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Due fan, Greg?
Non esagerare. O almeno parlane con la tua compagna, prima.
 

RA | 31/07/2006 ore 21:19:00 | @

 

Senti, accorreremo pure numerosi, ma da più parti ti si invita a non darti arie e a chiamare lettura ciò che definisci reading.
I tuoi affezionati lettori (io, Carmela e Sergio)
 

Daniela V. | 31/07/2006 ore 13:35:00 | @

 

Ecco, questo sì che è inquietante.


               











 

Albamarina | 31/07/2006 ore 00:01:00 | @

 

Salve !

Della sua opera non conosco tante cose ! è vero che qui da me, in Bretagna, non è che ci sono tanti libri di Lei. Ne ho letto uno qualche mese fa, quello uscito in Francia, "Cuore di madre"... che non mi è piaciuto tanto per essere sincero...

immerso nella mia nostalgia palermitana, ho comprato una piccola rivista francese di viaggio "Ulysse" dedicata nell'ultimo numero alla Sicilia... Ovviamente, non mi aspettavo a delle cose eccezionali. Tuttavia, anche se fondamentalmente stretta, la descrizione della città di Palermo non era per niente male... Con diverse citazioni di Lei nel libro "Palermo è una cipolla".

Ho letto le prime righe. Sono molto curioso.

A Palermo, sono rimasto 10 mesi l'anno scorso e ho fatto i miei 20 anni nel rumore infernale dei fuochi di Santa Rosalia. Sono rimasto il tempo che ci voleva... Palermo mi ha dato tante cose, mi ha aperto la mente. Non era mai un rapporto semplice, Palermo non era solo un quadro di vita. Una vera storia con la città... questo succede poche volte mi sembra... L'attegiamento con questa terra era pure doloroso, gli amici palermitani, musicisti parlando della mancanza di opportunità... Ti faceva oddiare questa città, sulla quale in quanto giovane straniero, sentivi parlare per prima delle cose brutte sul giornale. Palermo ci vorrei tornare per sempre ma so che non è possibile. Non dimenticherei mai quelle serate alla Taverna del Ballarò, alla Vucciria o alla Magione, le letture all'orto botanico, le prove al Teatro Massimo, i

*ttoni del nuovo centro, lo straordinario di un posto come Lo Spasimo... Non dimenticherei mai il mio terrazzino, via Pietro Novelli, lì dove si poteva vedere tutta la città storica in un insiemo di colori pazzesco...

Quasi 7 mesi dopo il ritorno, Palermo è ancora il mio più grande amore. Solo che per ora non ci possiamo più vedere... Palermo è proprio affascinante e sono contento quando sento gente palermitana dirlo.

 
 

Gerald Martin | 30/07/2006 ore 12:02:00 | @

 

Molto, molto interessante questa ipotesi.
 

Albamarina | 29/07/2006 ore 20:30:00 | @

 

Ho inserito oggi nel mio Blog "NonSoloProust" un post sul suo delizioso "Palermo e' una cipolla". Se vuole dare un'occhiata, l'indirizzo e' http://blog.virgilio.it/nonsoloproust

Cordiali saluti, Gabriella Alu', Palermo
 

Gabriella Alu' | 29/07/2006 ore 09:14:00 | @

 

A 4 giorni dalla partenza del treno ritaexpress non si parla di altro qui che delle votazioni in sicilia, si stanno mobilitando in tanti e la società civile bolognese sta lavorando a tappeto sulla problematicità della causa.
Ma a Palermo cosa accade? E' normale che dobbiamo sentire che non si partecipa alla causa? ma cosa gli racconto quando mi chiedono? comunque tra 4 giorni parte un treno di studenti da Milano che fa il giro d'italia e dopo un mese di lavoro ci porta a VOTARE. Qua abbiamo smosso e dato fastidio a tutti, il lavoro che stiamo facendo è a tappeto. Che almeno vi informaste...
ritaexpress bologna


               











 

anita | 29/07/2006 ore 02:15:00 | @

 

Gen.le Roberto Alaimo, ho letto con piacere, regalatomi da un'amica, il suo libro 'Palermo é una cipolla', stupendomi di alcune cose e forse, non condividendone del tutto altre, anche se capisco, che forse sono state 'caricate', per ragioni narrativo-espressive.
Mi stupisce che il nostro immaginario della città sia così condiviso, per dirne una l'eterno dilemma della primogenitura del Bar Ilardo al Foro Italico, che ormai si sa, non si bene da quale fonte, sia il secondo, anadando da Porta Felice verso il Foro italico; il nostro orgoglio smodato verso le nostre peculiarità, che sentiamo tali (la cultura, una certa aria di sovraregnante superiorità, di chi ha visto tutto e non riesce a stupirsi di nulla, l'ospitalità spinta all'eccesso di informazione, nell'idea di comunicare il massimo, il meglio ed insieme il peggio, di noi).
Sulle cose che penso non condivise, il tour dei morti ammazzati, degli eroi caduti, dei martiri, quello devo dire, non mi sento di perseguirlo, ma forse qualcuno lo adotta. Certo, quando andavo a prendere qualcuno all'aereoporto, qualcuno notava, spesso, i guard-rail dipinti di rosso e mi chiedeva, e quindi rispondevo. Ora che al posto della traccia del sangue (ideale), su un elemento comune, si sono sostituiti i due obelischi, per nulla visibili e percebili, nessuno mi chiede più nulla.
Per il resto, condivido l'idea di una città, diversamente interpretabile, sempre, sia nei luoghi, che nelle persone, che nel tempo, ma credo, alla fine straordinariamente sorpresa di trovare, se si ha l'occasione di confrontarsi, con tante cose in comune.
 
