"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,
che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere soprattutto lintelligenza di saperle distinguere.
"
(Tommaso Moro)
Giuseppe me lo ricordo quando era stato appena assunto: timido e reattivo. Di quelli sempre pronti a risolvere i problemi, mai a crearli.
Lho incrociato di recente, quindici anni dopo, nei corridoi. Un saluto stentato, tenendo sempre lo sguardo fisso davanti a sé.
Allora ho capito che era successo anche a lui.
Ne circolano parecchie, nei diversi reparti. Persone che avranno di sicuro affetti, sentimenti, interessi, dispiaceri, emozioni. Ma che hanno steso fra sé e il mondo una specie di velo di tela spessa, fino a sembrare il prodotto di uninvasione di ultracorpi.
Sono gli Opachi.
Persone che a un certo punto si sono spente, almeno sul lavoro. Hanno capito che non importa niente a nessuno, e quindi non importa niente nemmeno a loro. Fanno il minimo, parlano il minimo, si muovono il minimo. Guardano gli altri fare carriera senza più nemmeno polemizzare su metodi e criteri.
Tutte persone che un po alla volta si sono opacizzate.
La loro opacità le rende imperscrutabili e un po inquietanti. È sempre un Opaco quello che un giorno o laltro impugna una mitraglietta e fa una strage di colleghi.
I superstiti poi dicono sempre: nulla lasciava presagire.
E invece no: tutto lascia presagire.
