ALLE-TERME-GELLERT

Conviene subito mettere le mani avanti e spiegare come è scattata nella tua mente l'idea di andare a conoscere da vicino la grande tradizione ungherese delle acque termali. Oggi piove e, nell'impossibilità di portarlo allo zoo, siccome tuo figlio merita comunque il meglio, tu al meglio hai pensato per lui. Il meglio, assicurano tutte le guide, sono i bagni dell'Hotel Gellért, ovverosia un estratto concentrato di benessere fisico in cornice architettonica secessionista. Il piccolo Arturo ha accettato con gioia e a te, padre con velleità culturali, sembra un buon compromesso fra le diverse esigenze, perché i bagni Gellért sono belli da vedersi, oltre che da sguazzarci dentro. Né basta a scoraggiarti la fila sotto la pioggia, il serpentone umano che non deve mai scoraggiare l'Intrepido Viaggiatore. La fila dura mezz'ora, trascorsa passettino dopo passettino spiegando a tuo figlio le profondità culturali nelle quali è in procinto di immergersi. Devi sapere, Arturo, che Budapest si trova su una faglia tettonica che trasuda, letteralmente, acqua minerale da tutti i pori. Se ne accorsero i romani, che nel secondo secolo vi costruirono le loro terme, ma a farne una vera e propria passione nazionale furono gli ottomani, gente che di bagni turchi se ne intendeva. Ancora oggi la passione per le terme è sopravvissuta ai rigori del comunismo, ed è per questo che gli unici sport in cui gli ungheresi riescono a eccellere sono nuoto e pallanuoto, discipline per praticare le quali non c'è bisogno di uscire dalla piscina.I bagni Gellért vennero costruiti assieme all'omonimo albergo fra il millenovecentododici e il millenovecentodiciotto, distrutti e ricostruiti dopo la seconda guerra mondiale. Se tuo figlio avesse una cultura cinematografica li avrebbe già visti almeno in un paio di film di spionaggio ai tempi della guerra fredda. Tuttavia lui tutta questa cultura cinematografica ancora non la possiede, e tende a distrarsi, e tutte le spiegazioni che tu hai scopiazzato dalla guida cadono miseramente nel vuoto della sua indifferenza. Lui, semmai, sarebbe interessato alla piscina scoperta, quella dove ogni dieci minuti vengono generate una serie di onde artificiali che suscitano grandi entusiasmi fra la popolazione. Ma siccome piove e fa piuttosto freddino, per provare l'ebbrezza di questo tsunami portatile bisogna aspettare la prossima volta. Ammesso che ci sia, una prossima volta - pensi tu in preda alla tipica impazienza dell'Intrepido Viaggiatore in coda davanti alla cassa. Man mano che ti fai sotto, cerchi di interpretare il listino prezzi che si trova esposto sulla parete. Ci sono massaggi e opzioni di massaggio, tempi di permanenza ed eccezioni particolari delle quali, in definitiva, quando finalmente arriva il tuo turno, non hai capito niente. La cassiera ha i tipici modi sbrigativi del popolo ungherese e, in ossequio all'attaccamento che questa fiera nazione nutre per la propria identità, non parla alcuna lingua che non sia di ceppo ugro-finnico. E' per questo motivo che nessuna delle parole che pronuncia lei somiglia alle parole che conosci tu. Della litania che la cassiera ti ripete più volte, tu non capisci niente. Anzi no, una cosa la capisci: ticket. Sì, ticket. Qualsiasi ticket is ok. La cassiera sbuffa, stacca il ticket. Ed è così che voi due, padre e figlio, entrate mano nella mano alla scoperta del misterioso pianeta delle terme. Per entrare, si scende. Ci sono gradini e poi un lungo corridoio maiolicato. A un certo punto si arriva a un bivio, con un'energica inserviente vestita di bianco che vi indirizza verso lo spogliatoio. E' così