 

Uma | 26/07/2006 ore 16:22:00 | @

 

Ma scusa, DV,
tu dimentichi che in democrazia il popolo è sovrano. Il Buffone di Corte (letteralmente, nel caso di VE) chi dovrebbe far ridere, in tempi di democrazia, se non il popolo? E di cosa ride, il popolo? Del Bagaglino. Dunque...
 
 

RA | 25/07/2006 ore 19:08:00 | @

 

E' VERO CHE I LETTORI VOGLIONO ROMANZI E QUASI NESSUNO RACCONTI MA ALCUNI RACCONTI BREVI MERITANO DI ESSERE LETTI. E POI OGNI TUA PAROLA PESA QUASI QUANTO UN CAPITOLO DI UN LIBRO. E POI NON SEI STATO TU CHE MI HAI CONSIGLIATO I RACCONTI DI F.PICCOLO STORIE DI PRIMOGENITI E FIGLI UNICI,ANCORA ME LI RICORDO BENE COME SE LI AVESSI LETTI IERI. E I RACCONTI DI TOMASI DI LAMPEDUSA. E I RACCONTI DI BENNI L' ULTIMA LACRIMA....BISOGNA SAPERE SCEGLIERE. MI DISPIACE CONTRADDIRTI.
 

CZ | 24/07/2006 ore 15:17:00 | @

 

Perché gli editori non vogliono racconti.
Azzardo ipotesi.
perché i racconti son troppo frammentari, costituiscono quasi una parte minuscola di osservazione delle cose, non arrivano a comporre un sistema completo o complesso di idee od emozioni.
Gli editori comunque si basano sui dati di vendita, e forse, i racconti non vendono.
Perché non vendono?
Forse perché i lettori vogliono un narrazione conclusa e complessa, non amano la storia breve, il flash narrativo, voglio essere impegnati e coinvolti in una meditazione più ampia sulle cose.
Forse é una critica sotterranea alla nuova letteratura, chissà.
Dateci certezze basilari, non impressioni!!!, Non svagate osservazioni minimaliste, ma idee complesse e programmi!
Scherzo.
Comunque ci son stati sempre autori che hanno usato molto i racconti e con buona fortuna (vedi Calvino, Borges, ed anche Pirandello, che le chiamava novelle).
Forse perché li hanno raccolti per tema, forse perché la caratterizzazione tematica degli autori li faceva sentire non parti separatamente leggibili, ma insiemi di un pensiero dell'autore, non lo so, onestamente.
Anche se forse, il frammento, rappresenta di più, la forma di resoconto letterario possibile al nostro momento, vista la velocità parosssistica in cui tutto cambia continuamente, anche se (lampedusiamente parlando), alla fine, non cambia mai nulla.
 
 

Uma | 22/07/2006 ore 17:35:00 | @

 

A me sembra che i racconti non pretendano di dare soluzioni e che per questo non piacciano a un pubblico di lettori che vuole essere portato per mano, vuole che gli si fornisca qualcosa di predigerito. I racconti sono spesso incompiuti, hai la sensazione che manchi qualcosa prima, o dopo, e lo sforzo di immaginare questo prima e questo dopo lo deve fare il lettore. Un po' come nella poesia, che non è che la puoi leggere senza fatica.
 

Daniela V. | 21/07/2006 ore 21:16:00 | @

 

cara CZ,
secondo me dovresti sputare il rospo. Io so più o meno di che si tratta, e non è argomento estraneo a un blog del genere. Altrimenti restiamo nel campo delle lamentele generiche.
Suvvia: racconta tutto e sii illuminante, anche tenendo riservato il nome delle persone coinvolte.
 

RA | 21/07/2006 ore 19:55:00 | @

 

che meravigli leggerti! continua a tenere questo blog e aggiornalo spesso! Grazie
 

federica | 21/07/2006 ore 10:55:00 | @

 

Ah gli autisti... che simpatica razza... Spesso nel mio lavoro, la hostess congressuale, mi trovo gomito a gomito con gli autisti e chiaccherandoci si riesce a capire che sono anche loro essere umani e non piloti automatici con l'unico scopo nella vita di prendere più buche possibili per far dannare gli ossi sacri dei passeggeri... Comunque una delle mie esperienze con gli autisti risale a qualche anno fa, quando frequentavo il liceo e l'unico mezzo con cui mi spostavo era il motorino, anche per andare a scuola. E anche se c'erano -5 gradi andavo a scuola in motorino. Bastava che non piovesse. Quando pioveva prendevo l'autobus. E chiaramente facevo tardi e arrivavo alla fermata (a 20 m da casa mia) correndo e urlando per far fermare l'autista... Durante il quinto anno tutti gli autisti del numero 5 delle 8.05 dei giorni feriali avevano capito che quando pioveva c'ero io che come una matta sbraitavo..e quindi si fermavano sempre sotto casa mia ad aspettarmi... Non ho mai perso l'autobus... Altra curiosità... A Siena gli autobus si chiamano comunemente tram, anche se non sono veri e propri tram, ma comunissimi autobus... Secondo me il motivo è da ricondurre all'azienda di trasporti, che si chiam t.r.a.i.n e quindi gli antichi senesi che vedevano scritto TRAIN pensavano ci fosse scritto TRAM... Per chi viene a Siena: CHIEDETE SEMPRE A CHE ORE PASSA IL TRAM, ANCHE SE E' UN AUTOBUS!!!
 

