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In quel genere di attitudine del tutto personale rappresentato dalla lettura č raro che io mi sbilanci, ma una volta tanto mi sentirei di prescrivere la lettura di un libro: si intitola “Le sacrestie di Cosa Nostra”, di Vincenzo Ceruso, editore Newton Compton. E’ un libro di quelli che mettono in fila i fatti uno dietro l’altro, in modo che parlino da soli. I ragionamenti, quelli, vengono di conseguenza, e sono lasciati all’intelligenza del lettore. Io, per dire, sono uscito dalla lettura rafforzato nell’idea che la chiesa sarŕ pure “santa”, “cattolica” e “apostolica”, ma di sicuro non č “una”. Nel senso che assume di volta in volta un atteggiamento differente a seconda dei contesti. Solo all’apparenza padre Pino Puglisi e don Agostino Coppola sono in contraddizione fra loro. Al contrario: rappresentano due volti fra i cento diversi che la chiesa č capace di rappresentare. Ognuno di essi copre un segmento di mercato, in modo che a ogni interpretazione della fede, anche la piů perversa, corrisponda una rispettiva chiesa. C’č il prete mafioso e il prete antimafioso, cosě come c’č il prete pedofilo e il prete antipedofilia. Se i mafiosi non trovano contraddittorio uccidere e pregare, anche la chiesa cattolica non trova contraddittorio assumere un aspetto proteiforme, in modo da trarre il massimo profitto in ogni circostanza. Ferma restando la buona fede di individui come padre Puglisi, quello della chiesa, in Sicilia come altrove, č un puro gioco delle parti. 54">


RA | 02/10/2007 | Letto [1374] volte

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