"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,
che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere soprattutto lintelligenza di saperle distinguere.
"
(Tommaso Moro)
È una guerra? Sì, no, forse.
Di sicuro però dopo ci sarà un dopoguerra.
Appurato questo, si apre il concorso delle idee.
Ma le idee camminano sulle gambe degli uomini, e qui effettivamente viene un po di sconforto, vedendo lo spettacolo di questi giorni in cui il primo che si alza ogni mattina si sente autorizzato a comandare.
Sindaci esibizionisti contro governatori egotici contro un governo che diffonde panico omeopatico, contro unopposizione la cui unica urgenza è andare a votare a maggio (!).
La predicata compattezza nazionale viene smentita ogni minuto dagli stessi predicatori.
Stiamo pagando caro lo smantellamento della sanità, ma siamo destinati a pagare anche più cara la selezione al ribasso della classe dirigente, che in Italia non è mai stata tanto vanesia e dilettantistica.
Nellultimo dopoguerra cè stato un piano Marshall gestito da De Gasperi al governo e Togliatti allopposizione. Oggi non solo non si vede nessun Marshall, inteso come altruismo internazionale.
Ma soprattutto a gestire il dopoguerra saranno (qui il lettore può liberamene inserire un paio di nomi a sua discrezione).
