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REPERTORIO DEI PAZZI DELLA CITTA' DI PALERMO


300

Si può resistere alla tentazione di fare a pezzi sulle pagine di un giornale un film come 300? No che non si può. Americano, fumettistico, reazionario: risponde al perfetto identikit del film da disprezzare. Giù mazzate, allora. Dàlli al greco imperialista. E in effetti, forse anche in virtù di una campagna promozionale più che furbetta, 300 si è consegnato volontariamente all'odio della critica e all'amore del pubblico, secondo l'aureo principio del tanto-è-costato-tanto-deve-incassare. Sennonché esiste pure un piacere snobistico di esaltare i film che tutti stroncano. Oppure, massimo dello snobismo: giudicarli così così. Al di là del piacere sofistico della contraddizione, vale la pena di sostenere che 300 è un film tutt'altro che brutto. Violento, artificiale, storicamente inesatto: ma non certo brutto. E questo non, come ha sostenuto qualcuno, per una malintesa concezione della guerra come lavacro del mondo. Ma per la constatazione che la guerra è da sempre stata fonte di ispirazione. Altrimenti bisognerà mettere all'indice non solo autori reazionari come Céline, ma persino pacifici narratori come Stendhal. S'è detto, con ragione, che il film si prende una certa libertà sul piano della storia. Ma un fatto è assodato: la battaglia delle Termopili si combattè davvero, e fu una battaglia difensiva da parte delle città greche. Questo fa cadere l'interpretazione secondo cui nel film i persiani stanno a Sparta come Al Quaeda sta agli Stati Uniti. Una cosa è combattere per la propria libertà, diverso è sostenere di combattere per la libertà degli altri, e a casa degli altri. Ignorando questo principio bisognerebbe rimuovere dalla storia non solo le Termopili, ma anche la Resistenza e persino la Shoa, per timore di urtare la suscettibilità di qualcuno. Come sta succedendo in Gran Bretagna, dove nelle scuole la storia viene edulcorata in nome del politically correct. Cambiando l'ordine dei fattori, la destra con la sinistra, bin Laden con Israele, il prodotto non cambia. Le pastoie del politicamente corretto possono risultare paralizzanti, se si decide di osservarle senza ragion veduta. Giudizio: mezzo sole e mezzo ombrello

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Roberto Alajmo | 09/06/2007

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