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Infatti Rosi: qui non si chiedono pene esemplari. Si chiedono pene certe. Fra ergastolo ed assoluzione esistono sanzioni intermedie che possono aiutare sia il ragazzo a redimersi che noi a uscire da casa senza finire in coma. Solo in un paese che ha smarrito il senso delle cose una ovvietà del genere viene persa di vista.

roberto | 06/11/2019 ore 10:00:54 | @

 

Non conosco l'uomo meraviglioso in gravi condizioni e mi dispiace moltissimo per ciò che gli è accaduto. Non conosco il ragazzo che ha commesso l' irresponsabile gesto che tanto male ha causato. Spero che l'uomo guarisca prontamente e che la sua amorevole famiglia riesca a superare con la sua ripresa, la frattura dolorosa che si è aperta nelle loro vite. Un uomo incontra un giovane durante un giorno sereno e nelle nostre vite partecipi di cittadini umanamente preoccupati per le aggressioni che continuano mentre ne siamo coinvolti e ci sentiamo accanto a chi soffre ingiustamente o comunque è ferito a causa di errori assurdi e imperdonabili. E tuttavia, leggendo l'articolo (non questo che condivido adesso) mi veniva quel pensiero cristiano del 'nessuno tocchi Caino' perché mi preoccuperebbe piu' in questo momento che la violenza che purtroppo c'è stata, (e sappiamo bene quanto si vorrebbe poter tornare indietro per rimettere il mondo dell'uomo e dell'aggressore in una condizione di pace serena del nulla accaduto), venga alimentata dalla violenza espressiva dei social che si fa verso forte di rabbia e di condanna per comminare duramente pene e giudizi su chi ha un comportamento che la legge giudicherà per come le compete. Ecco, in questo spazio io leggendo l'articolo mi dispiacevo moltissimo per l'uomo e poi leggendo l'età dell'aggressore mi sono anche detta dispiaciutissima: ma è un ragazzo! E avrei voluto, e lo scrivo per chi sta commentando (in altre bacheche che scorrono sulla home, cose del tipo: chiudetelo dentro in prigione e buttate la chiave!) che é un ragazzo, un ragazzo, un ragazzo, un ragazzo, un ragazzo, un ragazzo di diciannove anni, diciannove anni, diciannove, diciannove. Diciannove anni pienamente e legalmente responsabili considerata la maggiore età compiuta dei diciotto anni (perdonate le ripetizioni che sono scritte qui nel mio spazio ma ora insisto per chi legga e rifletta in quest'ora così in anticipo del mattino) e mi dico ancora: diciannove...diciannove per tutta la responsabilità critica della visione da adulto che quel ragazzo forse non per tutto è, con tutti i condizionamenti della donna che suona il clacson accanto a lui perché non si può attraversare velocemente e svanire da una piazza a causa di un motore lasciato abbandonato in un contesto che è meravigliosamente bello e dunque pedonabile. E lui, un ragazzo, che reagisce. Ed è un ragazzo cresciuto in questo luogo che chiamiamo città : cresciuto tra le stesse esperienze di questo altro luogo che chiamiamo citta' che si dispera perché ricerca la bellezza dei suoi spazi. Un ragazzo con il suo corpo e la sua mente da ragazzo di quei soli diciannove anni possibili che difendono le ragioni di una donna forse più adulta o più giovane (chissà?) che suona il clacson perché non può attraversare una piazza. Ed è un ragazzo di una famiglia di un luogo città-quartiere di cui forse chi vi ha abitato da sempre, adesso apprezza il nuovo cambiamento e ne gode, o relativamente ne gode, oppure sopporta e non riesce ad accettarne bene tutte le limitazioni. Forse si potrebbe spostare un po' il punto di vista: ci si potrebbe chiedere perché un ragazzo non riesce a farle proprie queste aree pedonali che stanno modificando la città, perché non riesca ad accettare che si debba cambiare strada per tornare a casa o per uscire dalla propria casa. Quali problemi ha. Ci si potrebbe chiedere un po' tutti perché un ragazzo di diciannove anni cresciuto in questo luogo citta' non riesce a farsi portavoce di alternative valide anche per lui nella sua città che cresce avanti e un po' 'lateralmente', col senso che da una parte gioisce, o che si adatta, che accetta o mal sopporta costrizioni e che reagisce così. E forse prima di scrivere una condanna sui commenti (verrebbero sempre un po' facili) ci dovremmo