garoflea | 20/07/2006 ore 19:23:00 | @

 

Caro Alajmo, avrà poi notato che sulla morte di Mino Blunda sono usciti degli articoli su "La Repubblica", "Giornale di Sicilia" e "La Sicilia" (nelle pagine trapanesi). Ben più di cinque righe. Ma, come dice lei, credo che a lui sarebbero bastate quelle cinque, iniziali righe. Blunda era nato a Trapani, la città da dove le scrivo e della cui produzione letteraria, soprattutto novecentesca, mi sono occupato a lungo. Era uno scrittore sui generis, piuttosto "antipatico", ma lo era davvero, a mio avviso. Potente non credo che sia mai stato. Di testi ne scrisse molti, due soltanto furono pubblicati: a mio modesto parere, entrami lavori superlativi. Altri sono inediti, ne ho letti tre o quattro di questi, tutti dignitosissimi. Molte altre carte forse rischiano di perdersi, adesso. Sa, Alajmo, io, per ragioni che adesso sarebbe troppo lungo spiegare, credo che Blunda meriti grande rispetto e considerazione come drammaturgo e scrittore. Grazie per essersi ricordato di lui e cordiali saluti. Salvatore Mugno
 

salvatore mugno | 20/07/2006 ore 13:58:00 | @

 

In effetti gli autisti degli autobus sono personaggi particolari. Il traffico è l'elemento filosofico che li spinge al fatalismo. Ma quello sguardo era fatalista in che senso? Diceva: stai calmo figliolo un altro autobus passerà? O magari era di rimprovero per chi aveva voluto credere nell'illusione del mezzo pubblico? Saluti
 

Roberto Puglisi | 20/07/2006 ore 00:56:00 | @

 

Caro RA,
ma a che cosa si riferiscono gli ultimi passaggi tra i commenti? Mi sembra di leggere un botta e risposta in cui mancando la "botta" finiscono per susseguirsi solo "risposte".

Se le dovesse venire un dubbio sulla mia qualifica di cretino, sappia che ho sempre primeggiato... almeno in questo.

con crescente curiosità
L.S.


               











 

Luigi Sperabene | 19/07/2006 ore 19:46:00 | @

 


Aggiungo che forse ci troviamo di fronte al famoso caso di un cretino così cretino che a una gara di cretini arriva secondo perchè è troppo cretino.
 

RA | 19/07/2006 ore 17:32:00 | @

 


Caro LS,
Il sospetto di essere il primo dei cretini mi viene spesso. Ma il riferimento è all'ultimo post mio, dedicato allo scenario dietrologico dell'arresto di Provenzano.
 

RA | 19/07/2006 ore 16:09:00 | @

 


Cara Uma,
voglio chiarire che il tour dei morti ammazzati io lo addito come un riflesso necrofilo dei palermitani. Lo osservo, mi sforzo di capirlo, ma non lo condivido affatto.
 
 

RA | 19/07/2006 ore 11:55:00 | @

 

Mi scuso forse del fraintendimento. Io pensavo avesse registrato questa necrofilia come un tratto congenito dei siciliani. Forse in questo ci siam capiti male.
Anche se, capisco, che spesso, dietro questo comportamento, ci sia sempre una forma di orgoglio, di riscatto, di dire, 'quante persone hanno cercato di fare e non sono riuscite'; dell'idea di fare rilevare, a chi viene da fuori, che certi miti di passività, sono miti culturali, e che la nostra storia é costellata di innumerevoli tentativi di uscire da certa storia, che ormai ci si appiccica addosso.
Per dire, personalmente, quel Guardrail dipinto di rosso, sull'autostrada, mi costringeva sempre a ricordare, era un simbolo utile. Posto su una strada ordinariamente percorsa, quella macchia rossa, mi sopravveniva sempre come richiamo necessario della memoria. Forse sono io la necrofila, allora, e mi scuso. A volte sento il bisogno di non dimenticare.
 

Uma | 17/07/2006 ore 11:12:00 | @

 



Cara Anita,
qui si cerca di fare il possibile, quasi a mani nude, visto che le forze avversarie dispongono di mezzi maggiori e scrupoli minori.
Rita è il miglior candidato possibile, questo è sicuro. Quel che penso sulle prossime elezioni l'ho scritto sul numero di Diario ora in edicola, tutto dedicato alla Sicilia, che consiglio a tutti.
 

RA | 16/07/2006 ore 21:26:00 | @

 

L'idea che mi sono fatto, al di là di qualsiasi valutazione specifica, è che i romanzi hanno più successo perchè ad essi il lettore medio può abbandonarsi meglio. A un romanzo si delega più facilmente un pezzo della propria vita: si decide per un mese di essere Anna Karenina e si finisce per crederci sul serio.
I racconti, viceversa, richiedono un'attenzione sempre vigile ed elastica: si entra e si esce in continuazione dalle storie. E nel frattempo, fra un racconto e l'altro, ci si ritrova nella banalità dei nostri panni.
 

