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Ciao Lillo. Approfitto della risposta che ti devo per specificare perché certe volte sembro avercela non tanto con Salvini quanto con singoli esponenti della sinistra. A parte che mi piace ragionare con la mia testa, io immagino di rivolgermi a lettori che siano già convinti che Salvini sia un farabutto. Piuttosto che unirmi al coro che condivido preferisco ragionare e far ragionare senza steccati la parte che in teoria dovrebbe essere la mia, che ha le sue colpe e sulla quale è possibile (forse) intervenire più efficacemente. In sintesi: i salviniani non sono emendabili, noi sbagliamo e ci possiamo correggere.

Roberto Alajmo | 21/05/2019 ore 08:22:25 | @

 

magari qualche burocrate zelante sarà intervenuto nella vicenda della professoressa o in quella degli striscioni.
ma la figura di .... Salvini l'ha fatta personalmente ed in diretta, quando ha dichiarato che intendeva agire contro il PM....

lillo | 20/05/2019 ore 18:05:10 | @

 

Vorrei entrare a pensiero
da un'ala
in un raggio di vento
dolce,
quanto un filo d'erba

e farlo sentire
sorridere
del dire a se stesso:
"quasi quasi m'invento
qualcosa,
qualunque cosa"

poi vorrei dirgli:
"silenzio,
non far rumori
senti in punta di piedi
la volontà fresca
dei fiori
dai loro fili del campo,
quando ogni ala
si vota aperta
all'azzurro".

Anche i fiori, soffrono.
Conviene, abbandonarsi.
Ma nascono integri
per cieli di giorni nuovi.

Oggi per pura
incapacità
di accogliere e rinascere,
non è mai rosa
o acanto

Certo, realtà ne vuole,
il bene e l'acanto
vanno difesi.
Ma non tutti ne sono
capaci.

(Rosi Lesto)

Buona vigilia di Pasqua.

Rosi Lesto | 20/04/2019 ore 12:01:19 | @

 

E' il tempo dei chiodi
infissi
e il mare, si fa scuro.

sfugge il colore dei fiori,
e chiedono
un ultimo aiuto.

e' l'ora, non si respira:
lacci pescosi a fiumi, come funi
a contorcersi,
piedi nudi da scarpe smesse.

Prima si abbracciavano
fissi e accesi come il sole.
ora non dormono.

Corpi a srotolarsi
oltre i confini
delle realta' visibili,

strane nature
delle funi e delle scarpe
per tutto ciò che
é in alto e in basso.

L'uomo non è morto,
e' scomparso.
E' una scarpa nel mare vivo
Che ha una fede affidata
a un colore blu.

(Rosi Lesto)

Rosi Lesto | 18/04/2019 ore 23:42:33 | @

 

"La tela di Penelope"
ovvero:
Una riflessione post-lettura di Palrmo è una cipolla, Remix

Palermo è quella città in cui la magnificenza dei Palazzi nobiliari si contrappone alla fatiscenza delle lamiere dei "lavori in corso per ristrutturazione", sul marciapiede opposto.
Te ne accorgi quando la "vivi" camminando a piedi, questa città.
Puoi osservare la sua marcata dualità, che pare convivere in un patto consenziente, pur non dialogando: due colori che non si mischiano; due facce da Giano, che non si guarderanno mai negli occhi.
E tu, che cammini per i vicoli della Kalsa o della Cala - magari mentre stai raggiungendo il tuo posto di lavoro, perché: che vanto! lavori in pieno Centro Storico! - hai ormai fatto "tue" queste immagini. Le lamiere si sono mescolate col paesaggio-urbano, sono diventate esse stesse "monumenti" della città.
Decadenze che vedi quotidianamente e di cui - quotidianamente - ti lamenti, tra te e te, mentre continui a camminare.
"Che peccato!" - pensi - "Non finiranno mai, questi lavori..."
E lo pensi con sincero rammarico.

Poi, una mattina passi per il tuo solito percorso, ed avverti che c'è qualcosa di strano, di diverso. Non capisci subito cosa sia, ma c'è! A poco a poco, ti rendi conto che l'impalcatura e le lamine metalliche, che ormai quasi salutavi al ritorno, non ci sono più. La facciata, dopo anni che non sapresti neppure quantificare, è completa.
Il bianco del muro offende i tuoi occhi. Perché non ti senti felice? Perché non pensi: "Ah! Finalmente qualcosa che viene portata a termine, in questa "Tela di Penelope""". Provi quasi un fastidio, un nostalgico stupore. Ti sei tanto lamentato con tutti, di questi lavori in corso, e adesso non scatti neppure una foto con il tuo smartphone, per comunicare che qualcosa - eppur - si muove! Per fare vedere che la gente qui lavora, in fin dei conti. Lentamente, ma lavora...

