"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,
che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere soprattutto lintelligenza di saperle distinguere.
"
(Tommaso Moro)
Partire o restare è il dilemma più lacerante - e allo stesso tempo: stucchevole - su cui molte generazioni di siciliani si sono rotte la testa, senza mai arrivare a una conclusione definitiva.
Appena a margine vale la pena di notare che partire non è la sola opzione attiva. Uno prende coraggio e parte. Da cui la parola partenza, appunto. Non esiste un sostantivo simmetrico che renda lidea dei dubbi, dei progetti, dei ripensamenti di chi prende coraggio e resta.
Io propongo che sinventi, questa parola che definisca il rimanere fermi attivamente. Proprio per dare riconoscimento a molti siciliani di scoglio che hanno bruciato i loro anni nel malinteso di fare la guardia a un bidone ormai svuotato.
Propongo che nel vocabolario italiano venga introdotto il lemma restanza. Ossia latto del restare, e il sentimento di relativa malinconia.
Chi parte ha nostalgia di ciò che ha lasciato. Chi resta ha pure lui un rimpianto: di quel che ha tralasciato.
Ecco cosè la Restanza. Una specie di nostalgia della nostalgia.
