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grazie per le belle parole su mino blunda
 

renato alongi / trapani | 30/06/2006 ore 06:52:00 | @

 

Condivido pienamente quanto detto a proposito delle steli commemorative sull'autostrada...brutte, pompose, dimenticate e dimenticabili. Il contrario di quello che ho visto l'estate scorsa a Berlino, dove in Bebel Platz, la piazza dove i nazisti hanno bruciato i libri sgraditi al regime, c'è un quadratino di vetro a terra che ti devi andare a cercare e sotto, commovente e indelebile nella memoria, una libreria senza libri.
A parte ciò, Rita presidente.


               











 

Daniela V. | 30/06/2006 ore 00:42:00 | @

 

Proprio così, Daniela.
E' scientificamente appurato che per mantenere la memoria devi tenerla in esercizio. La memoria non è la pappa omogeneizzata che è diventata ogni ricorrenza del 23 maggio. La memoria è una bistecca che bisogna avere la pazienza di masticare.
 

RA | 29/06/2006 ore 19:58:00 | @

 

Sì, si dice così. Io banno, tu banni... Diverso dal vuccirioto io (a)bbannio etc etc etc (possimo chiamarlo pure Mi cantino, vista la sua propensione poco REgale al chiacchiericcio)
 

Roberto | 29/06/2006 ore 12:14:00 | @

 

Dopo aver letto il tuo nuovo repertorio dei pazzi, preceduto da è stato il figlio, e dopo aver finito di leggere anche palermo è una cipolla, non posso che confermare le parole che ti dissi la sera del 19 luglio a Messina all'inaugurazione della nuova libreria mondadori: mi hai fatto sentire di essere ritornato a casa.
Ti ricordi di me? Sono il ragazzo che con modi da energumeno per il troppo entusiasmo, mentre stavi gustando (o cercavi di gustare, se gusto vi fosse) un dolcetto di striminzita pasticceria messinese, quasi ti ha assalito con gli occhi che brillavano per ringraziarti di aver scritto cose in modo tale da trasmettermi la sensazione di essere finalmente ritornato nella città delle mie origini, e che vide la mia nascita 33 anni fa.
Il mio rapporto con la Città è sempre stato burrascoso, pieno di alti e bassi come nella più appassionante storia d'amore che si rispetti, non dovuta all'amore-odio tipico dei palermitani che, oltre ad esserci nati, ci vivono, ma dal sentimento trasmessomi da mia madre, palermitana, "costretta" a lasciare palermo subito dopo la mia nascita. Il mio rapporto d'amore con la Città sembrava essersi irrimediabilmente rotto tre anni fa, con la morte di mia madre, o forse si era già rotto sei anni prima, con la morte di mio zio, fratello di mia madre che invece fino alla fine non si è mai mosso da palermo.
Forse il rapporto con la città si era rotto quindici anni fa, adesso mi è impossibile ricordare quando, non basterebbe lo spazio.
Il sentimento di amore profondo di un palermitano trapiantato ma sempre legato alle proprie origini sembra essere riaffiorato all'inizio di giugno di quest'anno, dopo aver fatto da guida a Maria (calabrese) alla scoperta dei tesori più o meno nascosti di cui la Madre Città è piena. Questa cosa mi ha preso alla sprovvista, non me l'aspettavo, ed al ritorno nella mia città d'adozione (messina) era già forte il senso di vuoto che mi attanagliava, come quello che si prova quando ti allontani da qualcuno a cui tieni molto.
Per combattere il forte e quasi inspiegabile senso di malessere, mi ritrovai per caso in una libreria a sfogliare il tuo nuovo repertorio dei pazzi. Lo acquistai subito. Dopodichè, ho divorato è stato il figlio, prima di passare a palermo è una cipolla.
Grazie alle tue parole, il senso di lontananza si è attenuato, anzi, leggendoti è proprio come essere di nuovo a casa, come sentire di trovarsi in un altro luogo soltanto con la parte alta e visibile del corpo, ma sapendo che i miei piedi, le mie radici, sono ancora irrimediabilmente piantati nella città della mia nascita, la Madre Città appunto.
La storia di questo rapporto e questa lontananza (forzata) dalla Città forse merita di essere raccontata, e forse sarà fatto proprio in questo spazio, sapendo che probabilmente verrà letta da chi, come te, soltanto è in grado di capire cosa c'è nell'animo di palermitano che, pur trapiantato subito dopo la nascita, sempre palemmitanu reista.
Grazie ancora. Ciao. Gregorio.
 

