"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,
che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere soprattutto lintelligenza di saperle distinguere.
"
(Tommaso Moro)
Fra i tanti argomenti attorno ai quali la sinistra discute e si spacca, cè quello dello spessore antidemocratico del berlusconismo. In sintesi: è un regime oppure no?
Se io posso scrivere queste parole senza temere limitazioni della mia libertà personale è senza dubbio un segnale positivo. In un regime tradizionalmente inteso basterebbe molto meno per ritrovarsi al confino. E però io credo, senza falsa modestia, di aver pagato un certo dazio allindipendenza, in questi anni, almeno su un piano professionale. E questa penalità mi amareggia non poco.
Lamarezza della minoranza (ammesso che di minoranza si tratti) si manifesta con una certa impotenza depressiva che in parte è congenita, ma in parte risulta artatamente indotta.
Allora forse la linea del discrimine fra regime e non-regime sta nelle modalità di controllo del dissenso. Dove nei regimi convenzionali si praticava una forma più o meno brutale di repressione, nel regime light di questi anni si pratica la sistematica depressione del dissenso.
Avvilire. Deprimere gli oppositori. Farli umiliare dai mediocri di successo fino a ottenerne la sottomissione o lautoconsegna.
