farebbero. Perché in fondo nell'essere diversi, ci osserviamo l'un l'altro per capire ma non è detto e per questo luogo comune che siamo o non siamo occhi aperti mi è capitato spostandomi, di vedere occhi dardeggianti e atteggiamenti capaci di non farsi sfuggire nulla in realtà pronte a chiedere aiuto o pronte a scatenare empatie o pregiudizi con altrettanta convincente attenzione al di fuori da questa isola. L'amico stimabile, preso dai nostri discorsi, tornava ancora sul quanto sia davvero difficile comprendere ogni aspetto incomprensibile dell'esserne noi divisi come i tanti punti singoli dei diversi angoli e piani di schemi di un isola e tali da accrescere distanze da errore di valutazione dal punto di vista di chi nasce e vive piu' al nord di questa isola mentre si limita a guardare dall'esterno e dice: 'il sud'. Attaccando una etichetta come uno stendardo la' dove altri ne hanno attaccato altre e dove altri ancora si indignano e iniziano a rimproverarsi per cosa che magari non faremmo, qua tutto tace. Forse chi nasce al centro di un mare si indigna al pari degli altri o forse se ci arriva da secoli poi non ha tempo di dare uno sguardo all'etichetta che vede come tale perché per chi vive qui, essa cambia ogni giorno e si disperde per corsi e ricorsi della storia di questa stessa isola che ancora oggi è in ognuno di noi. E in quel momento sinceramente, a noi viene altro dai nostri moti dei luoghi e avi del mondo, ricompattato all'istante per noi diversi per qualcosa che sentiamo di più vero, mentre ci capita di restare qui tra gli altri che continuano a darsi pacche e sorrisi sulle spalle senza scontrarsi e incontrarsi mai in una idea comune possibile. Tra tutto quel condivisibile a tre punte di questa isola che sta e galleggia come un faro tranquillo e talvolta acceso e rosseggiante nel mare delle nostre diversità abbiamo da fare i conti più con noi stessi. Poi all'improvviso mi sono detta ma Tusa come faceva?
Sì, anche io come tutti noi, ho pensato al professor Sebastiano Tusa. Lui che riusciva assertivo e capace di entusiasmo dove altri non riuscivano, dai suoi passi di veri ascolti sapienti al di là dei luoghi comuni. Come faceva? E mentre mi rammaricavo del non aver conosciuto e sperimentato anch'io al pari degli altri di persona un ascolto vero e attento di una persona sincera nel suo costante voler andare a costruire ponti stimabili, e dunque credibili io per non averlo mai incontrato. Ho capito:
Qualunque siciliano intelligente, cosi' diverso e inconciliabile con l'altro siciliano, capirebbe. E dalla infinita introspezione e dalla lettura allenata di occhi attenti da secoli, riconoscebbe un ascolto. Un ascolto vero. Capace di far spazio e luce nel vero tra quei tanti 'fidati di me'. E allora l'ho pensato integro tra quei versi incompiuti che aprivano il bene a miliardi di possibilità di una speranza che appena nasce, e se ne parla con gioia, a volte la vita, e in questa isola troppo spesso, recide. E tuttavia resta una precisa differenza.
Perche' amaro e' quel divario
tra un uomo felice che si lascia cadere da un ponte, e un uomo che va a costruire un ponte e cade lo stesso.
E lo e' per quanto si può volere andare oltre le cose comuni: andare a passi sinceri
per provare a riaccendere da qualche parte ogni luce, non per ciò che appare ma per ciò che è. E mi veniva un aforisma di un qualcosa che oscilla tra la vita e la morte:

Lasciar divenire quel che puo'essere riconoscibile nostante tutto, riuscendo a essere davvero una persona stimabile, e' degli esseri speciali.

