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REGOLE DURISSIME, ECCEZIONI INNUMEREVOLI

L’irrigidimento delle regole antivirus conferma che esiste un modello di legalità tutto italiano, e non è vero che sia solo acqua e sapone. Anzi.
Il modello italiano consiste in uno sbarramento di regole inflessibili e sanzioni estremamente dure. Multe, carcere e, nel foro popolare di internet, “buttare la chiave” e “ci vorrebbe la pena di morte”.
Una volta varata la portaerei dei regolamenti, però, alla prova dei fatti si scopre che fa acqua da tutte le parti.
La regola non produce effetti, ma solo sanzioni, e le sanzioni si perdono in un rigagnolo di eccezioni e ricorsi. Le multe sono salatissime, ma tanto – o forse: proprio perché – non le paga nessuno. E se qualcuno le paga si fa idealmente carico anche dei dieci trasgressori che riescono a farla franca. Ogni controllo è una stangata, ma ogni stangata può essere condonata. Ogni condanna è durissima, ma nessuna condanna dev’essere considerata definitiva.
La durezza delle regole e la loro sostanziale inapplicabilità vale solamente come scarico della coscienza del legislatore, e il potere intermedio della burocrazia si incarica poi di rendere discrezionale qualsiasi conseguenza effettiva.
Magari non mancano i cosiddetti provvedimenti esemplari, ma quasi sempre colpiscono gli sprovveduti che hanno commesso l’errore di comunicare alla sovrintendenza di avere cambiato le tende della cucina, mai i grandi costruttori abusivi. Chi ha un fanale rotto, mai chi sfreccia a 200 all’ora parlando al telefonino. Chi esce da casa per fare la spesa con un’autodichiarazione incompleta, mai chi organizza serate abusive in discoteca.
Questo sistema fa sì che per gli italiani il senso dello stato e il senso della realtà si trovino su piani del tutto divergenti e schizofrenici.
Sappiamo che lo Stato nella maggior parte dei casi si limita ad afferrare i cittadini per i testicoli, riservandosi la strizzata solo sulla base del capriccio. Confidiamo quantomeno nella modalità random della Sua benevolenza.

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Roberto Alajmo | 21/03/2020

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