La verità è che ci avevi fatto così tanto l'abitudine a quelle lamiere grigie e ondulate, cariche di scritte rosse di protesta, adesivi e manifesti del teatro, che adesso provi un senso di smarrimento, di mancanza. Hai nostalgia di quella fetta di paesaggio-urbano, che non rivedrai mai più e che ti era diventata familiare alla vista, che ti teneva compagnia, quando andavi verso il lavoro e quando ritornavi verso casa.
Ti senti disorientato, come avessero tolto - nottetempo - un monumento della città, senza prima avvertire. A tua insaputa. E tu non hai potuto salutarlo, né lamentartene per l'ultima volta.

agostella | 16/04/2019 ore 14:13:16 | @

 

Non si può pensare di vederla Parigi, senza Notre Dame.
Esse entrambe, si incontrano l'una nell'altra e l'altra nell'una.
Stramiliardi di passi di epoche completate e impresse ad arte e a simboli nelle pareti dalle storie delle vite e nella nostra vita al culmine di Notre Dame fino a noi non ci avevano abbandonati ma formati ciò che siamo.
Ora è concepibile che tutto questo annullato, per cultura di pensiero possa non essere, ed è cenere e fumo.
Ma è accaduto, noi abbiamo perso un luogo dello spirito.
Notre Dame e il suo incendio sono gia' nel ricordo della storia.
E ora viviamo in fretta ma per Notre Dame anche il nostro tempo si fermerà perché ci accorgeremo, forse, che l'arte perduta del poter camminare nel mondo di Notre Dame e di alzare gli occhi a guardare la luce che entra a sorprenderci dal rosone del tempio di Notre Dame non ritorna. Internet può fare miracoli ma la sua vita e l'arte di chi l'ha costruita e l'ha impressa e ornata per noi è scomparsa per sempre. E per mille anni si parlerà di Notre Dame tra noi nello spirito della nostra epoca. E chissà cosa diranno di noi alla luce di ciò che abbiamo perso. Forse diranno che nel tortuoso sentiero delle nostre vite ci illudevamo di saper controllare tutto ma non amavamo davvero; o diranno che davamo valore al superfluo che alle nostre latitudini e certezze di abitudini fa gran tesoro nei nostri svaghi; o che non riuscimmo a salvare l'inestimabile in noi stessi perché eravamo distratti. Forse dovranno ammettere anche loro che è stato un caso.
Oppure diranno che i tempi cambiano e che per quanto ci sforzassimo di dare il nuovo o di restaurare il vecchio, non sapevamo di non saper proteggere davvero cio' che di più caro e vero a noi era dato.

Rosi Lesto | 15/04/2019 ore 22:09:59 | @

 

Il mondo puo' essersi sospeso
l'occhio di bellezza a silenzio,
E tutto quel che è piu' sfumato
morbido e sereno svanisce.
Vita, che difficile arte
che care illusioni di gioie.
Restiamo in pace solo
tra il dormire della terra
e il risvegliarci del cielo.

(Rosi Lesto) care illusioni di gioie.

Buona domenica delle palme.

Rosi Lesto | 14/04/2019 ore 10:52:34 | @

 

Città del Vaticano.
Il papa rompe il protocollo, si china fino a terra e bacia i piedi dei leader del Sud Sudan arrivati nei giorni scorsi a Santa Marta per un ritiro spirituale a parlare di pace.
E scrivono: è un gesto che spiazza il mondo.
Il Sudan e' preda di carestie, guerre e violenze.

Francesco si abbassa umilmente fino a terra con intelligenza di una poesia di sapienza antica, una delle piu' antiche lezioni della vita:
Agli uomini che vivono con saggezza e' dato di arrivare lontano ma come tentare di arrivare ai cuori dei lupi feroci? Dai gesti più umili. Certo, sono dialoghi difficili. Chi si umilierebbe oggi per la pace di una vita non propria?
Nell'inganno, la violenza che genera violenza, le comunità africane che muoiono o migrano; e tra le guerre e la prepotenza che devastano e uccidono da troppo tempo in Africa per interessi precisi, cosa si può fare se con qualunque richiesta formale di pace stravolgerebbero e ucciderebbero comunque. Si può essere umili rimanendo tali davanti a tutto ciò che hanno fatto altri cercando la via dell'ascolto.
Si può pure restarne irrigiditi. Ma senza alcun sforzo, senza un amore di un gesto che può bloccare il respiro, senza la piccola insistenza che potrebbe aprire una differenza...come si può vivere.

