PERFETTISMO, NON DISFATTISMO Temo di somigliare in tutto e per tutto al profilo del Perfettista che Edmondo Berselli traccia nel suo articolo su Repubblica di oggi. Non ho votato e sono rimasto sorpreso del successo di pubblico, se non di critica, che ha ottenuto la prima rappresentazione del nuovo PD. E siccome Berselli è una delle mie firme preferite, mi sono vergognato un po, del mio perfettismo. Poi però mi sono passato una mano sulla coscienza, ho analizzato i sintomi del mio cuore e, nellordine, giuro che: A) Sono contento che abbia vinto Veltroni, e con tale margine. B) Sono contento che tanta gente sia andata a votare. C) Ho goduto a leggere i commenti acidini degli esponenti del cosiddetto polo della cosiddetta libertà. D) Non provo simpatia per la deriva di fanatismo che sembra essersi impadronita del grillismo. Ne consegue che sono affetto da un perfettismo anomalo, di quelli che non confinano col disfattismo. Non escludo di votare il PD in futuro, se saprà trovare il colpo di reni che secondo me fino a oggi è mancato. Se Veltroni saprà essere così indipendente da diventare lo Zapatero italiano. Ma soprattutto, per tornare allarticolo di Berselli, non posso accettare la logica secondo cui la maggioranza ha sempre ragione. Anche perché i 3,4 milioni di persone che hanno votato per eleggere il nuovo leader non sono affatto una maggioranza. Allo stato attuale il nuovo partito è valutabile attorno al 15-20 per cento, che Berselli sarebbe il primo a considerare un magrissimo risultato, dopo aver messo su tutto questo ambaradan di scioglimento e fusione. Per diventare il primo partito del paese il PD deve ancora dimostrare un sacco di cose. Almeno a me. 47">
RA | 15/10/2007
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