"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,
che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere soprattutto lintelligenza di saperle distinguere.
"
(Tommaso Moro)
Nel suo ultimo e molto interessante libro Il Silenzio degli Uomini (Feltrinelli), Iaia Caputo se la prende con questo articolo [LINK] apparso a suo tempo sullUnità.
Riporto integralmente il testo: "E poi cè il leader maximo, il Presidente del Consiglio, il Maschio Alfa che incarna il Male, la turpitudine e qualsivoglia vizio, ed è troppo comodo rimandare a lui, ai suoi uomini, tuttal più a quel sistema culturale compatto e granitico che è il berlusconismo, ogni addebito. Come se si trattasse di un cancro privo di metastasi: una volta estirpato, il corpo è salvo, e gli uomini pure. La pensa così lo scrittore siciliano Roberto Alajmo, il quale, in un articolo pubblicato sullUnità nellottobre 2009, e intitolato Noi maschi ci scusiamo ma voi donne ribellatevi, dopo aver invitato le elettrici a mandare a casa Ğquesta forma di priapismo elevata a sistema di governoğ, individua la soluzione nello spostamento di migliaia di voti femminili da destra a sinistra. Non è il solo, Alajmo, decine di commentatori lo seguono sulla stessa linea di pensiero, a spostare sulle donne la responsabilità della situazione stagnante di degrado morale del Paese, affermando così, contemporaneamente, che gli uomini hanno meno ragioni per indignarsi, o meno capacità di riuscirci, e attribuendo al genere femminile una sorta di superiorità morale in virtù della quale mettersi alla guida di una rivolta. I maschi al più si scusano cavallerescamente, poi, eventualmente, ci seguiranno".
Ora: a me non pare assolutamente di aver detto questo. Leggere per credere. Non volevo seguire nessuno, semmai volevo essere seguito dall'altra parte della barricata, e esortavo le donne a raggiungere una consapevolezza che vada oltre il priapismo berlusconiano, un modello a cui troppi e troppe ancora trovano comodo adeguarsi.
A parte la lettura testuale, posso solo rivendicare di essere una persona, prima che un maschio: con la mia storia personale e la mia firma a testimoniare per me. In quanto antirazzista vorrei essere giudicato per la persona che sono, e non per le categoria a cui di volta in volta mi capita di appartenere: "bruno", "grasso", "giornalista", "interista" o "maschio".
Sia detto pro-veritate e perché le radicalizzazioni certe volte tendono a sgominare le stesse fila che dovrebbero semmai compattarsi.