(Rosi Lesto)

Rosi Lesto | 12/03/2019 ore 18:10:44 | @

 

Caro Roberto, che la città fosse enigmatica l'ho capito subito, appena arrivato c'è stato un appuntamento in un luogo pubblico che (forse) non esisteva...scusa se sono avaro di dettagli :-)
Comunque, ci riproverò? Non so in fondo, i motivi che mi ci hanno portato non erano svago e turismo così se si dovesse ripresentare una situazione analoga chissà, lo ritengo improbabile, ma mai dire mai, se no conserverò il ricordo dei momenti difficili ma anche di quelli belli, della bellezza di certi luoghi, la luce particolare, gli scorci... un caro saluto :-)

Riccardo | 11/03/2019 ore 11:00:37 | @

 

Caro Riccardo, la tua riflessione meriterebbe una risposta molto articolata. Provo a sintetizzare. Questa città è enigmatica come una sfinge. Basta spostare una virgola nelle sue sentenze, e il senso è capovolto. Le tue sentenze sono tutte giuste, e tu devi provare alla maniera di Sisifo.
Provare, sbagliare, riprovare, sbagliare meglio.

Roberto Alajmo | 08/03/2019 ore 07:36:19 | @

 

... una catena di eventi... Un signore di origine palermitana "attacca bottone" come si dice e mi tiene a chiacchierare un po' sotto casa, il che riporta la mente ai miei soggiorni palermitani e in particolare al secondo e alla sua conclusione: ero all'aeroporto di Punta Raisi estremamente provato e quasi con le lacrime agli occhi, vedo quel piccolo libro che mi attrae "Palermo è una cipolla", lo compro e lo leggerò dopo qualche mese. Ieri dopo il colloquio con l'anziano signore sono andato a ricercare il libro e il suo autore in rete e da qui il blog. Personalmente avevo dato una risposta al titolo : Palermo è una cipolla perchè fa piangere (almeno me!), la "città" infatti non mi voleva.
Il primo soggiorno circa 10 anni fa fu duro, intenso, difficile, ma anche interessante, il messaggio che avevo colto era questo: "Questa volta ti ho strapazzato un po' ma la prossima io (la città) sarò più buona e ti delizierò!
Ma non ci avevo capito niente il messaggio era invece: "sono stata fin troppo buona non ci riprovare a rimettere piede qui!", infatti... il secondo soggiorno alcuni anni dopo fu veramente un tormento con insidie multiple e imprevedibili da lì lo stato in cui ero all'aeroporto alla partenza , quasi alle lacrime perchè provato dal soggiorno stesso al punto da non riuscire a sentirmi realmente sollevato che infine stessi per partire e fosse terminato...
Leggerò con piacere la nuova edizione, non so se mi arrischierò a scendere di nuovo nella "città", non sono superstizioso ma mi sa meglio non rischiare! :-)

Riccardo | 04/03/2019 ore 19:21:12 | @

 

Grazie a te, grazie a Sandro Veronesi e grazie a Milano. Siete stati tutti molto generosi.

Roberto Alajmo | 21/11/2018 ore 11:39:01 | @

 

Contenta che Milano ti abbia accolto con una rara giornata di sole terso. Grazie per l'ora densa che ci avete regalato.
Manuela

Manuela | 18/11/2018 ore 23:16:42 | @

 

Grazie, Fernando. Ne approfitto per segnalare che sto riscrivendo integralmente quel libro: una nuova versione "remix" di Palermo è una Cipolla uscirà in primavera.

Roberto Alajmo | 28/10/2018 ore 18:35:46 | @

 

Ciao Roberto,
primo di tutto dirti che sono uno straniero e ti domando scusa per mi mancanza di vocabolario.
Ho finito di leggere il tuo libro "Palermo è una cipolla" in italiano e mi è piaciuto tantissimo.Io non vedo che sia una guida, per me, oltre che una guida è un dipinto di una città che non conosco e adesso mi piacerebbe conoscerla.
Grazie tante

Fernando | 27/10/2018 ore 14:29:59 | @

 

..ci conto. Manuela

Manuela | 14/09/2018 ore 23:08:28 | @

 

Grazie dell'istinto, Manuela. Ogni tanto capita di venire a Milano. Restiamo in contatto, come si suol dire.

