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LE CENERI DI PIRANDELLO


REMIX: L’INFERNO DEGLI SCRITTORI

Una volta ho visto Bruno Vespa alle partenze nazionali dell’aeroporto di Fiumicino. Era seduto a una scrivania piena di copie del suo ultimo libro. Intorno a lui si muovevano fotografi e addetti stampa. Era proprio lui: Bruno Vespa, fra il banchetto della Tim e quello dell’American Express. L’unica differenza rispetto agli altri venditori era che lui non cercava di fermare i passeggeri. Anzi, erano i passeggeri che si avvicinavano e gli chiedevano di fare una fotografia assieme a lui. Ogni tanto anche per comprare il libro, ma piů che altro per fare una foto. Sembrava in forma, Bruno Vespa. Abbronzato, sorridente e disponibile a farsi fotografare persino con gli sconosciuti che non compravano il libro.
Quel giorno ho provato compatimento per lui. Perché anche se era Bruno Vespa - cioč un giornalista di successo, un personaggio televisivo – dietro il suo sorriso riconoscevo l’ansia di qualsiasi scrittore alle prese con la tremenda prova di tenuta psichica conosciuta col nome di FirmaCopie.
Il FirmaCopie rappresenta, nel mondo della letteratura, quel che nell’antica marineria era il Giro di Chiglia. Ossia, per chiunque ci sia passato, la migliore approssimazione all’inferno sulla terra.
Ogni scrittore, nei suoi peggiori incubi, sogna quel che l’aspetta nell’aldilŕ, se non si sarŕ comportato bene nel corso dell’esistenza. La scena si immagina fra le nuvole: le fiamme degli inferi sarebbero un inutile accanimento. Una scrivania sospesa nell’azzurro, una sedia, lo scrittore in mezzo a due altissime pile di libri. E davanti: nessuno, solo un’infinita distesa di cielo e di tempo. Cielo, tempo a perdita d’occhio, e nemmeno un lettore interessato a farsi fare una dedica.
Nella maggior parte dei casi, per fortuna, i lettori interessati vengono spontaneamente alla fine di una presentazione e spontaneamente lo scrittore fa a ciascuno una dedica piů o meno personalizzata. Tutto č molto spontaneo. Quando non ci sono piů lettori interessati, lo scrittore č libero di andare a cena col libraio e il rappresentante dell’editore, se c’č.
In alcuni festival, invece, nel programma giornaliero di ogni autore č prevista anche una mezz’oretta di FirmaCopie. Dopo la conferenza ti portano a forza in un padiglione dove c’č un tavolino coi libri, e tu devi stare lě ad aspettare che qualcuno, impietosito, si avvicini per rivolgerti almeno la parola. E magari fossi solo. Di solito ci sono altri due o tre scrittori uno di fianco all’altro, seduti davanti ad altrettanti tavolini. La solitudine di ogni autore in attesa del nulla riflette quella degli altri, moltiplicandola e rendendo il tutto molto avvilente.
Durante il FirmaCopie obbligatorio, nella migliore delle ipotesi non si avvicina nessuno. Nella peggiore, lo scrittore accanto a te č Alessandro Baricco, e mentre tu fissi il vuoto infinito, da lui c’č una fila lunghissima di lettori – anzi, in maggioranza: di lettrici - ognuna con la sua copia in mano, in fiduciosa attesa. Baricco manco si accorge che esisti. Oppure peggio: a un certo punto si volta e ti manda la caritŕ di un sorriso.
Ogni lettore dovrebbe saperlo: a prescindere dal suo valore, uno scrittore che aspetta seduto alla scrivania, in mezzo alle copie vergini del suo libro, meriterebbe di per sé almeno un sorriso di compatimento. Foss’anche Bruno Vespa.

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Roberto Alajmo | 20/03/2017

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