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Ogni tanto compro per il Kindle qualche libro quasi gratis di qualche scrittore sconosciuto. Un po’ per onorare chi si è dato la briga di scrivere un libro, un po’ per curiosità e poi penso, fiduciosa, “se gliel’hanno pubblicato....”. Ogni tanto mi va male. Stavolta mi è andata male e mi sono venuti i nervi perché l’idea che ho avuto dalla lettura di questo romanzo di un’autrice americana ( a me piacciono più gli scrittori inglesi, in genere) è che si sia voluto per forza complicare il modo di scrivere per dare al racconto un tono di intellettualità, di qualità ed invece ne è venuto fuori una polpetta indigesta.

Il personaggio narrante A ha comprato una casa e sta lì a contemplare l’edificio quasi totalmente in rovina. L’ha comprato perché ci stava B, sua amica, e perché rischiava di essere demolito. Si capisce solo a pagina 6 che B è morta. A entra nell’edificio e va subito a frugare in cucina nell’armadietto sopra il frigo dove B nascondeva le cose “ai gemelli”.... che sono? Figli, nipoti, fratelli? Boh! E poi cosa cerca A? Boh? Non si capisce in che epoca siamo, qualcosa dà l’idea di inizio ‘900, ma potrebbero essere anche gli anni ’50..... B è morta da un po’ dato che la casa è in rovina, quindi A non può essere giovanissima... Comunque, A si ricorda che un giorno guidava, finestrino aperto e capelli al vento (quindi gli anni ’50 ci stanno, ora in USA girano tutti con l’aria condizionata) e seguiva la macchina in cui c’era B con C che guidava. E C chi è ? Boh! Era una BMW.... ahi.... niente anni ’50 allora.... ma insomma, in che anni siamo? Boh. Improvvisamente, dopo una curva, la macchina di B e C sparisce (le BMW vanno veloci....)... ma sparisce dove? In un fosso, in una scarpata? Insomma, i due sono morti. Amen. E tutti (ma tutti chi?) lasciano la casa che va in rovina. E lei l’ha comprata e ne vuole fare un centro per giovani. Va beh.... Improvvisamente arriva in casa una figura d’uomo... D!! Il fratello di B... giovane e possente, appena più vecchio di A. Quindi A quanti c..... di anni potrebbe avere? Siamo a pagina 12 o giù di lì, non ho capito niente, non riesco ad inquadrare la storia e mi sento improvvisamente diffidente. Mi aspetto, riga dopo riga, qualcosa che smonti l’immagine, anche se vaga, che mi sono fatta della storia. Basta, mi sono stufata.

E, nella mia mente, la frase fiduciosa perde una s ed acquista un punto interrogativo: “.... e gliel’hanno pubblicato?”

antonia | 31/01/2016 ore 14:12:20

 

Ognuno di noi ha conosciuto sul campo persone così. Inspiegabilmente potenti.

roberto alajmo | 28/01/2016 ore 23:53:08

 

Penultim'ora (statue coperte). Il capo-cerimoniale del Quirinale non spiccica neanche una parola di inglese. Che c'entra? C'entra eccome. Una (sì, è una donna) che non capisce neanche che per il suo ruolo dovrebbe almeno parlare, ok, parlicchiare, la lingua straniera più usata nel mondo probabilmente ha un cervello da cocuzza. Ed un'apertura mentale equivalente.

antonia | 28/01/2016 ore 10:10:47

 

La signorina Marina, imbarazzata, vi ringrazia molto.

Super-Ego | 13/01/2016 ore 18:28:31

 

Concordo con il padrone di casa, signora Marina.

Antonio | 13/01/2016 ore 17:52:17

 

La comica dovevo fare!
Sbaglio sempre tempi e modalità: invece di rincorrere corsi di scrittura creativa, dovevo continuare con gli spettacolini comici in parrocchia, diventare famosa e poi, casomai, scrivere un libro, come fanno tutti.
Ecco.
E magari finire da Fazio...

Marina | 13/01/2016 ore 11:43:22

 

Mi diverte sempre molto leggerti, Marina.
Dovresti fare questo.

roberto alajmo | 13/01/2016 ore 10:49:42

 

Ah! I cimiteri.
Luoghi di morte. Film horror. Fuochi Fatui.
Mai visti fuochi fatui in vita mia.
Al liceo capitava a volte che una mia compagna di classe mi desse un passaggio col motorino per portarmi a casa ma prima faceva tappa al cimitero.
No, non entrava. Si fermava ai cassonetti all'entrata per prendere i fiori, quelli meno avvizziti, di quelli che avevano ancora la possibilità di fare degna figura. Li prendeva per sua nonna.
No, non era al cimitero sua nonna; era a casa che le stava preparando il pranzo.
Ho trovato il gesto veramente geniale anche se a 17 anni resti basito davanti a tanta genialità perché è troppa e non la sai gestire.
A me, i cimiteri, piacciono e mi mettono pace e serenità.
Credo sia questione d'abitudine.
Mia zia Ninfa mi portava spesso con sé al cimitero di Scicli e siccome il cimitero di Scicli è monumentale, era come andare a visitare un altro paese barocco di provincia, con tutte le viuzze, i palazzi e le persone che ci vivono dentro e che non escono mai ma stanno affacciate a finestrine ovali e hanno i fiori al balcone o nel giardinetto sul davanti.
Vivono tutti insieme in pace anche se a volte è un po' monotono perché non succede niente di vivace.
Lo scorso dicembre sono tornata a Scicli e, dopo anni e anni, ho fatto un giro turistico al cimitero, così, per vedere un po' di vecchie foto e vecchie lapidi, palazzi e tombe, e avere così la scusa di ricercare i miei familiari.
Ero con un'amica.
-Questo si chiama così- Questo è morto cent'anni fa- Questo era in guerra-Guarda questo: è tutto franato!-I miei nonni dovrebbero essere laggiù, se non ricordo male-
-Sampieri? Cazzo di nome è Sampieri?- fa lei.
-Sampieri è una frazione di Scicli. Sarà il cognome-
-Sì, e si chiama Sbarco di nome?-
-Come Sbarco?-
-Sbarco Sampieri-
-Ahahahaha, che cazzo di nome assurdo. Certo ce n'è di gente fuori per i nomi-