greg | 29/06/2006 ore 03:07:00 | @

 

Cara Daniela io comunque sono contenta di lavorare, non solo per il lato economico (certo é sempre importante) ma anche per una gratificazione personale diciamo così. Tempo fa ho avuto dei problemi di salute che mi hanno portato a stare a riposo a casa: stavo diventando pazza, non riuscivo nemmeno a leggermi il giornale, ero abbrutita. Adesso non sono più commessa,sono passata dall'altra parte, ho un'attività tutta mia, devo dire le persone mi vedono con occhi differenti: certo lei é coraggiosa, ma come fa? La casa, i figli, il lavoro:tutto é abbastanza impegnativo,le responsabilità e i pensieri si sono moltiplicati. Certo rimettersi in discussione, cambiare quando l'orologio biologico sta per suonare non é facile( non avevo altra scelta). Sono soddisfatta e molto stanca ma va bene così.
 

Cz | 28/06/2006 ore 17:51:00 | @

 

il tuo libro "sarà"...scusa ma scrivo di fretta.

Claudio


               











 

Claudio La Barbera | 28/06/2006 ore 16:43:00 | @

 

Caro Roberto Alajmo,

il tuo libro sarò il mio compagno di viaggio nel mio rientro palermitano di questa sera, nella speranza che i capitoli successivi smussino le spigolature dei primi tre.

Aspetto con ansia la risposta alle mie domande...o nel tuo blog o nella mia mail.

Ringraziandati per l'attenzione e sempre in attesa di risposta ti porgo i miei + distinti saluti,

Claudio
 

Claudio La Barbera | 27/06/2006 ore 07:44:00 | @

 


Caro CLB,
risponderò volentieri alle tue domande.
Ma se intanto finissi di leggere il libro, visto che ci sei?
 

RA | 26/06/2006 ore 20:29:00 | @

 

Caro Roberto ben tornato dalle vacanze.
 

Cz | 25/06/2006 ore 00:20:00 | @

 

Roberto,
avanti iersera, Graziana ed io abbiamo affrontato la perigliosa tratta Catania-Taormina per vedere ed ascoltare i tuoi “pazzi”. Negli ultimi anni ti ho letto spesso, con soddisfazione e apprezzamento: avevo curiosità di vederti sulla scena. Ma quanto infingarda è Taormina! Una volta raggiunta, non c’è modo di liberarsi dell’auto: tutti i parcheggi completi, i rarissimi posti riservati ai residenti, tutti a rischio inganasciamento. Dopo oltre un’ora di giri e rigiri, senza spiragli né prospettive, abbiamo desistito. Peccato. L’occasione, però, mi conduce ad un impegno: la prossima volta che verrò a Palermo mi riprometto di cercarti: perché non fai lo stesso se ti trovi da questa parte dell’Isola? 347 1865573 il mio recapito: mi invii il tuo? Ho piacere a rinnovare una cordialità che, per me, non si è mai sopita.
Un caloroso -e come potrebbe essere altrimenti con quest’afa?- abbraccio.
Nino Romeo
 
 

Nino Romeo | 24/06/2006 ore 20:15:00 | @

 

Caro Roberto Alajmo,

chi scrive fa parte della categoria di coloro che hanno lasciato la CITTA' ma che nutrono nel proprio cuore la voglia (forse segreta) di tornare.

