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APPUNTI DI VIAGGIO: UN MATTO ITALIANO IN ARGENTINA

Omaggio a un matto italo-argentino, la cui vicenda è emblematica del rapporto che lega molti antichi emigrati italiani alla cosiddetta madrepatria.
Luigi Barolo aveva la fissa di Dante Alighieri. Per cui, quando decise di farsi costruire a Buenos Aires una sede di rappresentanza per la sua azienda tessile, diede all’architetto una committenza precisa: più che un palazzo, voleva un tempio celebrativo che potesse ospitare le ceneri del Sommo Poeta. E del resto in passato l’Italia aveva abbastanza strapazzato i resti di Dante.
Il palazzo in Avenida de Mayo venne completato nel 1923. Palesemente sovradimensionato: per alcuni anni fu l’edificio più alto di tutte le Americhe.
La committenza celebrativa venne rispettata: citazioni della Commedia sulle pareti, strutturazione in tre parti – inferno, purgatorio e paradiso - , piani suddivisi in cieli e gironi infernali, eccetera. Persino l’inaugurazione avvenne il sette giugno, anniversario della nascita di Dante.
Una volta realizzato il tempio-palazzo, Luigi Barolo fece tutti i passi necessari, scrisse a Mussolini e a tutti i ministeri possibili. Aspettò. Aspettò a lungo, senza mai smettere di scrivere e senza che nessuno ritenesse di dovergli rispondere.
Morì che ancora aspettava che dall’Italia gli mandassero le ceneri di Dante.

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Roberto Alajmo | 17/02/2012

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