Roberto Alajmo | 09/09/2018 ore 19:39:58 | @

 

Non ti conoscevo. Ora si. Ti ho letto per istinto. Che è infallibile se davvero libero di muoversi. Traggo un sospiro di sollievo: esiste ancora quel tipo di persona.... esisti vero??
Passi mai dai momenti culturali milanesi? Speriamo di si.

Manuela | 08/09/2018 ore 22:51:20 | @

 

Certo che sì, Paola. Il mio posto non vuole essere minimamente polemico con chi in buona fede indossa una maglietta rossa. Voglio solo sottolineare come, in assenza di una strategia qualsiasi di contrasto (anzi, in presenza di distinzioni bizantinissime fra le diverse anime del progressismo) qualsiasi iniziativa rischia di avere il respiro corto, e col respiro corto non si va lontano.

Roberto Alajmo | 08/07/2018 ore 07:18:48 | @

 

Vabbè, ma una maglietta rossa, in silenzio, si può fare

Paola | 07/07/2018 ore 13:06:09

 

Ti ringrazio molto. Ecco il link:
[LINK]

Roberto Alajmo | 21/06/2018 ore 13:01:31 | @

 

Buongiorno, io sono di Trieste, dall'altra parte dell'Italia :-) Volevo dirle che ho letto il suo splendido libro "L'estate del '78" e che mi sono permesso di pubblicare una piccola "recensione" sul Forum Anni 70.net nella sezione Letteratura, con il nickname di Insight. Se ha piacere di leggerla... :-)

Grazie, saluti da Trieste.

Massimiliano

Massimiliano | 21/06/2018 ore 09:41:04 | @

 

Ti ringrazio, Antonino.

Roberto Alajmo | 02/06/2018 ore 00:02:23 | @

 

Caro Roberto, ho appena finito di leggere (in due giorni) il tuo ultimo libro (L'estate del '78): complimenti! Lo ritengo uno dei migliori libri che abbia letto negli ultimi mesi (e sono un lettore accanito). E normalmente ... non scrivo agli autori!
Ciao e buon lavoro.
Antonino

Antonino Lo Nardo | 01/06/2018 ore 22:28:38 | @

 

Caro Paolo, prendilo come un invito a tornare in Sicilia...

Roberto | 18/05/2018 ore 12:09:18

 

Sono stato nella Sicilia sud-orientale nella prima settimana di maggio e, in una delle non frequenti librerie incontrate, ho acquistato "L'arte di annacarsi". Il libro ho finito di leggerlo ora, al mio ritorno a casa, ma rimpiango di non averlo letto prima : il viaggio sarebbe stato più bello.

Paolo Ciappi | 16/05/2018 ore 12:10:43 | @

 

Grazie Vincenzo. Era tante, in quegli anni. Forse sono tante anche oggi.

Roberto | 04/05/2018 ore 05:13:05

 

Ciao Roberto, ho finito ieri di leggere il tuo ultimo libro "L'estate del '78". Grazie. Ho vissuto solo per certi versi la stessa tua esperienza. Mia madre soffriva di quello che negli anni '70 chiamavano "esaurimento nervoso". Ha convissuto per tutta la vita con questa "malattia" finché improvvisamente un arresto cardiaco non posto fine alla sua sofferenza. Ma è stata una donna forte, che nonostante il peso che si portava dentro, ha saputo accudire mio padre fino alla fine e reggere al disperato dolore della morte del figlio. Mi ha lasciato in eredità, anche se in forma più lieve, il suo mal di vivere. Spero di essere forte come lei nel sopportarlo...
Grazie ancora!!!

Vincenzo | 02/05/2018 ore 20:36:17 | @

 

Nadia, non ti dico niente. Ma idealmente ti abbraccio.