Come persona matura e razionale (perdoni la modestia) colgo i lati positivi e negativi che questa grande cipolla offre ed imparo ad amarli o a combatterli.

Ma se fossi il turista che, spiando dalla finestra di una camera di hotel, magari al centro storico e nell'ora di punta, dovesse decidere sul da farsi, dopo aver letto i primi tre capitoli del suo libro forse sceglierei tra lo scappare o il sucidio.

La prego di non interpretare il mio messaggio come un attacco, ma vorrei una risposta ai tanti interrogative che in una trentina di pagine di lettura mi hanno assalito:

terminando il libro il turista chiederà asilo politico nella stanza d'hotel o avrà desiderio di scoprire la città?

Perchè iniziare un'opera con un attacco massiccio?

Lei, a quale categoria di siciliani appartiene?

Complimentandomi con lei per lo stile gradevole con il quale scrive e in attesa di una sua risposta, le porgo i miei più affettuosi saluti.

Claudio
 

Claudio La Barbera | 24/06/2006 ore 11:22:00 | @

 

Nervi saldi, Alfio. Ricordiamoci che in Italia la scelta è fra orribile e miserrimo. Come diceva Woody Allen: orribile è quando sei storpio, o cieco. Miserrimi sono tutti gli altri casi. Quindi dobbiamo essere contenti di essere solo miserrimi.
 

RA | 23/06/2006 ore 20:00:00 | @

 

satamattina ho letto una dichiarazione di uno dei nostri neoministri sull'ammissibiità delle prove ottenute da registrazioni private: secondo lui dovremmo attestarci al sistema americano... per la garanzia dei nostri diritti.
Non importerebbe affatto svelare gli illeciti (anche gravi), ma solo garantire l'impunità di chi ha modo di cavarsela sempre e in ogni caso. Io sarei da sempre garantista... ma negli ultimi tempi ingoio amaro, sempre più amaro.
 

Alfio C. | 23/06/2006 ore 13:23:00 | @

 

ma è proprio necessario leggere Nick Hornby?
Non amo particolarmente la letteratura anglosassone, forse perchè ne ho una buona conoscenza professionale. Un po' come l'aids : se la conosci, la eviti. Soprattutto i londraioli (ogni tanto un neologismo sarà anche il caso di lanciarlo. Londaioli = Londinesi modaioli). Insomma tra un libro di Ghosh e uno spot di McIwan confesso di scegliere il primo. La narrativa ha questo di bello: la narrazione e anche un oggetto del quale narrare e una storia da inventarsi. Se non tanto vale un reality. O no?
 

maria | 23/06/2006 ore 11:10:00 | @

 

V.E. é un re cresciuto come come re, ma mai stato re. Un re orfano di un regno poi scomparso.
E' un relitto della storia.
Ma ci son persone cresciute ed educate familiarmente nell'idea di un ruolo, che non avranno più, e che rimangono virtualmente convinti , invece, che gli sia dovuto e che si sia stato sottratto.
V.E. Emanuele in uno Stato repupplicano é un cittadino qualunque, con il peso della storia, personale, di famiglia, delle illusioni, delle aspirazioni mai realizzate, né realizzabili ormai, che si porta addosso per tradizione storica e familiare.
A questo punto da una parte si potrebbe dire, grazie di esserci salvati con la Repupplica, da un monarca inattenditibile, dall'altra parte, mi spiace per la vicenda umana di un uomo nato re, e finito uomo qualunque.
 

Uma | 21/06/2006 ore 05:30:00 | @

 

Credo che Roberto é amato quanto odiato dai palermitani ma quello che importa é che se la sua scrittura ti piace entra dentro e non te la dimentichi più, te la porti dietro per sempre.Ci pensi e ripensi acquistando tutto quello che ha scritto e aspetti che scriva altro per acoltare .questa città: sembra che soltanto lui gli abbia dato una voce. Sono contenta che anche Greg o Gregorio la senta! Da lontano.


