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IL PENSIERO VIRALE

Il dato è apparentemente inspiegabile, ora che il tempo da trascorrere in casa è diventato parecchio: calano anche le vendite dei libri. Persino le vendite su Amazon, che non comportano contatti umani.
Nella nostra vita non c’è improvvisamente posto per nient’altro. Niente calcio, niente pizza, niente sesso, niente nemmeno libri. Solo virus.
In ogni conversazione c’è sempre almeno una premessa di carattere sanitario, e quasi pare di sentire una nota lunga e grave, come nei film del terrore, che fa da sottofondo a ogni momento della nostra giornata.
Un solo pensiero ha colonizzato tutti gli altri.
In generale meglio così, se serve a una presa d’atto. Ormai s’è capito che la questione è serissima. Persino chi, come il sottoscritto, qualche settimana fa nutriva perplessità sugli allarmismi, si è dovuto convincere che bisogna affrontare il problema in maniera radicale.
Una volta prese le contromisure, dovremmo però cercare di non consentire al virus di colonizzare i nostri pensieri oltre un certo limite, trovando il giusto mezzo fra l’incoscienza e l’ossessione.
Certo, prescrivere di non pensare al virus sarebbe impossibile.
Ma vale la pena di sforzarsi, se non altro per non accettare la mutazione antropologica spaventata e rancorosa di queste settimane.
Ricordiamoci le persone che eravamo, che presto speriamo di tornare a essere.

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Roberto Alajmo | 11/03/2020

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