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CONTRADDISSE E SI CONTRADDISSE

Ancora sulle dimissioni del ministro Fioramonti, ma a prescindere dalle dimissioni del ministro Fioramonti.
Piuttosto, guardando ai commenti dell’opinione pubblica, che si sono polarizzati sui due estremi (eroe o verme) tralasciando ogni sfumatura intermedia. È come se si fosse perso, a un certo punto della nostra storia, il senso della complessità.
Se dico che dimettersi da ministro è stato un gesto nobile, subito ci sarà qualcuno pronto a salire sulla sedia per dire che però a suo tempo la finanziaria l’aveva votata, e magari una volta al semaforo si era anche messo un dito nel naso. Se invece non si fosse dimesso, con lo stesso tono gli si sarebbe rinfacciata l’incoerenza. Altro che bianco o nero: tutto è diventato nero o nero, ogni sfumatura risulta abrogata. Abrogata è pure la constatazione che dagli organismi unicellulari in su, gli individui possiedono un’inevitabile propensione a contraddire se stessi. Salvo i casi di santità conclamata, siamo tutti un coacervo di contraddizioni. Facciamo cazzate, poi magari ce ne rendiamo conto e proviamo a rimediare, facciamo altre cazzate, eccetera eccetera. Alla fine, se esisterà un Giudizio Universale, ogni esistenza verrà messa sulla bilancia e pesata da Dio. Nel frattempo, ogni gesto, ogni singola parola meriterebbe di essere giudicata per quello che è, senza dietrologie, con l’animo ingenuo e allo stesso tempo disincantato di chi sa per primo di non essere impeccabile.
Questo desiderio di attribuire a chiunque e sempre pessime intenzioni rivela più cose di noi – di come siamo, di come pensiamo - che del soggetto di cui parliamo.

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Roberto Alajmo | 28/12/2019

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