RA | 16/07/2006 ore 20:53:00 | @

 

il materiale per gli aggiornamenti è abbondante, ma bisogna vedere qual è il ritmo giusto per calarlo nel magma del web. Una passata di novità è comunque in arrivo, abbi fede, Federica, abbiate fede tutti. Ammesso che "tutti" sia qualcuno.
 

RA | 16/07/2006 ore 19:35:00 | @

 

Garoflea, devi essere un ben strano personaggio. Le tue storielle mi fanno sorridere sempre.
 

RA | 16/07/2006 ore 19:34:00 | @

 

Caro Roberto, lo sguardo dell'autista possedeva piuttosto un'eco di fatalismo. Come due amanti che si baciano sul pack al disgelo, e da un momento si ritrovano su due isole di ghiaccio alla deriva, senza poter fare nulla per evitare di allontanarsi.


               











 

RA | 16/07/2006 ore 04:56:00 | @

 

D'accordo, caro Roberto. Se si farà un ricordo ufficiale di Blunda, magari a Paceco, dove visse a lungo e dove aveva alcuni amici, mi ricorderà di questa disponibilità. Il mondo degli scrittori è ben strano, come si sa: talvolta muoiono senza che gli altri se ne accorgano. C'è chi viene osannato - quasi sempre immeritatamente - fino al disgusto e chi non disdegna morire in silenzio. Blunda, comunque, forse era più dalla parte della vita che non della scrittura. Sarebbe utile, credo, un dibattito sul modus vivendi e operandi di molti nostri autori. Siciliani e non. E allora la figura di Blunda potrebbe risultare perfino emblematica. Ciao. Salvatore Mugno
 

salvatore mugno | 15/07/2006 ore 20:05:00 | @

 

Caro Salvatore, ho visto che la memoria di Mino Blunda è stata risarcita come è giusto. Se prossimamente qualcuno vorrà ricordarlo in qualche modo, mi piacerebbe saperlo e partecipare alla memoria.
 

RA | 15/07/2006 ore 12:08:00 | @

 

ma guarda che bel posto! e non me ne ero accorta prima! c'è anche una ragazza che si chiama quasi come il mio secondo scrittore preferito!
sui crocifissi... dove lavoro io a Pasqua è venuto il prete a benedire l'ufficio... è stato piuttosto imbarazzante...


               











 

Lucy Van Pelt | 15/07/2006 ore 01:56:00 | @

 

La meta turistica preferita dai senesi è Barcellona.
Ci sono più senesi sulle ramblas ad ogni stagione che contradaioli in piazza per il Palio..
 

garoflea | 14/07/2006 ore 10:50:00 | @

 

Volevo gentilmente sapere se era possibile in qualche modo inviarle in lettura via e-mail qualche proprio racconto per avere un parere critico da uno scrittore vero e capace come lei.
Spero mi risponda,
molte grazie,
Alessandro
 

Alessandro De Santis | 13/07/2006 ore 09:29:00 | @

 


Caro ADS,
io sono per mia natura curioso del mondo. Vorrrei leggere tutto quello che si pubblica e molto di quel che non si pubblica. Purtroppo c'è questa seccatura di dover morire, e il tempo non basta mai per fare tutte le cose che uno vorrebbe fare. Ci sono persone che leggono per professione: certo, bisogna pagarle. Ma leggere e avere opinioni su qualcosa che hai letto è un lavoro a tutti gli effetti. Un lavoro che io non posso fare. Scusami davvero.
 

RA | 12/07/2006 ore 12:27:00 | @

 


(Ma perchè tutti si scusano? Non c'è da scusarsi. Si discute fra persone civili, qui. Nessuno si offende)

L'operazione della doppia stele in autostrada serve paradossalmente proprio a dimenticare. Lo stato si fa carico della memoria e con la sua monumentalità esonera il singolo cittadino. E' la stessa forma di narcosi che si riscontra in tutte le cerimonie ufficiali di commemorazione.
 

RA | 12/07/2006 ore 11:10:00 | @

 

Però vedi: del re non ce ne dovrebbe fregare niente. Delle incursioni degli hakers nemmeno. Eppure è di questo che discutiamo. E' l'ammorbante fascinazione del peggio. Lo stesso meccanismo mentale che ci ipnotizza davanti al peggio del peggio della televisione. E' il fascino della studidità. Fascino eterno: quello stesso che inchiodava Flaubert ad origliare sulla corriera le chiacchiere delle comari. Come si smette?
 

RA | 12/07/2006 ore 09:40:00 | @

 

Due cose. La prima è una curiosità: perchè continuate a chiamare Re V.E. ? A parte il piccolissimo particolare che siamo in repubblica (a volte delle banane, okkei, lo ammetto. ma insomma pur sempre di repubblica si tratta), già il padre del Nostro (che se pur non era un grand'uomo era pero' una brava persona) aveva capito di che pasta era il figliolo tant'è che si porto' il sigillo reale nella tomba. Seconda cosa: avete visto la copertina del Venerdi di Repubblica di oggi? Mi sa che hanno letto questo blog ed hanno copiato da qui l'idea dello slogan per il No ;-)


               











 

Gabriella Alù | 12/07/2006 ore 00:00:00 | @

 

