FIGURIAMOCI-PALERMO

Quando è una persona che conosci a finire in coma (Roman Marhun, pestato da un indigeno per futilissimi motivi) hai la netta sensazione che sparino sempre più vicino. E’ in occasioni del genere che viene voglia di cedere alla tentazione della geremiade sulla città violenta, con tutto il suo portato di pessimismo.
Ma no: non è stata l’aggressione a un pacifico giornalista tedesco a trasformare questa città nella succursale dell'inferno. Credo che lo stesso Roman - che ama Palermo, se l’ha scelta per viverci – rifiuterebbe questa lettura catastrofista.
Non è la città “exiting and safe” come la definisce il Sindaco in molti dei suoi gongolanti sermoni. Ma nemmeno l’abisso di crudeltà che lascerebbero immaginare notizie del genere. Non aiuta la contrapposizione frontale di due visioni diametralmente, ottusamente, pregiudizialmente opposte. Da una parte tutto è rosa, dall’altra tutto è nero. Il carattere identitario di Palermo si ritrova piuttosto in tutte le tonalità che intercorrono.
“Questa piccola madre possiede artigli molto affilati”, scriveva Kafka tenendo nella stessa frase vezzeggiativo e sadismo.
E parlava di Praga: figuriamoci Palermo.



Roberto Alajmo | 05/11/2019 | Letto [1219] volte

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