               











 

cz | 20/06/2006 ore 23:41:00 | @

 

scusa se insisto: forse non ho capito bene... ma tra gli stati "miserrimo" e "orribile" non c'è anche il "miser-a-bile"? E' lo stato in cui mi sembra sguazziamo un po' troppo compiaciuti.
 

Alfio C. | 20/06/2006 ore 21:25:00 | @

 

Avete cancellato il mio messaggio. Caro Roberto, è questione di tempo, lo farò prima o poi. Ciao a tutti.
 

Cz | 20/06/2006 ore 16:22:00 | @

 

PAPPA OMOGENEIZZATA:
prodotto cartaceo destinato specialmente al consumo e alla lettura infantile e confezionato in copertina sterile di colore blu-sellerio, di consistenza omogenea e di facile assimilabilità, ottenuto dalla riduzione in particelle o granuli molto fini di tre diversi romanzi di SANTO PIAZZESE: I delitti di via Medina-Sidonia, Il soffio della valanga, La doppia vita di M. Laurent.
Le pappe omogeneizzate di SANTO PIAZZESE si utilizzano generalmente dopo aver letto il 4° e il 6°-7° libro di Roberto Alajmo. In seguito è opportuno tornare urgentemente alla lettura di un'opera di ROBERTO ALAJMO, poiché continuando a usare le pappe omogeneizzate di Piazzese, come altre, si impedisce al cervello del lettore di adattarsi per tempo a quello che sarà il suo futuro tipo di gusti letterari decenti.

Hai capito Roberto? SBRIGATI A PUBBLICARE QUALCOSA DI NUOVO PERCHE' NON SI PUO' ANDARE AVANTI COSI'!!!
 


               











 

greg | 20/06/2006 ore 09:09:00 | @

 

Ciao Roberto, scusami se ti do del tu, ma ormai sei diventato un mio amico... come se ti conoscessi da sempre. Leggo sempre con piacere i tuoi libri. Proprio oggi, giorno di Santo Stefano, ho letto "Palermo è una cipolla". Fantastico... credo che dovrà comprarne non so quante copie per regalarle agli amici più intimi che vivono fuori sicilia e che ad oggi non sono mai venuti nella Città. Ho trovato quasi per caso il tuo blog. Fantastico! Pensavo che ci fosse l'indirizzo di posta elettronica tua... ma sembra di no. Se non ti chiedo troppo, mi piacerebbe poterti scrivere un'email, dove ti dovrei chiedere alcune cose. Complimenti e grazie per i tuoi "capolavori" Antonio
 

Antonio | 19/06/2006 ore 06:25:00 | @

 

Dalla parte degli infedeli, il pezzo che hai scritto per il programma di sala dell'opera in scena al Teatro Massimo Il ratto dal serraglio ...è a dir poco esilarante. Scusa se attraverso il tuo blog ho anche pubblicizzato i prodotti editoriali del teatro dove lavoro alla promozione ma non potevo resistere all'idea di dire pubblicamente che hai scritto un pezzo delizioso, leggero quanto basta ma ricco di quel senso del teatro che pochi conoscono.
 

giovanna Proto | 18/06/2006 ore 21:34:00 | @

 

salve, io sono Lorenzo Bertuglia.
studio qui a palermo e mi sto laureando in scienze e tecnologie dello spettacolo.
da poco ho finito di leggere il suo libro "nuovo repertorio dei pazzi di palermo", leggendolo pensavo che le cose che avevo davanti agli occhi non potessero essere vere, erano cose da pazzi,cose che si vedono solo al cinema, pensavo, ma un giro in centro a palermo e un'osservazione maggiore dei miei concittadini mi ha fatto capire che tutto si puo aspettare da loro. io li considero ottimi attori di se stessi.

