"Quelli che la pensano come noi, appunto, sono quelli che non la pensano come noi"
(Leonardo Sciascia)
Le estati infantili scorrevano nella noia felice.
Un ossimoro fatto quasi solo di partite a pallone senza margini di campo, tempo e punteggio. L'unico limite era la perdita del pallone oltre una cancellata insormontabile: sarroccò, e in quel passato remoto cera lunica malinconia di quella stagione talmente noiosa e talmente felice da sembrare interminabile.
La scansione delle settimane era affidata alluscita di Topolino e del Corriere dei Piccoli, rimpiazzati in età più avanzata da Monello e Intrepido.
Era proprio su quelle riviste che improvvisamente, quando lestate pareva iniziata da un tempo brevissimo, compariva la prima pubblicità di una cartella o di un diario scolastico.
Un tuffo al cuore.
Voleva dire che presto sarebbe arrivato il momento di tornare a scuola.
Ecco la vera linea discriminante dei mesi estivi: dopo di essa ogni partita di pallone acquistava il sapore amarostico delle cose destinate a non durare più.
Per quanto fosse colorata e allegra, questa prima pagina pubblicitaria arrivava come una pugnalata a tradimento. Quel che in tempi molto diversi sarebbe stato scoprire il nome di un conoscente fra i necrologi del giornale.
Un memento mori che ci coglieva quando pensavamo che lestate, e lesistenza, fossero destinate a durare per sempre.
