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REMIX: LASCIATEMI FINIRE

Non so se qualcun altro lo ha notato: in una conversazione che coinvolga più di sei persone quasi nessuno chiude mai una frase di senso compiuto.
Non chiude nel senso che non gli è dato di chiudere. Non si possono infilare tre parole di seguito senza essere interrotti da qualcuno che vuole fare una battuta, che ha già capito, che non è interessato, che conosce già la storia, che la conosce meglio, che ne conosce una migliore, che pensa di saperla raccontare meglio. Fateci caso: è raro che a tavola o in salotto a qualcuno sia consentito di raccontare una storia filata, senza che qualcuno non intervenga a spezzargli il ritmo.
Un po’ è l’impazienza dei tempi, un po’ maleducazione. Ed è un vizio tipicamente italiano: nessuno sa più rispettare i tempi di un racconto. Ogni conversazione in Italia è un quartetto d’archi dove gli esecutori si rubano lo spartito a vicenda.
Siamo un popolo di besserwisser, parola che in italiano si può tradurre più o meno “quello che crede di saperla più lunga”. Paradossalmente in Germania esiste la parola per dirlo, ma il fenomeno è meno diffuso, forse per una questione sintattica: nella lingua tedesca il verbo è piazzato alla fine della frase, e per sapere di cosa sta parlando il proprio interlocutore bisogna avere almeno la pazienza di lasciarlo finire.

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Roberto Alajmo | 13/01/2018

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