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il forum di Roberto Alajmo, scrittore





REMIX: IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI, ANCHE VOLENDO

Poi arriva quell'estate in cui tutti si innamorano. Tutti si innamorano di tutti. Un mese prima, una settimana prima, per l'altro sesso ogni femmina è stucchevole e ogni maschio è puzzolente; un mese dopo, una settimana dopo, invece, è come se avesse ceduto una diga e fosse venuto giù tutto quanto. Un'inondazione ormonale. Tutti i ragazzi si innamorano allo stesso tempo di tutte le ragazze. E viceversa, si spera. Dev'essere qualche polline nell'aria di inizio giugno, perché non è pensabile che i brufoli sentimentali dell'intera generazione attorno ai tredici anni decidano di sbocciare esattamente nella stessa settimana dello stesso mese dello stesso anno. Insomma, arrivò quell'estate miracolosa e anche io mi innamorai: di tutte le femmine nel loro complesso, più un certo numero di femmine nello specifico. In particolare, dopo una serie di macchinosi sondaggi (io parlo al mio amico che parla alla sua amica che parla a lei che parla alla sua amica che parla al mio amico che parla a me, eccetera) venne stabilito che – forse, in certe condizioni, se tutto andava bene, se proprio ci tenevo – avrei potuto provarci con una certa Daniela P. Daniela P. non era né brutta né bella: ma era bionda, il che la faceva entrare nel novero delle femmin-femmine. C'erano anche le femmine-maschio, come Patrizia V., che essendo sportiva e compagnona faceva innamorare di sé mazzi interi di ragazzetti fino a quel momento cripto-omosessuali. Patrizia V. era perfetta per una mutazione non traumatica delle preferenze erotiche. Daniela P. invece era già femmina al cento per cento. Non arrivo a dire che avesse avuto già altri fidanzati, ma insomma: la sua amica aveva detto al mio amico che mi aveva detto che potevo provarci. La tirai molto per le lunghe, al punto che lei stessa disse alla sua amica che disse al mio amico che mi disse che io forse ero un po' stronzo. Io allora dissi al mio amico eccetera che non ero per niente stronzo, ma aspettavo il momento buono per rimanere solo con lei. Appena lo seppe, chiese alla sua amica eccetera il motivo per cui allora non la invitavo a fare una passeggiata, anziché nascondermi sempre nel gruppo degli amici comuni. Non mi nascondo affatto, dissi al mio amico eccetera. Considerando tutti i passaggi che servivano per ogni battuta della nostra conversazione a distanza, il corteggiamento durò due mesi, da giugno ad agosto. Il momento buono arrivò finalmente una mattina, attorno a mezzogiorno. Faceva molto caldo, eravamo in spiaggia e indossavamo soltanto il costume da bagno. La invitai a fare una passeggiata e lei accettò. Fu una passeggiata silenziosa, perché io nel frattempo cercavo di ripassare la parte. Le ipotesi previste erano due: a) Baciarla. b) Farle la dichiarazione. L'ipotesi b aveva alcuni vantaggi, il principale dei quali consisteva nella possibilità di prendere tempo. Una ragazza seria, infatti, non avrebbe mai risposto subito di sì. Avrebbe risposto: Ti Do Una Risposta Alla Festa Di Sabato. Che era la formula convenzionale adoperata per non apparire subito troppo disponibile e anche per mettere un po' di fretta ad eventuali altri corteggiatori. Probabilmente avrebbe detto alla sua amica che avrebbe detto all'amico di qualcun altro: allora, che intenzioni ha l'amico tuo? Si dichiara o no? Il tempo stringe. Ultima chiamata. Una dichiarazione d'amore era una specie di OPA, Offerta Pubblica di Acquisto. In un certo senso serviva a stanare altri corteggiatori titubanti. Ma pure per il maschio dichiarante questa formula possedeva i suoi