Rosi Lesto

Rosi Lesto | 12/04/2019 ore 13:43:31 | @

 

C'erano i sottili riflessi delle chiome e un virtuosismo di luce sottile dell'aria più fine che io avessi visto.
Era il momento perfetto della creazione.
Alzai gli occhi per respirare il cielo e sola, in quella musica, lo vidi.
Il grande albero dalle chiome piene estive, soffice come l'ultimo scampolo di un raccolto lasciato da un antico universo di un mondo altro.
Ampio dopo tutti quei giorni trascorsi in cui si sta appesi ai sogni nei silenzi tesi dell'attimo felice.
Ora stavo a guardare un albero come quando si é piccoli: preda della meraviglia del crescere che tutto condona del piu' puro momento in cui ciò che si e' ben piu' nascosto, appare.
Mi dissi se l'albero fosse ciò che era o se giungesse oltre il proprio limite senza cedere e se andando incontro agli anni senza chiedere un nulla, significasse l'inosservato.
Chiesi se ingannando il tempo nel suo imbiancare di saggezza, crescesse al punto che nessuno avrebbe piu' potuto reclamarlo, neppure il vento. E chiesi come si vivesse muti soli e invisibili, per tutti quelli che se n'erano ormai andati. E di quel piacere del vivere mi sorrise, ma non rispose.

(Rosi Lesto) l'albero bianco

Rosi Lesto | 10/04/2019 ore 11:53:01 | @

 

E' difficile non odiare per gli uomini.
Aprono i cuori solo nei loro silenzi.
quando si stendono a pensare
cosa e' accaduto,
in un giorno illuminante di giudizio.
affinche' il male, non vinca.

(Rosi Lesto) un volo azzurro

Rosi Lesto | 09/04/2019 ore 12:13:02 | @

 

Non i passi.
Solo le voci umane mi spaventano.
e mi lasciano senza voce,
perche' sono rimaste
a gridare speranza
dalle scarpe.
Signore, fa' che il mare
cancelli anche le nostre scarpe.

(Rosi Lesto) il mare cancelli le nostre scarpe

Rosi Lesto | 09/04/2019 ore 12:04:55 | @

 

