"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,
che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere soprattutto lintelligenza di saperle distinguere.
"
(Tommaso Moro)
Magari in effetti "era destino" per secoli è stata espressione del senso di rassegnazione. E invece ribellarsi, anche al destino, è cosa grande e bella.
Ma ora sta succedendo qualcosa di diverso. Fra medici picchiati al pronto soccorso, mariti che vendicano le mogli vittime di incidenti stradali, proliferazione di cause per presunta malasanità e mille notizie che ciascuno di voi può riscontrare quotidianamente, mi pare che la nostra generazione si sia ormai convinta che, al contrario: "non è mai destino". Come se ogni sciagura dovesse necessariamente nascere dalla colpa di qualcuno.
C'è sempre un colpevole o addirittura un complotto che preclude l'immortalità a noi e alle nostre persone care. L'immortalità viene percepita come un diritto per il fatto stesso di esistere nell'epoca della massima aspettativa di vita.
Non funziona così, purtroppo. Il destino - per quanto minoritario, in un mondo di enormi ingiustizie - continua ad esistere e operare. Unica differenza è che un tempo si moriva con maggiore fair play.