chiedere che cosa si potrebbe e si puo' dire tra un uomo e un ragazzo quando i tempi sono formati nel mondo dei social e che il cambiamento semplicemente amabile per chi è più maturo nel pensiero aperto alle esperienze delle gratificazioni reali della vita e che sa farsi benessere non è per tutti. E molto e più difficile da accettare in chi è rimasto indietro nel chiuso limite delle altre esistenze. E ora di questa cattiva azione che coinvolge un ragazzo, un ragazzo diciannovenne che, sembra, già stato soggetto a questo una volta e che cammina con una lente che gli mostra solo una parte sua della storia di una città che in pochi anni è cambiata. Una citta' diventata la grande meravigliosa macchina caleidoscopica dei colori e suoni diversi ma che è pur sempre uguale come un grande motore che ha 'due pistoni' marcianti di cui alternativamente, appena un pistone del suo motore va avanti, ce n'è uno che subito si sposta lateralmente. E se (come sempre) dei due pistoni di questa macchina che e' il nostro luogo-città, uno trascina la marcia e uno si blocca perché non capisce il problema o i bisogni dell'altro ingranaggio, il problema è di tutti. Perché, forse, dove la comprensione di ciò che accade stenta ad arrivare, se un ragazzo cresce nel mondo che reagisce picchiando un altro mondo che non sente suo...che invece dovrebbe esserlo suo, perché parte di una stessa città che adesso si dice che vuole cambiare se stessa... allora si è in una città che ci prova, ma non risana, se non ricostruisce ponti di sostegno e di reciprocità tra i suoi due stessi mondi e volti opposti di una uguale realtà da sempre. Quei due volti di una origine antica che si è sdoppiata senza mai riuscire a integrarsi l'una nell'altra. E il ragazzo (e qualunque ragazzo come lui) con i suoi ormoni reattivi, le sue pulsioni dell'età, e con tutto il mondo che lo ha cresciuto fino qua e che noi non conosciamo, sarà sempre in torto, non sarà recuperabile dopo essere stato giudicato dalla legge. Perché per quanto dal suo punto di vista tutto cio' che gli accade sia ingiusto e difficile, per ciò che ha subito e commesso, se nessuno lo prende per mano, lui che é in formazione attraverso le sue esperienze che vive, non cambierà. E forse questa città non cambierà e resterà sempre diametralmente opposta in tutte quelle cose in cui si può ancora provare e tentare di essere nuovi per avvicinare la parte dell'uno e dell'altro a un qualcosa di condivisibile. Significherebbe che se non si prova a dare comprensione e dialogo si percorrerà ancora di più quel sentiero laterale che spinge a non amare l'altro prima del tempo della trincea. E che chiunque abbia voglia in quel momento di fermare chiunque arrivi e turbi un equilibrio suonando con insistenza un clacson in una piazza, senza comprendere che 'in un luogo città in formazione' come Palermo, ciò che per l'uno è armonia di sviluppo e civiltà, e per l'altro è ancora non riuscire a passare, non si va molto avanti oltre la trincea. Scrivere su un blog forse serve e forse no ma scrivere anche queste cose per chi legge può far bene? Se oggi potessi scriverne su un quotidiano direi Palermo amati, apri gli occhi, tendi la mano a te stessa, ascolta i tuoi ragazzi, le tue mamme, ascolta un tuo figlio adottivo che viene dalla Germania e un tuo figlio che vive qua e lascia che si guardino negli occhi dandosi reciprocamente qualcosa di buono prima che si apra la trincea che nega e rimuove e scatena la stessa realtà che ti appartiene da sempre. Per vedere Palermo che cresce più bella che mai sia stata, che volge gli occhi lontana da ciò che è ancora ovunque nel suo centro profondo che forse potrebbe aiutare a cambiare ci vorrebbero esempi di parole giuste. Perche' penso, che se non si osserva senza ascolto e amore di dialogo vero per tutto ciò in cui si è davvero diversi e che si vorrebbe armonizzare accanto, non si incontra la parte migliore dell'altro ed è difficile andare per lungo tempo da qualche parte. E che se 'Palermo che cambia' non raccoglie e ascolta un suo stesso ritmo interno che si scatena in un ragazzo, allora quel ragazzo lo prenderà per mano qualcos'altro.

Rosi Lesto

rosi | 06/11/2019 ore 09:10:23 | @

 

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