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Oggi finalmente ho capito perché non riuscivo mai a prendere l’autobus. Non che i mezzi non passassero: passavano. Solo che non si fermavano. Gli autisti mi vedevano e tiravano dritto. Eppure ero lì, proprio in corrispondenza della pensilina, e mi sbracciavo per segnalare il desiderio di essere preso a bordo. A un certo punto mi ero persino convinto che a Palermo far salire un passeggero su un mezzo pubblico rientrasse nella sfera discrezionale del conducente. Spesso mi vedevano e si fermavano molti metri dopo, tanto che ero costretto a inseguirli. Proprio uno di questi autisti oggi mi ha fatto salire facendo un gesto come dire: per questa volta voglio essere buono. E quando sono andato a protestare mi ha spiegato che ero io a essere in torto, e dovevo ringraziarlo, perché quella fermata era stata abolita da un sacco di tempo. Per anni ho aspettato l’autobus a una fermata fantasma. In effetti, ora che l’autista caritatevole mi ci ha fatto pensare, una decina di anni fa in questa città hanno piantumato delle nuove pensiline, più piccole ed eleganti. Solo che poi le vecchie pensiline non le hanno mai smontate. Le hanno lasciate lì. Tutte. Come quando compriamo delle scarpe nuove e quelle vecchie non ci decidiamo a buttarle via. Solo che non pretendiamo di indossare contemporaneamente le due paia di scarpe. Certe volte si vedono la pensilina vecchia e quella nuova una accanto all’altra, una che fa ombra all’altra. Altre volte, come nel mio caso, la vecchia pensilina è isolata, e rappresenta solo l’ombra di se stessa. La vera fermata è cento metri più avanti. Se ne ricava che quando un autista, bontà sua, si è fermato e mi ha raccolto, lo ha fatto per quello spirito di privata carità che a Palermo serve a fronteggiare la mole delle pubbliche insensatezze. Io poi la pensilina fantasma me la sono andata a guardare per bene, e in effetti c’è - in un angolo, molto in alto, di modo che uno per trovarlo deve prima sapere che c’è – un avviso mezzo cancellato: Fermata abolita. Un altro indizio che avrebbe potuto mettermi in guardia è che la pensilina era completamente arrugginita e cadente. Tuttavia mi chiedo: il fatto che la pensilina sia un rottame significa qualcosa, nel contesto degli arredi urbani di questa città? Viceversa, a trarre in inganno il sottoscritto funzionava il fatto che i pannelli pubblicitari erano efficienti e persino illuminati. La fermata era soppressa e la struttura cadente, ma come supporto pubblicitario quel che restava della pensilina funzionava ancora benissimo. Allora mi è venuto il sospetto che fosse per questo che dopo dieci anni ancora nessuno aveva provveduto a segare via le vecchie pensiline. Due pannelli di pubblicità bifronte (totale quattro) fanno sempre comodo a qualcuno. Mi sono informato, e questa ipotesi, che a prima vista mi era sembrata davvero troppo meschina, è proprio quella giusta. C’è stata una causa fra Amat e concessionaria della pubblicità, che finalmente a quanto pare si è risolta, e adesso una fonte comunale assicura che “le stiamo togliendo”. Da notare il presente continuativo, una forma verbale che a Palermo serve a connotare un’azione che comincia alla vigilia delle elezioni e finisce alla vigilia delle elezioni successive. Ultima notazione: “le stiamo togliendo” non è sicuro che sia riferito alle vecchie pensiline, perché per quanto possa apparire grottesco, a non essere a norma sono quelle nuove. 103">


RA | 16/02/2007 | Letto [1379] volte

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