"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,
che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere soprattutto lintelligenza di saperle distinguere.
"
(Tommaso Moro)
La crisi è ormai alle spalle. Si intravede una luce in fondo al tunnel. Il peggio è ormai passato. Nelle diverse varianti, il concetto viene espresso periodicamente da anni. A esporsi è sempre un ministro finanziario, o il presidente del consiglio.
L'indomani, grandi titoli sui giornali. Dopodiché, tutto rimane identico. Le fabbriche chiudono, le industrie licenziano, l'economia rimane impalata.
A quanto pare fa parte dei doveri istituzionali: periodicamente lanciare un grido d'ottimismo, nella speranza che poi l'economia reale si adegui e il circolo vizioso si trasformi in virtuoso.
Ma niente: l'ottimismo ministeriale cade nel vuoto, e ogni volta l'opinione pubblica l'accoglie con maggiore indolenza. Cos'è successo? Saccomanni ha detto che siamo fuori dalla recessione. Sé, buonanotte.
Magari la prossima volta fate passare un po' di tempo e mettetevi d'accordo prima. Il ministro faccia un giro di telefonate agli altri ministri, a Confindustria, ai poteri forti di cui conosce il numero di cellulare. Concordate un momento preciso e gridate tutti in coro: La crisi è finita!
Vediamo se così la crisi si spaventa.