Roberto Alajmo | 28/04/2018 ore 23:20:54 | @

 

Ho letto L' estate del 78 durante i duri e difficili giorni di ospedale che hanno portato alla morte di mia madre, a causa della demenza senile.
Ho fatto i conti con il senso del mio rapporto con lei, affascinante e bionda borderline, naufragata nel suo dolore di vivere.
Libro intenso, commovente e anche a tratti ironico con uno sguardo affettuoso su come a volte sia difficile essere figli e anche padri.
Splendido e coinvolgente.

Nadia | 28/04/2018 ore 21:55:20 | @

 

Grazie a te, Nunzia, di essere entrata in risonanza con questo libro.

Roberto Alajmo | 28/04/2018 ore 07:50:12 | @

 

Grazie per aver condiviso con noi lettori i suoi sentimenti, che sono diventati anche i nostri.

nunzia alfano | 26/04/2018 ore 16:45:22 | @

 

Grazie Roberto. Ancora non ho capito se è coraggio o incoscienza. Qualche presentazione farò, ma non so ancora bene.

Roberto Alajmo | 06/04/2018 ore 07:47:36 | @

 

che coraggio. Libro profondissimo, ma bello . Difficile, ma ogni famiglia ha i suoi lati oscuri, spesso sommersi. . Il suo libro mi ha colpito molto, complimenti...
Sono previste presentazioni di questo libro?

Roberto | 05/04/2018 ore 09:37:42 | @

 

Sorrido...

Roberto Alajmo | 01/04/2018 ore 17:38:22 | @

 

La sensazione, arrivando all'ultima pagina, è che ne esci più appuntito di prima. Che quell'addormentarsi nonostante la decisione di non farlo, sia scaramantico, come quel tapparsi in casa alla data fatidica. Che se c'è un sonno, è ristoratore.

yorick | 01/04/2018 ore 10:38:06 | @

 

Continua nei prossimi giorni...

Roberto Alajmo | 19/03/2018 ore 15:59:45 | @

 

Fiato sospeso. Perché funziona così: l'autointervento se lo fa lo scrittore, ma l'effetto benefico lo avverte pure il lettore. Che magari può imparare a trattare la propria materia invisibile allo stesso modo.

yorick | 19/03/2018 ore 11:22:36 | @

 

...come l'errore che volutamente i grandi artisti persiani del tappeto inserivano nei loro capolavori: per non competere con la perfezione, che apparteneva solo ad Allah.

Roberto Alajmo | 14/11/2017 ore 08:38:47 | @

 

I E io che pensavo che fosse per non suscitare l'invidia degli dei! (Alajmo docet)

Paola | 13/11/2017 ore 09:21:01

 

Be', anche cercare un indirizzo a Venezia è piuttosto avventuroso: sestiere e numero progressivo sono gli unici indizi. Un postino al primo giorno di lavoro rischia di impazzire.
Bel racconto, comunque.

Roberto Alajmo | 06/11/2017 ore 08:14:44 | @

 

Il Costa Rica, paese in pieno sviluppo, non ha vie e strade con il nome. Quindi, un indirizzo tipico è: Quartiere X, seconda strada a destra, 100 metri dal semaforo, quarto portone a sinistra... ecc ecc.
Ma da dove inizia il conteggio della strada? Cioè, la prima a partire da dove? E poi, a destra o sinistra da quale direzione di percorso? Complicato!
Mi chiedo anche come facciano a compilare quei formulari standard in cui solitamente alla voce “indirizzo” c’è solo lo spazio per una trentina di caratteri.

