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REMIX: NON E' MORTO NESSUNO

L’altro giorno il treno su cui mi trovavo ha messo sotto una persona.
Ce l’hanno detto dopo un po’ che eravamo fermi. La maggior parte di quello che era rimasto del suo corpo si trovava incastrato proprio sotto il treno. Quando siamo scesi, l’abbiamo visto.
Sul momento nessuno si era accorto di niente, tranne il macchinista. Il treno vibra in continuazione, e a posteriori era impossibile per un passeggero ricordare una vibrazione impercettibilmente più forte delle altre.
C’è stato fra i passeggeri qualche commento infastidito, perché si pensava che l’incidente riguardasse un altro treno. Poi, quando s’è capito che eravamo stati proprio noi a passare su quel corpo, i commenti sono finiti. Siamo scesi più o meno in silenzio, andando verso il resto della nostra giornata.
L’indomani sono andato a cercare sulla cronaca cittadina del giornale. Non c’era niente. Allora ho cercato su internet, per sapere almeno chi era la persona che si era gettata sotto il mio treno. Pochi riscontri, centrati per lo più sulle ripercussioni che l’incidente aveva avuto sul traffico ferroviario.
Nessun nome. Nessuna motivazione. Nessuna storia. Però era italiano, questo un sito d’informazione lo diceva con chiarezza. Come dire: disperazione nazionale a denominazione d’origine controllata. Mica disperazione d’importazione, di quelle tanto facili da reperire, coi tempi che corrono.
Sui giornali i suicidi non trovano spazio, nemmeno quando avvengono con tanto clamore pubblico. È considerata una forma di discrezione, oltre che una maniera per evitare i tentativi di emulazione.
E però questo alibi non regge, perché copre un fenomeno non si sa quanto diffuso. La crisi generale è composta da molte crisi individuali, di cui sfuggono i contorni. La disperazione è una galassia che viene valutata solo nel suo complesso, da lontano, con un telescopio molto potente.
Tranne quando è proprio il tuo treno a passare sopra un’impercettibile disperazione individuale.

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Roberto Alajmo | 12/06/2015

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