"Tutti vogliono tornare alla natura, ma nessuno vuole tornarci a piedi"
(Andrew J. Wollensky)
Badate che ascoltare gli strilli dei bambini non è una punizione biblica inevitabile, tipo lavorerai con fatica e partorirai con dolore. (A parte che pure su fatica e dolore ci sarebbe da ridire, ma vabbe: unaltra volta). Non è che al momento della cacciata Dio abbia intimato ad Adamo ed Eva di sopportare le urla dei loro figli. Escludo che Caino e Abele strillassero come certi bambini di oggi. Di sicuro almeno Abele non sembra il tipo. Il bambino che strilla alla minima occasione, anche senza motivo, da fermo, senza nemmeno prendere fiato, in maniera acutissima, è uno specifico italiano che sorge alla fine del novecento per affermarsi definitivamente nei primi anni duemila. Per capirci: i bambini degli altri paesi del mondo non strillano così. Non solo quelli svizzeri, da cui è logico aspettarsi un minimo di compostezza, ma persino quelli del Darfur, che qualche motivo per lamentarsi ce lavrebbero eccome. A strillare in quella maniera unica e lacerante sono solo i bambini italiani. In spiaggia, a scuola, in macchina, in ogni occasione, un bambino italiano è in grado di rompere i ***** a chiunque nel raggio di almeno un centinaio di metri. Il figlio duenne dei miei vicini è capace di sradicare i nervi di qualsiasi essere umano senza nemmeno un vero motivo. Strilla in assenza di pubblico, affacciato al balcone, solo per tenersi in allenamento e affinare le proprie capacità. Ma obiettivo primario degli strilli infantili sono ovviamente i genitori. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di una forma di ricatto: il bambino urla fin quando non ottiene ciò che desidera. E strilla sempre più a lungo, se i genitori provano a resistere. Alla fine è comprensibile che vinca lui, visto che per fare i capricci ha tutto il tempo a disposizione: ai genitori, che di tempo ne hanno assai meno, i nervi cedono e il bambino viene accontentato. In questo modo nella sua tenera corteccia cerebrale si consolida lidea che a strillare si ottiene tutto, e più si strilla più si riesce ad ottenere. Il bambino non ha colpe, fa il suo mestiere di bambino, esplora il mondo per capire fin dove può arrivare a spingersi. Il problema è che, per motivi che qui sarebbe troppo lungo indagare, ai bambini italiani viene concessa qualsiasi cosa, per giunta in assenza di un sistema di regole e sanzioni nei casi di trasgressione. Forse è arrivato il momento di farsi delle domande sui motivi che ci hanno spinto a creare questa generazione di mostri urlanti. Forse è il momento di essere meno accomodanti e rivalutare le antiche risorse di scappellotti e sculacciate, che in piccole dosi possono prevenire episodi più gravi di violenza. I casi di infanticidio sono anchessi in crescita esponenziale, in Italia, proprio perché mancano le fasi intermedie di sfogo. Prima di arrivare a strangolare il proprio stesso amatissimo figlio, sarebbe il caso di fermarsi, prendere un respiro, passarsi una mano sulla coscienza, e domandarsi: ma una sberla, anche piccola, proprio no? 55">