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E' stato il figlio


TOLLERANZA, CONVIVENZA, INTEGRAZIONE: L'ESEMPIO DEI MOTOPESCA DI MAZARA

L'ultimo campionamento empirico risale al 6 novembre scorso. Scenario: lo stretto di Sicilia. Protagonisti involontari, i membri dell'equipaggio del motopesca mazarese "Francesco Gancitani", speronato da un cargo e colato a picco. Quattro sono risultate le vittime, distribuite per nazionalità: due italiani e due tunisini. Campionamento empirico, s'è detto. E involontario, e statisticamente inaffidabile finché si vuole. Ma lo stesso significativo, se non altro da un punto di vista morale, perché dimostra quanto la morte per mare - una classica tragedia siciliana, narrata da Verga in poi un'infinità di volte - sia diventata pienamente interetnica. La morte per mare non fa differenze, e si adegua ai tempi che corrono. Tempi in cui l'equipaggio dei pescherecci è sempre misto, e spesse volte a maggioranza tunisina. Capita che l'unico italiano a bordo sia il comandante. E se italiano è pure il cuoco, viene chiamato a cucinare rispettando equamente i gusti e le inibizioni alimentari di cristiani e musulmani. Un motopesca mazarese è un laboratorio etnico esemplare, anche perché - come sa chiunque sia andato per mare, anche solo per vacanza - nello spazio vitale ristretto di una imbarcazione tendono a emergere risentimenti insospettabili. C'è da meravigliarsi che rimanendo in mare ogni volta per periodi di dieci-quindici giorni, l'equipaggio dei motopesca torni sano e salvo, senza che arrivino notizie eclatanti di intolleranza umana, prima ancora che razziale. Senza enfatizzare più di tanto, il modello mazarese potrebbe essere indicato come esemplare per tutto il resto d'Europa. Al di là delle insofferenze di facciata, e politicamente interessate, nel tessuto della società italiana i migranti extracomunitari vengono assorbiti con difficoltà, e sempre nei ruoli subordinati: ma vengono assorbiti. Perché di loro, checché se ne dica, c'è bisogno. Altrimenti, per esempio, chi andrebbe a raccogliere i succulenti pomodorini di Pachino coltivati sotto serra, a cinquanta gradi? Chi spingerebbe la carrozzina a rotelle del nonno fino al giardino pubblico? Ma sono discorsi fin troppo lampanti, che chiunque ha voglia di capire capisce anche da solo. Quel che conta sottolineare sono le prospettive future. E il futuro - come ogni tanto succede, nella storia - si sperimenta al sud. Nella periferia meridionale del mondo certi fenomeni avvengono prima e con un'evidenza che confina talvolta con l'efferatezza. Lampedusa, e in senso ampio la Sicilia, rappresentano la porta dell'Europa per molte migliaia di migranti in cerca di lavoro. La gran maggioranza, attraversata la porta, si disperde nel continente, spesso raggiungendo i parenti che li hanno preceduti nella traversata. Un meccanismo che specie gli italiani del sud conoscono bene per averlo praticato fino a mezzo secolo fa. Ma una quota significativa di questi migranti, una volta varcata la soglia dell'Europa, si ferma in Sicilia. Proprio a Mazara del Vallo il centro storico è abitato in prevalenza dalla nutritissima comunità tunisina, che si è formata poco alla volta per cooptazione familiare, e sopravvive mandando i propri uomini per mare, a fare un mestiere che i figli dei pescatori italiani spesso non vogliono praticare più. Non tutti, è vero, perché la disoccupazione colpisce duro e non consente nemmeno ai giovani italiani di fare troppo gli schifiltosi. Ma molti sì: se appena possono permetterselo, preferiscono mestieri meno pesanti. I turni bisettimanali sono duri, in mare fa freddo e i ricavi sono sempre più risicati. Non conviene. Anche per questo sentimento di mal comune, sui motopesca mazaresi ci si rispetta, si divide lo stesso cibo, lo stesso minimo spazio vitale e anche, in casi estremi, la stessa morte per annegamento. E allora forse è meglio graduare i livelli di aspettativa, anche per non andare incontro a disillusioni. C'è tolleranza e intolleranza razziale. E messa così, almeno a parole, tutti sanno da che parte stare. Ma la tolleranza non rappresenta in sé un traguardo sufficiente. Si tollera qualcuno proprio perché non se ne può fare a meno, e con una riserva mentale: la tolleranza tende ad esaurirsi presto. All'estremo opposto esiste l'utopia della perfetta integrazione - matrimoni misti, famiglie meticce - che coi tempi che corrono a livello planetario pare un traguardo molto di là da venire. Fra semplice tolleranza e piena integrazione esiste però una via di mezzo che si chiama convivenza. Senza strappi, nel rispetto delle differenze, condividendo pochi ma forti valori riconosciuti. Nel medio periodo, l'estensione del microcosmo di un motopesca mazarese sembra l'obiettivo più realistico anche su scala continentale.

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Roberto Alajmo | 17/12/2006

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