Il cimitero di Scicli è così vecchio che alcuni palazzi stanno crollando. Ce ne sono alcuni in marmo, in stile fascio fascissimo, decisamente imponenti e sfacciatamente tronfi. Però son belli lo stesso, nonostante il fascismo. Tutto il resto è barocco o similare.
E girando e girando ecco mio nonno Marano, nella casetta Marano e poi anche mio nonno Carrabba con nonna e zia Ninfa, nei posti distinti, qualche viuzza più su.
Ho messo i fiori a tutti, di quelli che sembrano finti, tipo carta colorata, così durano più a lungo.
Chissà chi li andrà a trovare prima che ritorno; vivrei a Scicli anche solo per portare i fiori a mia zia.
Poi ho fatto una foto, al condominio dove era sistemata la zia, e i nonni, una sotto l'altro.
La zia Ninfa aveva pronto il posto da sempre, credo, forse c'era nata con il posto al cimitero, perché ne ha sempre parlato fin da quando ero bambina.
-Quannu muoru, chistu u lassu attia-
-E quando muori, zia?-
-Quannu vo u Signure-
Sempre, sempre la morte in bocca avevano, lei e mia mamma: -quannu muoru,...- Programmavano il futuro così.
Io non sono molto diversa. La morte fa parte della vita e bisogna che ci si abitui fin da piccoli e con i cimiteri bisogna prenderci una certa confidenza: sarà il tuo paese per sempre.
Vorrei essere seppellita in un piccolo cimitero di paese. Beh, non in Molise: mi è un po' distante.
Niente cremazione, cassa di legno chiaro e via. Terra, fiori e vermi compresi. Che si sappia.

Quando siamo uscite dal cimitero di Scicli abbiamo trovato un altro Sbarco Sampieri. Parente dell'altro?
Non credevo fosse così usato il nome Sbarco. Ma forse è Sampieri il nome.
Non conosco nessuno che si chiami così.
Senza foto: entrambi i sig. Sbarco erano senza foto.
-Ma qui un altro ancora!-
Ma che caz...
Un fazzoletto di terra di povere croci senza foto, tutte con la stessa scritta:
-SBARCO SAMPIERI- con più date. E' accaduto più di una volta, quindi, non ricordavo.
Ci siamo guardate con desolazione, e anche un po' di vergogna per non aver colto subito il senso.
Siamo rimaste in silenzio.
Il cimitero si era trasformato in cimitero vero.
I fiori. I fiori c'erano. Pochi, ma qualcuno deve aver provato ancora compassione per quei corpi anche dopo anni.
Non si lascia mai, mai, una tomba senza fiori: è la regola per chi va in visita al cimitero.

Marina | 12/01/2016 ore 17:16:50

 

Però a me i cimiteri italiani mettono tristezza. Troppo marmo, freddezza. E poi ci sono le foto! Quelle sfuocate sono terribili. Soprattutto quelle dei bambini. E poi c'è puzza di fiori morti. Ti danno proprio un senso di fine

antonia | 12/01/2016 ore 15:12:50

 

Anche io sono un grande passeggiatore di cimiteri, cara Antonia.
Forse perché ad ogni tomba si rafforza in me la convinzione che Marcel Duchamp si face incidere sulla lapide: "A morire sono sempre gli altri".

roberto alajmo | 12/01/2016 ore 13:02:23

 

Penultim'ora (da "Tempo niente")

Non so se ho già scritto qui sui cimiteri tedeschi.
In Ottobre sono stata "in ritiro" col coro in un paesino ai piedi delle Alpi, in Baviera. Vicino all'Accademia in cui studiavamo-alloggiavamo c'era una chiesa con accanto il suo cimitero. Niente edifici, solo tanti piccoli giardinetti con una pietra o una piccola lapide o una croce con su il nome del-dei defunti (sì, c'erano anche giardinetti di famiglia). Niente foto. Invece tante "definizioni": per esempio, Otto mayer, falegname o Franz Winkler, infermiere, ecc. Ogni giardinetto aveva le sue piante vere, niente fiori finti. Ognuno aveva i suoi colori, alcuni avevano anche ricostruzioni di villaggi, fatte con le casette che si usano per i modellini dei treni. Ed ognuno aveva un piccolo recipiente, con coperchio o no, di pietra, di vetro, di legno con dentro un po' d'acqua benedetta ed un ramoscello di pino o di altra pianta. Così i passanti, i famigliari, potevano loro stessi benedire il defunto. Una cosa che mi aveva impressionato molto era il numero di giovani morti nel 1944. Una famiglia ne contava addirittura tre.
Non era un posto triste. Era un posto in cui era bello passeggiare.

antonia | 12/01/2016 ore 11:48:04

 

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