che scopri di non avere affittato una cabina, ma solo un armadietto. Lo capisci dal fatto che la Virago ripete come un disco rotto: "No ticket, no cabin! No ticket, no cabin!". Fra un'urlata e l'altra però i costumi ormai ve li siete messi, vi mancano solo delle tovaglie. Si possono affittare degli asciugamani? Si possono, ti rassicura la Virago, che nel frattempo si è calmata. Costano una caparra di fiorini quattromilaseicento, l'equivalente di circa diciotto euro, che vi verranno restituiti all'uscita, previa riconsegna dell'asciugamani medesimo. Devono rilasciarvi anche una ricevuta (ticket)? Non devono, assicura la Virago: gli asciugamani stessi sono il ticket. Certo, comodo, ingegnoso. Così come è ingegnoso è il sistema antifurto degli armadietti. Ti danno una piastrina di metallo attaccata a un laccio, solo che sopra non c'è il numero del tuo armadietto, ma un altro. Il tuo devi ricordartelo tu, in modo che se qualcuno ti frega la piastrina non sa a quale armadietto corrisponda, e così non può derubarti. Basta solo che tieni a mente il numero dell'armadietto. Solo questo: tenere a mente il tuo numero. Solo tenerlo a mente. E' così che, un nanosecondo dopo essertelo lasciato alle spalle, lo hai già dimenticato.Ma non c'è tempo per tornare indietro, in qualche modo farai, dopo. Ormai sono tre quarti d'ora che siete alle terme e non avete visto nemmeno una goccia d'acqua. Arturo piagnucola. Bisogna entrare. E difatti entrate, sempre tenendovi per mano, nel grande antro. Quel che appare ai vostri occhi è un ventre liberty tutto gonfio di colonne istoriate e mosaici multicolori. Gli ungheresi dicono che fare il bagno qui è come farlo in una cattedrale. Una cattedrale molto affollata, per la verità, e con una forte componente di turisti giapponesi. Vi immergete anche voi nella piscina dell'acqua calda. Lungo le pareti ci sarebbero i sedili di pietra che consentirebbero il massimo del rilassamento. Purtroppo, però, al momento sono disponibili solo posti in piedi, ed è all'impiedi che cerchi di rilassarti abbandonandoti al flusso dei pensieri e al Primo Grande Interrogativo che coglie sempre l'Intrepido Bagnante quando si trova immerso in una piscina, tanto più quando si tratta di una piscina di acqua calda. Ossia: quante di queste persone attorno a te in questo momento stanno facendo pipì? La sta facendo il signore mostazzuto che pare tanto assorto? La sta facendo la bambinetta esangue al tuo fianco? La sta facendo Arturo, in questo momento? Scacci questi pensieri prima che anche a te venga voglia di farla. Rilassarsi, bisogna. Quella in cui vi trovate però è solo la grande aula. La guida diceva che esistono altre sale, la sauna, il bagno turco, altre piscine. Vieni Arturo, andiamo a cercarle. Uscite dall'acqua e vi infilate in una porticina; un inserviente vi rimanda indietro due volte, ma siccome le indicazioni parlano chiaro, alla terza non chiedete permesso a nessuno, l'inserviente non dice nulla, e voi passate.Il nuovo ambiente è più caldo e vaporoso. Ci sono due vasche a 36 e 38 gradi. C'è la sauna e c'è il bagno turco. Soprattutto, ci sono solo uomini, niente donne. Chi viene qui lo fa alla ricerca di una maggiore intimità. Alcuni indossano un grembiulino cache sex beige, che copre il davanti ma lascia il dietro scoperto. Niente di male, se non c'è nessun amico spiritoso nei paraggi, e nessuno che possa adoperare una macchina fotografica. Entrate nella sauna e tu cerchi di rilassarti, ma appena provi a fare il vuoto nella mente, ecco che il tuo cervelletto si mette a funzionare in maniera politicamente scorrettissima, formulando