Comunque questa cosa ha suscitato in me un ricordo di tanti tanti anni fa. 1969, avevo 13 anni e, tramite Topolino, che leggevo ogni settimana e che pubblicava gli indirizzi di potenziali “amici di penna”, avevo cominciato a corrispondere, in inglese, con tre coetanei. Una ragazza di Tokio, un ragazzo di Timisoara ed una ragazza di Wroclaw. Ai tempi ero già fissata con le lingue e con la “conoscenza del mondo”, per cui avevo scelto di scrivere in inglese ad una giapponese e a due giovani dell’est.
Erano lettere molto neutre, ci si raccontava com’era la propria scuola, la casa, quali erano gli hobbies, cosa si voleva fare da grandi, ecc.
La cosa che mi ricordo ancora era l’attesa e l’emozione di ricevere la lettera dal Giappone, scritta con caratteri ordinatissimi su quella carta velina che si usava per la posta aerea. Anch’io, per rispondere, usavo quella carta e quelle buste con tutto il contorno colorato e la scritta “ By air mail - par avion”. E, dato che in Giappone non avevano, e forse non hanno ancora, gli indirizzi come i nostri, con nome della via e numero civico, ma un sistema di zoom-in che indica la prefettura, il quartiere, le intersezioni, il blocco di edifici e via dicendo, dovevo sempre scrivere un indirizzo lungo. Ne ricordo ancora l’inizio: Nakahara-ku, Kawasaki-shi......

È un ricordo tenero. Le lettere dei ragazzi dell’est erano più “abbottonate”. Michiko dal Giappone invece mi raccontava molto minuziosamente la sua giornata, cosa vedeva dalla finestra della sua stanza. Io le raccontavo del vento caldo, dei gelati. Non ci scambiavamo foto, ci comunicavamo il materiale necessario per immaginare. Era una cosa che prendeva tempo, una cosa lenta. Bella

antonia | 05/11/2017 ore 15:52:37

 

Purché non valga come attenuante.

Roberto Alajmo | 04/11/2017 ore 09:58:47 | @

 

Vale più per i popoli che per o singoli

Fara | 04/11/2017 ore 07:37:40

 

Mi fa piacere che tu lo abbia notato: certe volte prima mi viene il titolo, addirittura, e poi il pezzo.

Roberto Alajmo | 18/10/2017 ore 16:42:27 | @

 

Interessante il punto di vista sulla turpe faccenda Weinstein. Ma il titolo è da applausi a scena aperta.

yorick | 18/10/2017 ore 08:39:56

 

"Il preambolo dell'odiatore" è una espressione bellissima.

Roberto Alajmo | 09/10/2017 ore 10:15:06 | @

 

Triste quando sono persone a cui saresti anche mediamente affezionato a esibirsi nel preambolo dell'odiatore, e di seguito in tutto il resto dello spettacolo. In questi casi mi sembra di essere solo al mondo.

yorick | 08/10/2017 ore 17:39:16 | @

 

"Odio ergo sum"

Roberto Alajmo | 08/10/2017 ore 09:28:15 | @

 

I cultori del “ma” e i confusi tra “libertà di parola e libertà di offesa”

Fara | 08/10/2017 ore 07:24:01

 

Mi fa piacere trovare ogni tanto un commento qui, adesso che quasi tutto passa su facebook.

Roberto Alajmo | 24/09/2017 ore 16:00:05 | @

 

Hai lucidamente ragione

Fara | 23/09/2017 ore 10:46:28

 

Bella descrizione, Antonia. Secondo me vale per tutte le latitudini, di sicuro in occidente: gli odori della vecchiaia si somigliano.

Roberto Alajmo | 10/07/2017 ore 16:49:31 | @

 