ma non è di questo che voglio parlarle.

come le dicevo mi sto per laureare.
la mia tesi è una ricostruzione delle sale cinematografiche di palermo, una sessione di questa tesi è costituita dagli usi e costumi all'interno delle sale.

per questa ricostruzione, assai difficile, chiedo il suo aiuto, se lei fosse disponibile a darmelo e se fosse a conoscenza di qualcosa inerente.
infatti per portare aventi questa sessione ho bisogno di gente che conosca e ami palermo e la sua gente e chi meglio di lei?

ritornando al libro sui pazzi di palermo, la storia che piu mi ha colpito tra tutte è quella di Ferdinando principe di Pandolfina che decise di fare il viaggio a Gerusalemme (pag. 97)
con un gruppo di amici ne ho scritto una sceneggiatura per la realizzazione di un cortometraggio, mi piacerebbe sottoporgliela.

aspetto sue notizie sperando di non averla disturbata e confidando in una sua risposta.

io sono Lorenzo Bertuglia, il mio numero di telefono è 3492198149
grazie infinite comunque
 
 

lorenzo bertuglia | 14/06/2006 ore 17:22:00 | @

 

Chissà se zia Clotilde troverà posto tra i Pazzi. La chiamavano the "highlander". Lei stessa era convinta di essere immortale e spiegava il motivo: "Quando mia sorella morì, io per disperazione mi lanciai nella sua bara ancora vuota gridando: vogghiu moriri io! Capisci. La morte mi vitti nella bara, crede ca sugnu morta, non mi cerca più". Cominciavo a crederci anche io, quando seppi che zia Clotilde era morta come tutti e aveva ricevuto finalmente una bara tutta sua. Alla tenera età di centosette anni.
 

Roberto Puglisi | 14/06/2006 ore 10:03:00 | @

 



E non solo: l'altra cosa bella della letteratura è che ognuno la pensa come gli pare.
 

RA | 14/06/2006 ore 08:43:00 | @

 

(A costo di sfiorare il chissenefrega, vorrei dichiarare che ai commenti puramente elogiativi mi limito a rispondere privatamente. Non che non facciano piacere: ma meglio evitare il culto della personalità.
Già che ci sono, vorrei far notare che la maggior parte dei commenti riguarda la sezione Palermo. E’ incredibile constatare come, seppure in maniera problematica, non si possa fare a meno di amare questa città. Succede, di innamorarsi di una canaglia. La famiglia è contraria, gli amici sono contrari: ma non si può fare a meno di amarla. Basta sapere con chi si ha a che fare, e sperare che gli eventuali figli non prendano da lui, o lei.)
 
 

RA | 13/06/2006 ore 11:23:00 | @

 



E' vero che a un certo punto scatta una specie di simpatia solidale col sovrano in disgrazia. Da Macbeth in poi, non importano le nefandezze di cui si è macchiato. Il re ci rappresenta e noi ci identifichiamo in lui.
Tuttavia questo VE non possiede la grandezza di un Macbeth. Per cui un velo di oblio sulla sua figura sarebbe auspicabile. In alternativa a una scarica di calci nel sedere, nel caso che risultasse penalmente responsabile.
 

RA | 13/06/2006 ore 10:11:00 | @

 

Dico sempre che Roberto Alajmo è uno dei miei scrittori preferiti ma viva Santo Piazzese e tutti gli altri scrittori palermitani,Domenico Conoscenti, la stanza dei lumini rossi. Daniela Gambino Bukowski e babbaluci.... e tanti altri.Mi dispiace Greg ma per Piazzese non sono d'accordo con te.
 

cz | 13/06/2006 ore 02:00:0 | @

 

Santo Piazzese, che sempre sia lodato, abbi misericordia di noi. E soprattutto ricordati che io non c'entro.
Quanto ai miei nuovi libri, se può interessare: un piccolo repertorio, una cosuzza è in uscita a ottobre, mentre è quasi pronto il nuovo romanzo.
 

