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L'ULTIMO CALCIO AL PALLONE

Era successo tante volte, è successo di nuovo. E stavolta è stato completamente diverso.
Attraversavo un giardino pubblico rasentando una partita di pallone fra giovani padri e giovanissimi figli. Per quanto falsata dalla compiacenza che sempre hanno i padri nel far vincere i figli, la partitella aveva almeno la nobiltà di un pallone vero. Di cuoio, si sarebbe detto in altri tempi, ma non sono sicuro che ancora oggi il materiale sia quello e non un equivalente sintetico.
Insomma passavo, e quasi nemmeno guardavo. Poi però un tiro maldestro ha fatto finire il pallone dalle mie parti . Ha rotolato e si è fermato a meno di tre metri. Molto più vicino a me di quanto fosse ai giocatori, che infatti sono rimasti al loro posto, guardandomi e aspettando che con un calcio glielo rimandassi.
Io li ho mentalmente ringraziati per la fiducia: evidentemente pensavano che fossi abbastanza giovanile per calciarlo e abbastanza onesto per non abbrancare il pallone e scappare.
In altri tempi non avrei esitato, ma stavolta no. C’è stato un attimo in cui ho fatto una rapida ma articolata valutazione di fattibilità.
Intanto le scarpe; ma le scarpe non sono mai state un problema. Chi se ne frega delle scarpe. Non me ne fregava quando c’era da fare intere partite di pallastrada indossando scarpe di vernice, e adesso un semplice calcio coi mocassini non può rappresentare un freno.
Poi la dignità. Ma chi se ne frega della dignità. Un calcio al pallone s’è sempre dato, anche a cent’anni.
Poi l’insicurezza: non gioco più da tempo, e se avessi lisciato la palla? Ma chi se ne frega anche dell’insicurezza.
Infine, un ragionamento sulla vita e sulla morte. In fondo la vita consiste nello scalciare ogni pallone che capiti nei tuoi paraggi. E poi ogni calcio a un pallone potrebbe essere l’ultimo: la morte di ogni uomo comincia quando smette di giocare.
Tutti 'sti pensieri allegri ho fatto entrare in una frazione di secondo.
Insomma, mi sono convinto. Ho coperto con una piccola rincorsa i tre metri che mi separavano dal pallone.
E ho calciato.
Ne è venuto fuori un tiro che non era proprio come avrei voluto, ma siccome solo io sapevo come avrei voluto, posso dire in tutta onestà di essermela cavata discretamente.
Unico dettaglio negativo: ho sentito subito tirare, e adesso ho un polpaccio dolorante.
Vaffanculo.
La prossima volta col cacchio che gliela rimando.

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Roberto Alajmo | 23/06/2017

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