Vite parallele
Ieri si è allagata la cantina. Disastro! Non danni gravissimi, ma ora devo scendere di nuovo a controllare con calma in che stato sono le cose finite a mollo. La riparazione, finalmente, è finita ieri sera alle 10 e mezza. Stamattina ho ancora nel naso l'odore di quell'acqua e di muffa. Bleah.
Però: i vicini sono stati estremamente gentili e collaborativi, uno è addirittura venuto ad aiutare.
Ma una cosa mi è rimasta impressa, un "quadro umano" più malinconico che triste. Per spiegare meglio: io vivo all'ultimo piano di un palazzo di fine 800, un appartamento nuovissimo e tecnologico costruito dove c'erano le soffitte. Ma sotto di me gli appartamenti sono vecchi. In uno di questi, in cui io e l'operaio siamo dovuti andare per controllare i tubi, vive una signora anzianissima e malata con la sua badante. Entrare in quell'appartamento mi ha stretto il cuore. Il pavimento di legno un po' scricchiolante, la tappezzeria così vecchia da essere diventata quasi incolore, coi disegni appena percettibili, apparecchio telefonico color beige-nocciola anni 70, porte del colore dell'apparecchio telefonico, più gialline e un po' scrostate, cucina con le piastrelle rosso mattone (perché si usavano così scure?), vecchie pentole usate per 50 anni almeno, poche cose, non un apparecchio elettrico, non un colore, neanche un freezer... e poi, eccolo, QUELL'ODORE, odore di caldo e centrini di velluto forse mai lavati, di scatoloni dimenticati sull'armadio, di vita che sta finendo. In tutto questo squallore malinconico brillava la badante, come un momento di luce ed aria fresca in quell'atmosfera di passato polveroso. Una signora sui 40, slovacca, coi capelli rossi. Dolcissima con la sua "paziente", come la definiva lei, allegra in quella specie di prigione triste. Non l'ho mai vista in giro; date le condizioni della signora anziana penso non possa uscire e non la possa lasciare un momento. Sembrava quasi contenta dell'imprevisto che portava un po' di vita là dentro. Quando sono tornata su, a riparazione fatta, per dirle che poteva di nuovo usare il lavandino della cucina, era lì, aveva lasciato la porta di ingresso aperta, e stava seduta su una sedia a guardare una televisione minuscola. Ci siamo augurate la buona notte con un grande sorriso.

antonia | 06/07/2017 ore 09:32:59

 

Mi mordo la lingua, caro Salvatore...

Roberto Alajmo | 30/06/2017 ore 11:42:13

 

L'equivoco di fondo è: ma la Rai deve essere anche intrattenimento? Deve essere una piccola Rai che rinuncia alla pubblicità in favore delle private? Ma il livello qualitativo complessivo (al netto delle singole trasmissioni e dei singoli conduttori più o meno apprezzati) è peggiore di quello delle private? E se sì perchè Rai continua ad avere sempre più ascolti ? La tv privata italiana (leggasi soprattutto Mediaset) ha veramente tanto innovato e migliorato l'offerta? La proliferazione dei talk (amati più dai politici che dagli spettatori) rende un vero servizio al pubblico? Oppure rende un favore agli ospiti? Sempre gli stessi in un circo insopportabile. Domande e ancora domande. Sono trentasette anni che me le pongo.

Salvatore Cusimano | 29/06/2017 ore 11:46:37 | @

 

Ciao Gippe. Mi farà piacere vederti.

Roberto Alajmo | 09/06/2017 ore 22:37:34 | @

 

Ciao Roberto,

Ho visto che la prossima settimana sarai in cucina con Gigi Mangia all'Istituto Italiano di Cultura.

Ci saro'........

Gippe

gippe | 09/06/2017 ore 10:14:19 | @

 

Questo dico: in Italia a ribellarsi contro le tasse sono quelli che le tasse non le hanno mai pagate.

Roberto Alajmo | 07/06/2017 ore 11:55:19 | @

 

Per evitare che Antigone possa essere considerata una ribellista senza costrutto, ci viene in aiuto Gandhi: "Solo chi normalmente obbedisce alle leggi, acquista il diritto alla disobbedienza civile." Quindi, solo chi dimostra di sapere rispettare le leggi giuste - anche a costo di rimetterci soldi, carriera, privilegi e magari anche la vita - ha il diritto di opporsi a quelle leggi che gli risultano ingiuste e/o immorali. La resistenza per ragioni etiche a norme ingiuste si differenzia dal ribellismo per ragioni di interesse privato perché chi resiste alla legalità ingiusta è disposto a pagare le conseguenze della propria disobbedienza. Antigone, nell’immaginario collettivo, continuerà a splendere di luce propria; l'evasore delle tasse è un opportunista che finirà dimenticato nel cestino della Storia.