Si è perso il conto esatto della decina d'anni in cui ogni giorno regalavo un verso dolce a chi può beneficiarne per farsi un libro o partecipare a un concorso.
Ma in questa lunga decina d'anni, io non sono cambiata e il mondo è cambiato.
Il mio progetto-obiettivo e' sempre e ancora uno: dimostrare che l'arte del vero saper creare che oggi non vale nulla, è un costante sforzo di un esercizio continuo, reso volontariamente nullo, in un mondo di contatti, costi, denaro e sponsor.
Ma in questa decina d'anni di esercizio quotidiano di versi, molto e altro di più importante è cambiato.
In fondo condividere la bellezza di una vena
non è poi così difficile, anche se non tutti sono disposti ad accettarla o a comprenderne
quanto sia piena e lontana da altri modi.
Però la sintesi è una: Quando ci si abitua a dare molto meno valore al valore, Ciò che piace è ciò che appare: cioe' quel che e' più apparente e dunque più importante.
Cosi' per chiarezza aggiungo un esempio: nel 2009 andavo scrivendo versi ad acquerello al vento seduta su un prato verde tra un mare di uomini e donne bianchi come me e di panchine bianche a piccoli tondi di ceramiche arancio rosso verde giallo con cuscini blu, vedo a distanza sopra una di esse uno statuario giovane d'ebano che fletteva il corpo in cento simmetrici movimenti al sole della calura estiva flettendo i muscoli dentro la sua canottiera bianca. E mi dico: e' un atleta!
Tutti gli esseri umani tendono ad allinearsi o a generalizzare un pensiero. Poi i più giudicanti, o feriti nell'orgoglio vanno a sminuire e svalorizzare qualunque cosa sia fastidiosamente nuova e incomprensibile e scordano prima o poi il verso da ogni musica. Ma per me, sola e fuori dal coro, quell'atleta era la sua stessa musica e ne ho conservato il verso.
Al pari del giudizio del ritenere che il creare e donare versi per molti lunghi anni senza ottenerne un nulla sia la cosa incomprensibile che indica il meccanismo dei valori. Cio' puo' indicare per riflesso anche una cosa sola: oggi si dona e si valorizza qualcosa e qualcuno solo per riceverne qualcosa in cambio. E quel che si riceve e giunge senza addebito, e' calpestabile per indifferenza.
Certo la poesia non ha mai obbligato nessuno a infastidire i propri occhi, io del giovane conservo un ricordo preciso in uno di quei versi da esperimento continuo e decennale e per me era sempre un uomo.
Chiunque può continuare a attingervi poesie e discussioni quanto ne vuole, cosa vuole e come preferisce: ma c'è stato un tempo in cui chi e' arrivato qui ed era nero non era un migrante ma era un uomo e il suo colore della pelle era pure elegante.
Ma la fragilità di questi giorni impone, per quanto ci si addolori privarsi di quel meccanismo quotidiano libero di creazione di una bellezza accessibile, che quell'uomo un uomo, non lo sia piu'. E continuare in questo percorso quotidiano tra le gocce tristi del silenzio del mare di spazio tra noi e loro per quanto non ci sia da dare un nulla la pena per lanciarne scritto un S.O.S. da gocce sincere a una deriva, se io non sono in quel mare perso d'uomini e donne d'ebano, temo di noi quando anch'io come voi, non ho nulla né possiedo strumento alcuno da difesa.
Ciò che temo di noi e loro, è che si sia perso l'umano ovunque esso sia stato. Cosi' come temo si può dimenticare la dolcezza verso chi é dolce, quel dolce che, se inasprisce muore e seleziona un resistente sale diverso a cui si vorrà poi applicare la fermezza della forza capillare che forse non abbiamo.
Forse si puo' ridurre l'uomo a una goccia per pensare che a una goccia faccia paura attraversare il mare dai cuori insensibili all'amore. Ma chi lo ha detto che una goccia piccola e omeopatica di una essenza grande quanto una lacrima, il mare non lo attraversi ugualmente. I cambiamenti accadono.
Forse una goccia è capace di attraversare il mare comunque e l'amore vive. E dove l'amore muore, la paura è del vivere.
Si può anche immaginare di non aver paura di tenere per mano l'amore perché non ci fa male. Perche' fa più paura una presa di posizione di una distanza secca e precisa, mentre si va esprimendo una armonia di versi che poi suona come una durezza dicendoci: e ora chi viene a proteggerci?
Forse un giorno piu' avanti di una altra decina d'anni potremmo ancora chiederci se si potrebbe imparare a proteggere noi stessi da chi non appartiene all'armonia, e non la sta ascoltando. O se si potrebbe poter continuare a proteggere noi stessi da ogni richiesta di aiuto.

(Rosi Lesto)

Rosi Lesto | 04/04/2019 ore 01:17:39 | @

 

Gli occhi, sono trasparenti
non lo sanno
e ne sono così consapevoli!
E i piu' dolci,
piu' trascorrono gli anni,
vedono come il sentire
di un neonato
da un percepire forte,
indifeso.

Poi le persone, non sono
Le esperienze, non formano
I pensieri, accaniscono
le incertezze, spengono
I volti cambiano pelle
dagli stessi occhi
che dardeggiano,
e il pregiudizio
apre gli incanti.

(Rosi Lesto) cosa si ode si è

Rosi Lesto | 03/04/2019 ore 23:15:44 | @

 

Vedi, fai che poi tu andassi
a scriverne col verso,
come per ogni foglia che cade:
che poi, nel lasciarle andare,
come ti attaccheresti.
Quando un nulla fiorisce,
la vita ci dà o la forza o le poesie.
ma il verso è piu' forte.

(Rosi Lesto)

Rosi Lesto | 01/04/2019 ore 14:17:12 | @

 

Ma come si può respirare
a epoche
presumendo il possibile,
se non basta spazio
all'umano!
Conviene, tambien
indagare ascolti di luoghi antichi
e ritrovarne, sogni
fino a quando ogni natura riesca
a srotolare e avvolgersi
tutto e quanto é il resto:
poiché é una fortuna
averci,
E dimenticarci.

(Rosi Lesto) di(s)sequenze naturali

EMILY DICKINSON,

Il passato (Complete poems, 1924)

"E’ una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.
Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!"

Rosi Lesto | 01/04/2019 ore 13:02:05 | @

 

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