Questo mio articolo è uscito sul Mattino di oggi. Nel giornale che si legge a Palermo le previsioni meteorologiche e loroscopo sono accorpati in ununica rubrica. Non so se questo voglia più sminuire la scienza meteorologica o contribuire allo sdoganamento della superstizione astrologica. Più probabilmente vuol dire che non bisogna fare affidamento né sulluna né sullaltra. Il giornale mi dice: ecco qua, la tua giornata sarà così e così. Dopodiché sono libero di regolarmi come preferisco. Posso uscire con lombrello se loroscopo prevede pioggia e tenermi alla larga dai segni di fuoco se il meteo prevede rapporti burrascosi con un sagittario. Questa confusione fra scienza e superstizione è tipica dei tempi torridi che sembra siamo destinati a vivere. E come spesso succede, qui in Sicilia ci prendiamo lo sfizio di precorrere i tempi. In Sicilia e a Palermo in particolare, che del grande caldo di questi giorni è stato lepicentro nazionale. Fa un certo effetto vedere la propria città sottolineata in rosso come la più afosa fra i capoluoghi di regione. Non che sia raro, ma stavolta è stata una vittoria per distacco. Noi siamo i più caldi, e se è vero come dicono certuni apocalittici che la fine del mondo è cominciata, un giorno potremo dire che quel giorno noi ceravamo, ed eravamo in prima fila. Il peccato delle apocalissi è però questo: che poi non ti rimane nessuno a cui raccontare la magnifica esperienza. Io oltretutto questa apocalisse lenta, questo squagliamento planetario con inizio al centro del mediterraneo, lho vissuta con un effetto di contrasto particolarmente brutale. Provenivo dai signorili diciassette gradi di Londra, per cui quando si è aperto il portellone dellaereo e mi sono affacciato, il primo pensiero è stato: perché la hostess mi punta in faccia un fon acceso al massimo della potenza? Poi mi sono reso conto che non era un fon e ho osservato la reazione degli altri passeggeri, che erano quasi tutti inglesi. Cè chi lha presa a ridere (vorrei vedere per quanto, però) e cè chi ha fatto un goffo tentativo di risalire sulla scaletta dellaereo, subito rintuzzato dalla professionalità del personale di bordo. Poveri inglesi, poveri ospiti stranieri capitati in Sicilia proprio nei giorni in cui il mondo ha cominciato a collassare. Lo dico sinceramente, sulla scorta del senso di colpa meteorologico che ossessiona noi siciliani. A parte tutti i mali coi quali abbiamo impestato il mondo se ci pensate un attimo almeno uno vi verrà in mente noi a questo genere di cose applichiamo preferibilmente la nostra dose di senso di colpa: al tempo. Al tempo meteorologico. Se piove: peccato, fino a ieri faceva un tempo splendido. Se fa caldo: peccato, fino a ieri pioveva. Nella terra capitale dei contrasti non ci facciamo mancare alcun paradosso. Unica regione italiana a subire, e farsi risarcire, nella stessa stagione i danni della siccità e quelli delle inondazioni. Ma il nostro cavallo di battaglia meteorologico è sempre stato e rimane lo scirocco. In ogni romanzo ambientato in Sicilia non può mancare il vento da sud che spazza le strade deserte. Lo scirocco è un luogo comune, un marchio, come la cassata e il carretto dipinto e impennacchiato, qualcosa che parla della Sicilia al mondo intero. Con lo scirocco abbiamo imparato a convivere da secoli, lo teniamo a bada come una tigre che abbiamo allevato e tenuto in casa fin da piccola, di modo che ora sappiamo di potercene fidare. Ne abbiamo fatto una specialità architettonica: nelle ville patrizie non mancava mai la camera dello scirocco, una stanza interna, senza finestre, dove la famiglia si rifugiava a vivere nei giorni canonici del grande caldo, che secondo la tradizione popolare sono sempre in numero dispari: uno, tre, cinque o sette. Ancora oggi, in estate, alcune stanze della casa, quelle che di pomeriggio sono esposte al sole, vengono chiuse; e si tornerà ad abitarle solo a settembre. Inoltre, dello scirocco si fa oggetto di conversazione, disquisendo sulle percentuali di umidità nellaria, sulla temperatura effettiva e su quella percepita. Il caldo è benemerito dei rapporti umani, perché agevola il dialogo fra la popolazione. Solo che questa volta è stato diverso. La tigre domestica, quella di cui ci siamo sempre fidati, stavolta non si è limitata a leccarci le mani. Questa volta ci ha dato un morso vero e proprio. La piccola tigre è cresciuta. E mutata. Questa mutazione stava a significare quellenormità - più quarantasei! - che il giornale attribuiva a Palermo nella giornata di ieri. Più quarantasei è qualcosa di inaudito, di inspiegabile. Per questo speriamo che la scienza meteorologica si sbagli. Che si sia trattato solo di un episodio. Che gli apocalittici siano fuori strada. Che da domani la tigre ricominci a fare le fusa. Piuttosto, vediamo cosa dice loroscopo. 75">
RA | 27/06/2007
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