Dopo gli anni d'oro del romantico bombarolo che attendeva il suo momento per fare fuori il re (nessuno si ricorda di Gaetano Bresci?) adesso il regicidio è diventato una nuova forma di suicidio snob. Cos'altro aggiungere: se n'è andata un'altra fetta dell'immaginario di questa italietta umbertina e nostalgica, che anche quando si griffa o si tatua e sforacchia, resta fedele ad un ideale bigotto, banale e tanto ciarliero, da rotocalco illustrato per intenderci. Il re è vivo, il re non sta tanto bene in salute, del re non dovrebbe fregarcene poi tanto. Però dobbiamo apprezzare le novità: qualcuno sa dirmi cosa accade in casa Fini (AN)? Questa sembrerebbe essere una soap interessante: scandaletti erotici, potere, mogli esibite e poi subito fatte sparire, bracci destri... alzati, avvocati sciacalli e tante tante telefonate. Deficit o manovre correttive spericolate? Niente di tutto ciò, per quest'estate a tenere banco sotto gli ombrelloni saranno altri argomenti. Teste coronate o solo cornamunite il risultato non cambia: vogliamo il fotoromanzo!
 

raffaella C. | 11/07/2006 ore 22:02:00 | @

 

Cara Aspirante lavoratrice stabile (e cari tutti),
Io faccio un altro mestiere - l'insegnante - e da pochissimo sono diventata una lavoratrice stabile, quindi capisco benissimo cosa significhi essere aspirante..
Per quanto riguarda lauree e titoli culturali vari - per non parlare di arte, che i mecenati si sono estinti da un pezzo, e semmai si pretende che l'artista paghi chi promuove la sua arte - io ho capito una cosa: la maggior parte della gente pensa che chi legge, scrive, dipinge, si dedica insomma alle cosiddette attività intellettuali è un parassita, una cosa inutile, come diciamo noi in Sicilia. Quindi se io editore ti faccio pubblicare, io ti faccio fare una traduzione, io ti permetto di insegnare l'inglese a mio figlio che a stento parla l'italiano e via dicendo, ti faccio un favore, perché faccio esprimere il tuo estro di artista e/o intellettuale. Sotto sotto, la maggior parte delle persone ti guardano e pensano: "Ma perché non vai a lavorare?". A una mia collega un suo ex alunno, diventato pizzaiolo, ha detto: "Professorè, ma che ci ha guadagnato lei a studiare tanti anni? Io ero scecco e adesso guadagno molto più di lei!"
Ora, con tutto il rispetto per i pizzaioli come categoria e per questo ragazzo in particolare, io la pizzaiola non volevo farla (e non ne sarei neanche capace, onestamente). Nessuno andrebbe in pizzeria e, dopo aver mangiato la pizza, proporrebbe al proprietario di non pagare il conto, promettendogli pubblicità nella cerchia più o meno estesa delle proprie conoscenze, no? Il problema non è se il pizzaiolo o l'idraulico guadagnano più di me. Quella è la legge della domanda e dell'offerta..il problema è il rispetto. Offrire certi compensi o non offrirne affatto è una mancanza di rispetto. Se quello che io faccio, lo faccio bene, devi riconoscermene anche economicamente il merito; se non sono capace, è inutile che mi fai lavorare.
 

Daniela V. | 11/07/2006 ore 19:56:00 | @

 

Ho letto con attenzione i suoi post rivolti all'amico pinco palla..pur non essendo una professionista ho lavorato per un periodo per una testata nazionale con l'intento di iniziare la tanto eccitante carriera giornalistica seppur la mia laurea in discipline scientifiche non c'entrasse molto.
Ebbene si, sono una laureata a pieni voti, ho scartato la carriera di libera professionista perchè adoro leggere e scrivere e sono rimasta profondamente affascinata dalla professione che mi veniva offerta. Ho lavorato per un anno, quasi gratis, percepivo i soldi giusti giusti per le sigarette e per la benzina..mi era stato promesso un contratto date le mie "capacità"..ma regolarmente mi venivano allargate le braccia quando cercavo di ottenere una regolarizzazione della mia posizione causa mancanza di soldi...
Poi ho fatto un concorso pubblico e l'ho vinto..sono andata via..ma mi è stato più volte chiesto di continuare a collaborare, magari saltuariamente...mi veniva ripetuto..."quanto meno prendi il tesserino da pubblicista"..quando poi ho chiesto quanto avrei percepito a pezzo, ovviamente mi è stato risposto "assolutamente Gratis.."..
l'editore di tale giornale è una delle persone più ricche del settore..ma mi veniva ripetuto che la mia collaborazione portava prestigio al mio curriculum..
ripeto..non sono una professionista...ma sono una seria lavoratrice, curiosa e interessata..quando scadrà il mio contratto con l'ente per cui lavoro sarò nuovamente disoccupata...ma non capisco perchè una collaboratrice domestica o un idraulico debbano percepire più di me!
saluti e tanti complimenti per il blog e per i suoi libri
 


               











 

aspirante lavoratrice stabile | 11/07/2006 ore 13:01:00 | @

 

dove sono finuti tutti quei messaggi del ciufolo?
 

Carmelo | 11/07/2006 ore 12:27:00 | @

 

Scusate gli inconvenienti di questi ultimi giorni: a causa di problemi tecnici con lo spam i commenti al blog di Roberto Alajmo hanno subito alcune disfunzioni. Speriamo di aver risolto i problemi.
 

RAB - webmaster | 11/07/2006 ore 11:14:00 | @

 

....mmmhh chissà cosa dirà a Valeria ed i suoi amici il Roberto nazionale?
 

roberta | 11/07/2006 ore 09:07:00 | @

 

Per Natale non regalate cose stupide e inutili!! Buone feste da Valentina!!