il Secondo Grande Interrogativo che sempre si pone l'Intrepido Saunista: quante di queste persone sono gay? E' gay il signore mostazzuto, sempre lui? Vi sta per caso seguendo, il signore mostazzuto? Perché ti guarda il signore mostazzuto? E tutti gli altri, perché lanciano quegli sguardi? Sono forse tutti gay? O forse pensano che tu sia gay? E all'improvviso capisci la verità. Una verità terrificante. Ti guardano, tutti ti guardano, non perché pensano che tu sia gay. Pensano che tu sia un pedofilo. Ti rendi conto solo adesso che Arturo è l'unico minorenne in tutta la sauna. E il sospetto, devi ammettere, è comprensibile. Anche perché tu subito irrigidisci il tuo istinto di padre affettuoso, ma Arturo no. Arturo vuole bene al suo papà. Arturo abbraccia e si stringe al suo papà. Arturo non ha idea del fatto che da un momento all'altro il suo papà potrebbe essere linciato da un gruppo di maschi seminudi. Meglio uscire, meglio asciugarsi e andare via prima che la situazione precipiti. Ti ritrovi a strattonare Arturo verso l'uscita, alla ricerca degli asciugamani. Solo che gli asciugamani sono spariti. Erano lì, e adesso non ci sono più. Torni dall'inserviente che ve li aveva affittati in preda a uno stato d'animo che è un mix di furia e desolazione. Spieghi alla meno peggio quello che vi è successo e lei trova miracolosamente le parole d'inglese che le servono per spiegare in sintesi la situazione: "It is your problem". "Your" va inteso in senso plurale, perché ci sono un sacco di altri clienti, soprattutto turisti, che si trovano nelle tue stesse condizioni. In sostanza, le terme Gellèrt sono organizzate in modo da sponsorizzare un fotti-fotti generale, nel quale qualcuno, chissà chi, si trova a rastrellare ogni giorno un bel gruzzoletto rubacchiando tovaglie incustodite. L'inserviente torna a barricarsi dietro il suo ungherese e i turisti devono rassegnarsi ad aver perso la loro caparra. A te resta solo un dilemma molto italiano: se rubare o no quel che a te hanno rubato. E' un problema non da poco, perché c'è tuo figlio che ti guarda e ti giudica. Preferisci dargli questo bell'esempio, o rimetterci i trentasei euro della caparra? Mentre tu stai lì ad arrovellarti, lui si è allontanato, ma torna quasi subito. Con due tovaglie in braccio. Non tecnicamente le nostre, ma proprio uguali alle nostre. Te le dà, e sorride: così piccolo, ha già capito come funziona il mondo. Tu vorresti dirgli qualcosa, ma dalla bocca non ti esce niente. Pur non condividendo il gesto, le restituisci all'inserviente, che dal canto suo non è tenuta ad avere opinioni su come abbiate fatto a ritrovarle. C'è un filo di silenzio che accompagna le operazioni di vestizione. Tu ripensi a quel che la guida diceva delle Terme Gellèrt, di come le sue acque servano a curare traumi, reumatismi, dolori mestruali e stress. Per quanto riguarda traumi e reumatismi, forse; sui dolori mestruali non vuoi pronunciarti; ma quanto allo stress, invece, sei sicuro: non vedi l'ora di tornare al lavoro. Scheda Giudizio: 3 ombrelli Nome: Terme Gellért Indirizzo: 1118 Budapest - Kelenhegyi ut 2-6 Tel: +36 1 4666166 Apertura: Ogni giorno dalle 6 alle 19. Orari e strutture ridotti in inverno. Trattamenti specifici: malattie croniche degenerative degli organi motori e delle vie respiratorie (trattamento d'inalazione). Quantità d'acqua termale che ogni giorno zampilla a Budapest dalla profondità della terra: ottanta milioni di litri. Stabilimenti attivi nella capitale ungherese, fra grandi e piccoli:


Roberto Alajmo | 30/03/2005 | Letto [7629] volte

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