vantaggi. Almeno nel mio caso: avrei potuto approfittare della dilazione per documentarmi (ma come?) sul da farsi dopo che la dichiarazione avesse ottenuto un esito positivo. L'ipotesi a, per quanto mi riguardava, era esclusa per mancanza di una tecnica baciatoria anche solo approssimativa. Era su questa tecnica che mi sarei dovuto documentare prima della festa di sabato, se tutto andava bene. Ci sedemmo in silenzio su una panchina, e sempre in silenzio fissammo la strada davanti a noi. Furono lunghi minuti, durante i quali io rimasi quasi sempre in apnea. Di sicuro dovevo aver trattenuto a lungo il respiro prima di sfiatare come una balena che emerge dal mare in mezzo a un trionfo di schiuma: – Sentitivuoimettereconme? Proprio così, tutto attaccato e trafelato. Lì capii che Daniela P. non era una ragazza seria, perché anziché rimandarmi alla festa di sabato, mi rispose subito: – Sì. E così ero punto e a capo. Seguì un altro lungo silenzio, che per quanto mi riguarda fu denso di preoccupazioni. Una su tutte: adesso dovrò baciarla. A quei tempi baciare una ragazza era qualcosa di impensabile, come lo scudetto al Palermo o guidare una moto con cambio a pedale. E io l'avrei dovuto fare subito. Senza una prova, senza i consigli di un amico più scafato, senza un manuale di istruzioni da consultare. Tuttavia il silenzio si prolungava da troppo. Decisi di passare ai fatti. Approfittai del fatto che lei non mi guardava per allungarmi nella sua direzione e darle un bacio su una guancia. Uno solo. Sulla guancia. Ma con molte intenzioni. Un bacio intenzionale. Talmente pieno di intenzioni era quel bacio, che qualcosa si commosse dentro di me. Qualcosa fra stomaco e pancia. Ma a pensarci bene, forse, ancora più in basso. A quel tempo si usavano quei costumi da bagno di marca Speedo fabbricati in un tessuto sintetico e lasco, facile a smagliarsi sugli scogli e, soprattutto, assolutamente inadatto a nascondere quel genere di commozione che in me aveva scatenato quell'unico bacio sulla guancia di Daniela P. La situazione era molto imbarazzante. Mi illudo ancora oggi che lei non si fosse resa conto di nulla, anche perché appena capii quel che stava succedendo io assunsi la posizione del Pensatore di Rodin, ostentando un'attitudine alla meditazione di cui io stesso ignoravo le proporzioni. Rimasi nella posa del Pensatore di Rodin per almeno mezz'ora. Bisogna considerare che in un ragazzo di tredici anni certe commozioni possono risultare persistenti. Lei mi chiese a un certo punto: – Torniamo dagli altri? In fondo ormai eravamo fidanzati – ingrizzati, si diceva – e non restava molto da dire. Io però non mi sentivo pronto a fare la mia prima passeggiata mano nella mano con lei, specialmente facendo mostra al mondo della mia commozione. Le risposi teatralmente: – Vai tu. Io ho bisogno di restare solo. Dovette essere molto colpita dalla mia riflessività, sempre escludendo che le fosse sfuggita la mia commozione. Sta di fatto che mi lanciò un ultimo sguardo e si avviò da sola, lasciandomi alle meditazioni. Io lasciai passare qualche minuto e mi allontanai nella direzione opposta, camminando in maniera maldestra per mantenere anche all'impiedi la posizione del Pensatore. Con lei ci rivedemmo altre volte, ma sempre in mezzo ad altri ragazzi. Nessuno dei due fece mai più cenno a quella vicenda. Non ci furono altri baci fra noi, né altri momenti di commozione. Se quella mattina davvero non si accorse di niente, Daniela P. dev'essere ancora oggi convinta di avere avuto a che fare con un cretino. E francamente, preferisco così.

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Roberto Alajmo | 09/08/2017

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