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Ultimi commenti

Grazie a te, grazie a Sandro Veronesi e grazie...
.:Roberto Alajmo | @:.
.:21/11/2018 | 11:39:01:.

Contenta che Milano ti abbia accolto con...
.:Manuela | @:.
.:18/11/2018 | 23:16:42:.

Grazie, Fernando. Ne approfitto per segnalare...
.:Roberto Alajmo | @:.
.:28/10/2018 | 18:35:46:.

Ciao Roberto,
primo di tutto dirti che...

.:Fernando | @:.
.:27/10/2018 | 14:29:59:.

..ci conto. Manuela...
.:Manuela | @:.
.:14/09/2018 | 23:08:28:.

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il forum di Roberto Alajmo, scrittore





LA CARICA DEI 101

Nelle redazioni dei quotidiani ormai ci dev'essere una sezione a parte, oltre a quelle tradizionali: interni, esteri, cronaca, sport, spettacolo, economia, cultura, e cazzate. La Redazione Cazzate ha il compito di reperire notizie del tipo Gli-Italiani-Non-Scopano-Più oppure (in alternativa, ma non necessariamente) Gli-Italiani-Non-Fanno-Altro-Che-Scopare. Però bisogna ammettere che nel crescente numero di pagine di competenza della Redazione Cazzate, ogni tanto spunta una di quelle provocazioni che fanno riflettere. L'ultima della serie è intitolata "I 101 personaggi che più hanno influenzato la storia senza essere mai esistiti". Si tratta di uno studio realizzato da un professore di medicina della Columbia University, da un programmatore elettronico e da un ingegnere. Il volume, pubblicato negli Stati Uniti da Harper & Collins, è destinato a uscire presto anche in Italia. I tre - Lazar, Karlan e Salter - hanno trovato tempo e denaro altrui a sufficienza per stilare una classifica motivata dei personaggi mitici, leggendari, letterari, cinematografici e televisivi sulla base della loro paradossale concretezza. Ossia, a seconda di quanto, malgrado la loro inconsistenza, sono riusciti a modificare il corso della storia dell'umanità. Primo classificato: Marlboro Man, si immagina per la capacità di portare alla tomba migliaia di fumatori sulla base della pura suggestione pubblicitaria. In quest'ottica, c'è poco da eccepire: se non sulla vita degli uomini, di sicuro la figura del macho western ha saputo interferire sulla loro morte. Sul secondo gradino del podio c'è il Grande Fratello. E qui le cose si fanno più filosoficamente complesse. Perché il Grande Fratello è un personaggio che rimane in bilico fra realtà e fantasia. Un po' come Ulisse, ventiquattresimo classificato, che almeno un archetipo re di Itaca deve avere avuto, come modello. Solo che la teorica esistenza del Grande Fratello è successiva alla sua creazione letteraria. Rispetto a Ulisse, Dracula (trentatreesimo), Faust (trentaseiesimo) e tutti gli altri classificati, il GF è l'unico che forse ha cominciato a esistere sul serio dopo la sua invenzione. È una profezia di Orwell che si è verificata. Forse. Esiste il GF? Secondo certuni sì. Echelon o Pio Pompa che lo si voglia chiamare, il GF modifica, ha modificato e modificherà sempre di più i nostri comportamenti quotidiani. Volendo limitarsi al microcosmo Italia, dopo i casi Moggi e Telecom di sicuro le nostre conversazioni telefoniche sono diventate più reticenti. Appena le chiacchiere si condensano in discorsi seri, il sospetto viene subito: meglio vedersi di presenza. Sempre sperando che basti questo a sfuggire alle intercettazioni. Malgrado la boutade americocentrica del primato di Marlboro Man, il Grande Fratello rimane la figura più emblematica della graduatoria. Più di Re Artù (terzo), più di Babbo Natale (quarto), più del mostro di Frankenstein (sesto), più di Robin Hood (dodicesimo), più di Don Chisciotte (diciassettesimo), più di Topolino (diciottesimo), più del Principe Azzurro (ventesimo), più di Robinson Crusoe (ventiduesimo). Viene persino il sospetto che sia stato lo stesso Grande Fratello a manipolare la graduatoria e lasciar vincere Marlboro Man per mantenere una posizione più defilata. In fondo la caratteristica del GF è quella di essere invisibile, più che inesistente. Per questo motivo preferisce restare sulla linea d'ombra che separa realtà da fantasia. La sua efficacia è tale che pur essendo frutto di creazione letteraria - e abbastanza recente, per giunta - riesce a permeare la realtà fino a lasciare immaginare di esistere veramente, inducendo milioni di persone a regolarsi di conseguenza. La morale è presto fatta. Il mito, da Sisifo a Paperino (entrambi assenti dalla classifica), continua a rivestire un ruolo fondante anche per noi moderni. George Orwell può ritenersi soddisfatto. E assieme a lui tutti i creatori di miti, antichi e moderni. Ai miti, persino più che ai personaggi storici realmente esistiti, è affidato il compito di rappresentare il meglio e il peggio di ognuno di noi. È sul mito che modelliamo i nostri comportamenti. È col mito che facciamo i nostri conti quotidiani. Ed è il mito che ancora oggi governa le nostre paure.

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Roberto Alajmo | 03/02/2007

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