 

garoflea | 11/07/2006 ore 08:24:00 | @

 

Caro Roberto, io sono una semisconosciuta. Nel senso che ci siamo appena presentati al Teatro Massimo, Era Giambrone, durante la conferenza stampa di Ellis Island. Io lavoravo all'ufficio marketing con la cara Giovanna Proto... Il tuo blog mi piace davvero. Raffinato, sincero, intenso come il buon vino. E anche i tuoi libri mi piacciono. Per quanto riguarda l'aggiornamento del blog.. tutto va di fretta oggi, soprattutto internet. Che ben vengano blog meditati sui quali meditare. Non si possono scrivere a comando le storie della propria vita. Prima bisogna viverle. Auguri di cuore. Sandra
 

sandra giordano | 10/07/2006 ore 22:03:00 | @

 

io non sono strana, è che mi disegnano così
 

garoflea | 10/07/2006 ore 20:13:00 | @

 

Caro Signore Alajmo,

Con mia mamma e mia zia siamo andate alla scoperta della Sicila 12 anni fà pernottando esclusivamente in agriturist (munite della guida). All'epoca non consultavamo internet. Abbiamo pernottato a Sciacca ma non alla Montagnola che ci sembrava troppo chic ma da una brava famiglia contadina che coltivava arance. Se no, con amici francesi ho rifatto un giro della Sicila (6-7 anni fà) e a Piazza Armerina abbiamo pernottato in un agriturist che mi sembrava essere emerso li grazie a fondi di provenienza più che dubbia visto la lussuosità dell'ambiente (4 campi da tennis, piscina, ristorante di 500 posti minimo e tanti bungalow persi nel verde per la vile somma di 30 euro a notte...). La sua storia è gustosissima ! Ma grazie all'agriturist abbiamo incontrato persone fantastiche comme a Pettineo (la signora Allegra) dalle parti di Cefalù.
Ho scoperto il suo blog per caso cercando il suo recapito. TV5 Monde, la televisione francofona per la quale lavoro vorrebbe contattarla nell'ambito di una trasmissione che gireremo a Palermo ad aprile. Cerchero il suo recapito tramite l'ufficio Rai di Palermo.
Cortesi saluti a tutta la famiglia !
Elena Lionnet
(franco-romana ormai stabile a Parigi)
 

Elena Lionnet | 10/07/2006 ore 18:20:00 | @

 

Salve,
mi presento: sono uno studente del corso di Lingue straniere all'Università di Palermo.
Ho appena concluso la lettura del suo libro "Palermo è una cipolla", e ne sono rimasto favorevolmente impressionato.
L'ho trovato ottimo sotto il punto di vista del linguaggio e dei contenuti, benchè, secondo il mio umile parere, potrebbe trattarsi di un'arma a doppio taglio, le spiego in che senso: è evidente dalla lettura che l'autore è una persona intelligente, che conosce la propria città perfino nei suoi eccessi e nelle peculiarità, e forse l'insistenza su alcuni aspetti della nostra pur difficile realtà potrebbe essere volutamente male interpretata da alcuni lettori, e mi riferisco in particolare a quelli prevenuti (per ragionare con parole sue, quelli che sono mossi da pregiudizi...).
Dall'altro lato, però, mi pare un'opera che varrebbe la pena far conoscere anche ad un pubblico straniero, a patto che questo non si configuri come un mero pubblico di "turisti", ma che sia dotato della vivacità intellettuale necessaria ad un certo tipo di lettura (e il suo libro, mi permetto di dire, rientra pienamente in questa categoria).
Le scrivo dunque per più di una ragione:
per ringraziarla della sua opera a nome di tutta la Città, nella speranza che la stessa si riconosca (e lo faccia anche con umiltà) in tutto ciò che lei giustamente racconta, sia in ciò che è motivo di orgoglio, sia in ciò che è motivo di orgoglio "vergognoso" (non credo infatti ci siano cose di cui realmente vergognarsi, tutto fa parte della nostra cultura e del nostro senso d'appartenenza, nel bene o nel male);
le scrivo inoltre per chiederle se non è stata già pensata una traduzione per il suo libro, dal momento che questa faciliterebbe una diffusione almeno in ambito europeo ( e mi creda, non esagero quando parlo della necessità di diffusione di un'opera come la sua, ma da giovane viaggiatore quale sono, credo che "Palermo è una cipolla" sia un libro che veramente val la pena di essere letto e conosciuto...io stesso mi sono ritrovato perfettamente in molte delle situazioni che lei racconta, delle sensazioni provate nell'associazione della Mafia alla Città, etc.);
infine, le scrivo per farle una umile richiesta, in funzione del punto precedentemente trattato: con la massima consapevolezza di non essere un traduttore di professione, mi piacerebbe che lei prendesse in considerazione l'opportunità di una traduzione del libro in spagnolo. E' un lavoro che mi piacerebbe affrontare in prima persona, e se me ne fosse data l'opportunità ne sarei strafelice, motivato soprattutto dalla volontà di far conoscere il libro all'estero.
Naturalmente, so di non fare una richiesta di poco conto, ma insisto sul fatto che mi metterei umilmente al lavoro per produrre una traduzione che "rovini" meno possibile l'originale, e naturalmente (supposta una sua reazione positiva alla mia proposta) sarebbe una traduzione che riceverebbe il suo placet prima di giungere sul mercato.
Insisto su alcuni punti: 1) ho una buona conoscenza dello spagnolo (lo studio all'università, ho vissuto sei mesi in Andalusia, ogni anno faccio almeno due viaggi di piacere in Spagna) parlato e scritto, attestata anche dal conseguimento di un certificato di spagnolo di livello avanzato (conseguito a Siviglia in seguito a corso presso l'Instituto de Idiomas); 2) la mia richiesta non ha pretese di nessun tipo, nè economiche nè di prestigio del mio nome, ma è funzionale alla volontà di cimentarmi in un lavoro che ritengo interessante, dunque, in caso di sua risposta affermativa alla mia stessa richiesta, non pretendo nessun compenso nè che il mio nome compaia come quello di traduttore ufficiale (dunque, nulla di tutto questo).
Sono soltanto uno studente, orgoglioso della propria terra e delle proprie radici (leggo moltissimo sulla Sicilia, su Palermo e sul rapporto con gli arabi in particolare) e che adora la lingua spagnola e il dialetto siciliano, in tutte le sue varianti.
Non aggiungo altro, se non la preghiera di prendere solo in considerazione quanto le chiedo e di farmi sapere sia in caso di risposta ffertmativa sia in caso contrario.
Cordialmente,
Giacomo L. Bellomare
 