RA | 13/06/2006 ore 01:16:00 | @

 

Anche io vado ogni giorno a lavoro con l'autobus, lascio a casa l'auto e utilizzo il mezzo pubblico per tante ragioni, il traffico, il parcheggio e anche per il costo della benzina e poi nel tragitto posso anche leggere. Prima di tutto dico che prendo l 806 quello che prima era il sei bello, aperto e devo dire che la mattina muio di freddo per non parlare quando piove....E poi mi piace osservare le persone che sono sull'autobus e devo dire che quasi nessuno ha l'aria di chi lascia a casa l'auto per snellire il traffico e inquinare di meno...anzi tutto il contrario, di gente che l'auto non ce l'ha proprio. e se poi lo dici ai tuoi amici che prendi l'autobus ti dicono, ah non prendo l'auto non so da quando avevo sedici anni, oppure nell'auto c'è puzza!!!! Per non parlare dei ritardi, quando per esempio c'è stata la partita Palermo Catania non sono potuta tornare a casa. La mia non è una lamentela verso l'amat ma credo che oggi chi usa i mezzi pubblici lo fa soltanto per necessità e non per rispetto a questa città che diciamo tutti di amare e rispettare. E' che certe volte vorrei vedere faccie diverse quando vado a lavoro.
 

cz | 09/06/2006 ore 12:27:00 | @

 

Insomma! E' ora di finirla e dire come stanno realmente le cose, ovvero chi c'è dietro il problema degli autobus, traffico, parcheggio, il freddo, la pioggia, chi non lascia a casa l'auto, l'inquinamento, la puzza, i ritardi, Palermo-Catania, l'amat, piazza indipendenza dalla verdura, porta nuova e le stesse faccie quando si và a lavoro: SANTO PIAZZESE!!!!
 
 

greg | 08/06/2006 ore 22:40:00 | @

 

Caro Giuseppe,
guarda che l'INDIPENDENZA DELLA VERDURA è una pia illusione. Alla regione siciliana abbiamo piuttosto un'AUTONOMIA DEL CAVOLO. La differenza c'è e si vede.
 

RA | 06/06/2006 ore 10:03:00 | @

 

Caro Roberto, a proposito di autobus. Io l'autobus lo prendo ogni giorno, a piazza indipendenza, (ne ho scritto tante volte nelle lettere di repubblica): un luogo emblematico, per l'incrociarsi di legalità e illegalità, caserme e bische, sedi dei poteri politici e cosche "di porta nuova", chiese e spacciatori. Forse palermo è proprio questa, quella che nella tabella del 104 recita "INDIPENDENZA DELLA VERDURA"
 

Giuseppe Scuderi | 05/06/2006 ore 18:15:00 | @

 

Eccolo, finalmente il secondo capitolo. Grazie Alajmo, non credevo di leggere di sgarrubbo un tuo libro, ancora prima che fosse uscito in libreria. Appena leggo ti faccio sapere se lo rub... comprerò ugualmente.

 
 

Alf-77 | 05/06/2006 ore 11:32:00 | @

 

finalmente un'altra piccola boccata d'ossigeno! CI VOLEVA!!
 

greg | 05/06/2006 ore 00:27:00 | @

 

come dice Alf, il secondo capitolo è on line. Mi aspetto suggerimenti pubblici e privati in quantita. E meglio ancora: in qualità, così come è stato per il primo capitolo. Buona lettura.
 

RA | 01/06/2006 ore 11:49:00 | @

 

Ciao Roberto, ci siamo visti a Gavoi al festival letterario,siamo diventati tuoi lettori (anche del blog)!!In bocca al lupo per il nuovo libro!Saluti dalla sardegna.Agostino Margherita e Nicolò Sini.
 

margherita sini | 01/06/2006 ore 11:27:00 | @

 

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