"Bisogna filarsela via. Filarsela da qualche parte"
(Tolstoi, in punto di morte)
Io affido le mie speranze residue di eternità ai fondi del caffè. Il caffè era una roba misteriosa. Lo prendeva mio padre e si metteva un unguento tra i capelli, allalba (Da una finestra di ringhiera, mio padre si pettinava. Lodore di brillantina si impossessava di me Mal DAfrica). Quando lui e i suoi scarni capelli sono stati inghiottiti da un vortice che non ho ben compreso, mi è rimasto il suo caffè. Ho imparato a sorseggiarlo piano piano, la mattina. E lunico momento in cui posso guardare mia madre e ricordarmi la sua faccia. Perché io lo so già che, prima o poi, un vortice passerà e porterà via anche lei. Allora, cerco di non smarrire i suoi lineamenti alla rinfusa nel vento che verrà. Le parole, quelle non si scordano. Ma restano prive di colore, col fantasma della voce, avvizzite e stese ad asciugare sulla riva destra del rimpianto. Così, prendo il caffè ogni mattina con mia madre e parliamo di quanto è cattivo Berlusconi. E tutta apparenza. In realtà, lavoriamo per non perderci. Per trattenere una goccia di amore, nella tazzina del caffè. Romp (L'immagine è di Luigi Riotta)