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E' stato il figlio


REMIX: STORIELLA ZEN

Un giorno di molti anni fa andai ai Cantieri Culturali della Zisa, nel capannone Spazio Zero, quello che poi sarebbe stato dedicato a Thierry Salmon e che allora era un caos in via di ristrutturazione.
Un enorme hangar completamente vuoto. In tutto quello spazio diroccato c'era solo un minuscolo operaio del Comune al lavoro. L'unico: gli altri erano tutti fuori a fumare.
Quell'anziano operaio si era piazzato proprio al centro del capannone. Aveva disposto due cavalletti alla corretta distanza l'uno dall'altro, e su di essi aveva sistemato una sottilissima bacchetta di legno. Sarà stata lunga una settantina di centimetri, e l'operaio la stava dipingendo di verde con estrema accuratezza.
Intorno a lui il caos era indescrivibile, ma l'operaio stava svolgendo il suo compito con serena pazienza. Una pazienza zen, proprio. I suoi colleghi perdevano tempo, ma lui no. Lui era rimasto al suo posto. Gli avevano dato un compito limitato, ma lui voleva svolgerlo nella maniera più coscienziosa.
Gli chiesi, quasi per premiarlo della sua abnegazione: mi scusi, ma questa assicella poi dove andrà messa?
In effetti, in mezzo a quel caos, la sottile bacchetta sembrava prematura.
Lui rispose con un sorriso: no, questa è per casa mia.

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Roberto Alajmo | 20/05/2015

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