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LA PROPOSTA DELLA PROPOSTA DELLA PROPOSTA

(Per concessione dell'autore, riceviamo e pubblichiamo)

Non so se hai sentito la novità: forse Palermo diventerà Capitale Mondiale della Cultura. All’Italia spetta una candidatura nel 2016, e l’Assessore Regionale competente ha avanzato la proposta. La proposta in realtà non è proprio una proposta. Tecnicamente è la proposta di una proposta. Non è stata ancora formalizzata, ma già se ne discute parecchio. In particolare, nel quadro dei rapporti tesi fra Comune e Regione, da Palazzo delle Aquile si sono premurati di precisare che presentare la candidatura spetta a loro. Ci mancherebbe.
La questione non è da poco perché la proposta della proposta (e certe volte anche la proposta della proposta della proposta) è un genere mediaticamente troppo appetitoso per lasciarlo nelle mani di un avversario. Innanzi tutto perché è gratis. Niente leggi, regolamenti, investimenti, gare d’appalto, passaggi in consiglio, verifiche amministrative, pastoie burocratiche. Basta aprire la bocca e parlare. A chiamare il giornalista fertile ci pensa poi l’ufficio stampa. Un titolo di giornale non si nega a nessuno, specialmente se la proposta (della proposta della proposta) è sufficientemente grandiosa da far sognare. Una spedizione siciliana in antartico. I Mondiali di Calcio al Malvagno. Una sede di rappresentanza sul pianeta Saturno. Una base spaziale a Ficarazzi (sulla scorta della vocazione innata: nomen omen).
Sognando all’ingrosso si fanno dimenticare le disfunzioni al dettaglio. Per cui di proposte belle e impossibili c’è grande richiesta. Non sono passati molti mesi da quando, con altrettanta spensieratezza, venne lanciata l’idea di una candidatura di Palermo a ospitare i Giochi Olimpici. La proposta si arenò, fortunatamente, prima di valicare il confine nazionale, evitando sputtanamenti peggiori. Già al Coni la presero con due dita, la annusarono e facendo una faccia schifata la gettarono nel cestino dell’immondizia. Già allora, e con grande anticipo, fra Comune e Regione era scoppiata una polemica: nessuno voleva cedere all’altro la paternità di una stravaganza del genere, da dare in pasto ai giornali e su cui campare di rendita per qualche mesetto...
(Parte prima di due. Segue)

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Roberto Alajmo | 10/07/2010

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