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FATTO L'INGANNO, TROVATA LA LEGGE

La vicenda dei seggiolini antiabbandono ha caratteristiche molto tipicamente italiane e sufficientemente surreali da consentire un discorso astratto su certi meccanismi della sudditanza.
Partendo dal desiderio persino struggente di fronteggiare il destino, il legislatore ha confezionato la seguente situazione:
A) Il seggiolino è obbligatorio da subito, con pene
pesantissime per chi non ottempera. Ma:
B) Non si sa quali siano i seggiolini omologati e comunque:
C) Non se ne trovano in commercio. Per fortuna:
D) Facciamo che per il momento soprassediamo alle pene
pesantissime di cui sopra.
Ecco articolato, in quattro passaggi, il semplice meccanismo con cui il cittadino viene tenuto in ostaggio da una legge concepita già in partenza con l’indulgenza incorporata. Forse sarà il retaggio dell’identità cattolica, ma gli esempi sono moltissimi: è vietato guidare senza cinture di sicurezza, ma speriamo che la pattuglia non sia troppo fiscale. Per qualsiasi pratica burocratica serve una mole scoraggiante di passaggi e documenti, ma la bontà d’animo di un funzionario può servire a ottenere qualche semplificazione. E il sistema delle tasse: l’agenzia delle entrate sa essere inflessibile, ma solo con chi le tasse le paga già.
Con gli anni si è affinato un meccanismo kafkiano per governare l’intero paese fondandosi sui sensi di colpa. È bastato solo capovolgere un vecchio proverbio: fatto l’inganno, trovata la legge.

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Roberto Alajmo | 08/11/2019

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