Maria D'Asaro | 06/06/2017 ore 19:43:26 | @

 

Grazie Maria. Ogni tanto dubito che ci sia qualche lettore vero. Di quelli coi quali si crea vera intimità. Mi togli un dubbio.

RA | 17/05/2017 ore 12:06:03

 

I due ultimi due post - su Emma Dante e sul masochismo dei ciclisti - sono dei gioielli. E' un piacere leggerti.

Maria D'Asaro | 16/05/2017 ore 22:58:37 | @

 

Caro Diego, il pessimismo della ragione è ovvio. Ma l'ottimismo della passione è doveroso.

Roberto Alajmo | 03/03/2017 ore 07:56:40 | @

 

Perfetta analisi e, come sai, sogno che in quanto tale è assolutamente utopistico. Non parlo ovviamente dei problemi organizzativi ed economici, ma del l'impossibilità che una società assolutamente malata metta in piedi un progetto di lunghissimo termine, affidandosi perdippiu' ad uno stuolo di architetti che di questa società sono costola malata. Perdona il mio pessimismo ma forse i nostri nipoti si troverebbero di fronte ad un secondo e terzo 'sacco' di Palermo. Dibattito comunque da aprire, anche se nel frattempo moriremo di dibattiti, vedendo il bello altrove. Diego

Diego | 02/03/2017 ore 06:30:38 | @

 

Grazie della stima, cara Marina. Ci tornerò su questa storia. Al di là dei tre protagonisti, tutte vittime, c'è un indotto che sembra proprio romanzesco.

Roberto Alajmo | 02/02/2017 ore 23:23:32 | @

 

Lo sai cosa penso a volte?
Penso che se mettessi sotto uno con la macchina per sbaglio, preferirei morire. O mi condannerei all'ergastolo e andrei in prigione volontariamente.
Una volta credevo fosse per senso di colpa. Ne ho per qualsiasi cosa, forse perché sono donna, forse perché di famiglia incessantemente cattolica.
Ma ultimamente ho il terrore del linciaggio da parte della folla inferocita.
Ne avevamo già parlato.
Lo sai perché adoro i tuoi libri? Perché tu non condanni nessuno; non giudichi, lasci che gli eventi accadano; sei spettatore. Nei tuoi libri i protagonisti criminali, sono persone comuni, semplici, deboli, magari nevrotiche. Persone "normali".
Dirò una banalità, ma io sono sicura che togliere la vita a qualcuno volontariamente sia sbagliato in modo universale e non solo perché lo dice la legge. Molta gente se ne dimentica.
Si può perdere la ragione, per il dolore.
Avere pena per il giustiziere della notte è molto soggettivo e averne pena o non biasimarlo, come ho già scritto, non significa farne un eroe, che sciocchezza! Ho solo scritto quello che spesso ci viene di pensare, se mai qualcuno facesse del male ad un nostro caro, se qualcuno facesse del male a mio figlio. E molte volte ho ucciso qualcuno col pensiero o col prurito nelle mani e il viso rosso.
A perdonare dobbiamo essere prima noi spettatori: i Giudizi Universali lasciamoli a chi di dovere.
Forse dovevo starmene zitta,stamattina, farmi i cazzi miei e avrei evitato di farmi dare della fascista da uno sconosciuto.
Probabilmente sono andata fuori tema e tu, al solito, sei cento libri avanti a me.

Marina | 02/02/2017 ore 14:02:19

 

I neo-cafoni sono di più che una categoria. Si configurano come classe sociale a sé stante.