Giacomo | 10/07/2006 ore 17:48:00 | @

 

Molto bella e molto vera l'idea che ci sono luoghi che per mantenere forte la loro identità devono rimanere immobili ed altri che invece devono continuamente trasformarsi.
 

Gabriella Alù | 10/07/2006 ore 07:10:00 | @

 


Ah! Non c'eravamo capiti.

 
 

RA | 10/07/2006 ore 03:27:00 | @

 



Sarebbe un'ottima scelta se fosse davvero sostenuta da un'ottima motivazione. In realtà è una manifestazione di quell'antimafia da parata che qui abbiamo imparato a riconoscere da lontano - quando vogliamo riconoscerla.
Prova ne sia il fatto che a inaugurare la doppia stele chi è venuto, a suo tempo? Lo stesso ministro che qualche mese prima aveva detto che con la mafia bisognava convivere.
 

RA | 09/07/2006 ore 23:36:00 | @

 

Mi sembra un'ottima scelta sostenuta da un'ottima motivazione.
 

Albamarina | 09/07/2006 ore 18:15:00 | @

 

voterò per Rita Borsellino e Pina Grassi. Due donne che non stanno lì ad aspettare il miracolo.
A questa frase si riferiva il mio commento, non certo al Mussi inviato celeste.
 
 

Albamarina | 09/07/2006 ore 11:35:00 | @

 

RP!
Sei il solito!
Un'altra battuta del genere e ti faccio bannare.
Ammesso che si dica così.
 

RA | 08/07/2006 ore 19:09:00 | @

 

Va bene, d'ora in poi lo chiameremo do diesis.
 

Roberto Puglisi | 08/07/2006 ore 17:42:00 | @

 

Caro Roberto, continua a scrivere racconti brevi nella tua "rubrica vera vita vissuta", mi emozionano tanto. Controllo sempre per vedere se ci sono cose nuove! Alla prossima allora.
 

cz | 08/07/2006 ore 10:25:00 | @

 

Il lavoro stabile é sì stabile, ma é gratificante?
Per avere il cossidetto lavoro stabile, cosa si deve fare?
Altra domanda. (in genere, fare la questua ai politici che promettono a molti a danno ai pochi, rischiando di diventare schiavi di un meccanismo che poco piace, per avare una stabilità ed una mansione pro-forma, come molti lavoratori stabili del pubblico).
Se non si ha un lavoro cosiddetto stabile (che é solo e solamente un lavoro impiegatizio nella PA), fai fatica. Ma come dice Cz, almeno, ti gestisti autonomamente il tuo tempo, il tuo lavoro e la tua giornata (puoi stare sveglia fino alle 5, o alzarti alle 12, ognuno avrà il suo ritmo). Esaspero la cosa.
Attività intellettuale, diceva Daniela V. non é riconosciuta. Io sto facendo la tua stessa strada, io dall'Università, titoli a tempesta e didattica per anni, ma, professore a cui non sono mai riuscita a leccare il culo. Credo nella dialettica e nello scambio di idee. La cosa all'Università non funziona così. Così, come te, in cerca della famosa stabilità, che purtroppo serve, devo finire il secondo anno alla famigerata SISSIS. Non é quello che volevo, ma é quello che mi serve a non chiedere soldi ai miei a 40 anni. E questo mi basta.
Il discorso della gavetta, va bene fino ad un certo punto, Daniela. Io all'Uni ne ho fatta tanta. Non serve. Serve se hai un certo feeeling (non sempre sessuale), ma anche di affinità con il capo di turno, o serve essere parente prossima, o imparentata con parenti prossimi. La qualità, credimi, non é un criterio di selezione adottato.
 

Uma | 08/07/2006 ore 10:24:00 | @

 


Intanto che ci riprendiamo tutti dalle vacanze, intanto che discutiamo di precarietà lavorativa ed esistenziale (con interventi al solito, molto acuti) voglio anticiparvi che si prepara una piccola sorpresa.
Prossimamente qui.
 