Roberto Alajmo | 15/12/2016 ore 14:25:50 | @

 

Manca il senso del dovere, del fare le cose non soltanto per interesse personale. L'attuale classe dirigente rispecchia in pieno i propri cittadini. Quanti Cafoni (vetero o neo) negli enti locali, negli uffici a servizio del cittadino o, semplicemente, per strada?

ilConteDandy | 14/12/2016 ore 17:36:56 | @

 

Un caffè pagato per la signora!

Roberto Alajmo | 25/11/2016 ore 10:24:52 | @

 

Ecco, ora l'ho letto, finito, "assimilato" mentalmente, ci ho ripensato, riflettuto...
"Carne mia" mi ha fatto sorridere, aghiacciare, pensare e insomma, è un libro bellissimo.
"Efferate stroncature" non me le posso inventare, mi dispiace!

Diamila | 24/11/2016 ore 15:56:43 | @

 

Grazie Fara. Questo romanzo sta crescendo bene. Ti chiedo - se puoi, se potete - di mettere la vostra opinione in evidenza su facebook. Aiuta molto.

Roberto Alajmo | 14/10/2016 ore 12:32:15 | @

 

E bravo! Ho letto carne mia. Sei tornato a descrivere i quartieri di periferia che tanto ti sono congeniali. Periferie che possono trovarsi in aperta campagna, nel mezzo di una città o trasferite in una realtà lontana da quella siciliana.
Affascinanti utopie con regole e culture proprie che affondano le loro radici nei più antichi comportamenti umani.
Un abbraccio

fara | 14/10/2016 ore 11:07:20

 

Ho capito che sono scarso a twitter.

Roberto Alajmo | 13/10/2016 ore 17:26:34 | @

 

Mi mancano i tweet, quando potevo facilmente andare a leggermi la "Penultim'ora", mentre col blog invece ci penso solo quando il caso mi fa l'occhiolino!
Torni?

Diamila | 12/10/2016 ore 20:58:58 | @

 

Fiducia? sì.

A scatola chiusa.
Ad occhi chiusi.
Perché sempre chiuso, quando invece la fiducia è apertura?

Diamila | 12/10/2016 ore 20:55:24 | @

 

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cheap_cialis | 12/10/2016 ore 13:43:02 | @

 

Fiducia a scatola chiusa. Grazie.

Roberto Alajmo | 11/10/2016 ore 16:43:05 | @

 

Non voglio leggere l'inizio, perché poi vorrei continuare e invece manca il seguito.

Tanto val aspettare -con la felicità di sapere ora che c'è un nuovo romanzo di Alajmo!

Diamila | 11/10/2016 ore 00:14:41 | @

 

Pensa che io li chiamavo nella mia testa "capitoli fast forward"

Roberto Alajmo | 10/10/2016 ore 18:32:23 | @

 

Leggo anch'io, ogni momento è buono. Sono colpito da tutto, ma specialmente dalle scene in avanzamento veloce.

yorick | 10/10/2016 ore 15:05:44 | @

 

Sorrisone....

Roberto Alajmo | 06/10/2016 ore 16:33:11 | @

 

Finalmente ho tra le mani "Carne mia". Recapitato ieri, oggi sono a metà. L'inizio è al fulmicotone: un capitoletto che riproduce la scena finale della storia. Assoluta originalità; ne ho letto di romanzi, non mi è mai capitato qualcosa di simile. Ritmo sostenuto. Consueta profonda conoscenza dell'animo siciliano (palermitano), storia forte coinvolgente. Stile scarno, molto dialogato con mano sicura (non per nulla l'autore è a capo di un grande teatro). Dopo undici anni ("E' stato il figlio")Roberto è tornato alla prosa d'invenzione. Non ne dubitavo, e l'ho detto, nonostante una sua dichiarazione in senso contrario. La libertà nella scrittura è tutto.Un bravo sentito al nostro Roberto. Mi aspetto un finale altrettanto imprevedibile.

Antonio Carollo | 05/10/2016 ore 09:56:08 | @

 

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