RA | 07/07/2006 ore 16:37:00 | @

 

Ho detto da qualche parte che il merito viene riconosciuto? Oddio, deve essere il caldo che mi fa straparlare...io volevo dire proprio che il merito non viene (quasi) mai riconosciuto...io ho fatto: laurea, concorso a cattedra, tre dico tre sissis e mi devo considerare fortunata che sono entrata di ruolo nella scuola prima di girare la boa dei 35...
Cara Cz, le donne che lavorano - precarie o meno, mamme o single, vengono sempre guardate male...a te dicono sotto sotto, ma perché non stai a casa invece di portare questo povero bimbo all'asilo, a me dicono ma perché non ti sposi e non fai un figlio, guarda che l'orologio biologico sta per suonare il gong finale e poi che fai? E quando io provo a dire che i mariti non crescono sugli alberi e che uno un figlio lo dovrebbe fare con la persona giusta e bla bla bla mi guardano - uomini e donne, ma ahimè soprattutto le donne - con una faccia a metà tra il "Poverina questa!" e il "Vuoi vedere che questa è str*?(l'asterisco me lo metto da sola). Io comunque ti dico che fai bene a lavorare, non solo perché ne hai bisogno, ma anche per tuo figlio: meglio una mamma stanca ma soddisfatta, te lo assicuro.
 

Daniela V. | 07/07/2006 ore 03:23:00 | @

 

Fino a qualche tempo fa facevo la " commessa " in una libreria: quando andavo a lasciare il mio bimbo all'asilo avevo sempre una certa fretta ( orari da rispettare ) e le persone che incontravo a scuola, al bar o quando facevo la spesa mi chiedevano sempre, ne vale la pena? Ma almeno ti pagano bene? Le donne che non hanno un posto fisso vengono viste malissimo: come se ti dicessero, guarda questa invece di stare a casa a badare la alla famiglia va a LAVORARE! Non ho mai visto chiedere a una donna,che so io che lavora in banca, ma ne vale la pena? Piuttosto senti dire: come ti sei organizzata? hai una baby sitter o porti il bambino a scuola? Solo il posto fisso é un lavoro dignitoso per una donna, tutto il resto no! Francamente mi piacerebbe essere padrona del mio tempo e non andare a lavorare ma é una cosa per ricchi non per persone normali.
 

Cz | 06/07/2006 ore 12:53:00 | @

 

...esattamente come NON deve essere la pappa omogeneizzata! Benvengano il secondo, e soprattutto il terzo!


 











 

greg | 06/07/2006 ore 00:38:00 | @

 

Grazie anche a te, MariaGiovanna,
il sospetto ce l'ho avuto anche io, tanto che l'attacco l'avevo già modificato sulla base anche di altri suggerimenti.
Adesso, nel rispetto dei tempi tecnici, è in arrivo il secondo capitolo che, vi avverto, è leggermente spiazzante. Rispetto al primo e soprattutto rispetto al terzo.
 

RA | 05/07/2006 ore 20:07:00 | @

 

Bello il tuo primo capitolo. L'unica parte che non mi convince è l'inizio, le prime dieci righe. Sembrano lì apposta per catturare brutalmente l'attenzione, che si cattura da sola quando prosegui. Sono enfatiche, appena appena un po' troppo... Perché il resto poi fila via che è una meraviglia: ironico, saltellante, qualche pugno giusto là dove serve, bellissimo stile.
Bello.
 
 

MariaGiovanna | 05/07/2006 ore 18:56:00 | @

 

In realtà è la necessità a creare l'organo, ma anche viceversa. Nel senso che da quando esiste questo blog io sento il bisogno di vedere meglio le cose, e quindi scriverne in libertà. Poi c'è da dire che gli aggiornamenti sono e saranno spesso cose vecchie, edite e inedite, che mi sembano ancora di attualità. Si accettano suggerimenti.
 

RA | 05/07/2006 ore 10:58:00 | @

 

Caro Roberto,
Ti ho scoperto per caso nella biblioteca del mio quartiere, a Firenze: ho preso in mano “Cuore di madre”, ho letto la controcopertina, le note biografiche, l’ho preso in prestito. Che bella sorpresa! Forse non sono fortunata io, ma non capita spesso di rimanere così colpiti, nel leggere un libro, dalla scrittura, dai personaggi, dalla storia.
E’ cominciata così una caccia al libro , sempre in biblioteca, degli altri tuoi libri: ho letto l’”Almanacco”, “Le scarpe di Polifemo”, “E’ stato il figlio”, “Notizie dal disastro”. E quella che era stata la prima impressione, ha trovato conferme.
La cosa che ancora non capisco è come mai, pur leggendo tutti i giorni ‘Repubblica’, non ti ho mai notato prima (forse non leggo molto attentamente le pagine della cultura…).
Bravo, davvero.
Comunque ci tengo a precisare una cosa che, spero, ti faccia piacere: i tuoi libri li ho letti prendendoli in prestito dalla biblioteca, ma dopo li ho comprati.
Luisa
 
 

Luisa | 04/07/2006 ore 13:29:00 | @

 


Cara GA,
leggevo una volta che gli squali hanno bisogno di muoversi in continuazione perchè per respirare hanno bisogno di far scorrere l'acqua attraverso le branchie.
Mettiamola così: Palermo è un pescecane.
 

RA | 02/07/2006 ore 20:10:00 | @

 

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