COPERTINA MATTO AFFOGATO

 

LETTERA-A-GIAMBRONE


caro amico ti scrivo così mi sveglio un po' Repubblica — 23 febbraio 2003 pagina 1 sezione: PALERMO Caro Francesco Giambrone, ti scrivo dilaniato dai sensi di colpa. Sono settimane, addirittura mesi che vengo assillato da una questione di coscienza. E siccome non so bene con chi sfogarmi e a chi chiedere conforto, mi rivolgo a te in quanto ex assessore alla Cultura. La cosa ti riguarda perché, come forse ricorderai, durante il periodo in cui svolgevi questo ruolo mi capitava di scrivere degli articoli anche molto critici sulla politica culturale svolta dall' amministrazione progressista della città di Palermo. La mia idea era - e ancora, tutto sommato, sarebbe - che proprio perché si trattava di una amministrazione "amica" il dovere di un osservatore indipendente fosse quello di stigmatizzare lo stigmatizzabile. Mediamente scrivevo un articolo al mese nella velleitaria speranza di segnalare le cose che secondo me non andavano. Più che sottolineare le cose belle, mi sembrava giusto intervenire per cercare di correggere quelle sbagliate. Sospetto che a un certo punto questa serie di articoli e interviste abbia messo a repentaglio la nostra pregressa amicizia, ma devo darti atto che mai da parte tua c' è stato accenno a risentimento nei miei confronti. Ma questo non lenisce affatto i miei sensi di colpa, anzi li acuisce. Non che voglia pentirmi di ciò che ho scritto e detto in quegli anni. Sono tutte cose che nella sostanza sottoscriverei ancora oggi. Il problema è un altro. Il problema è che quasi ogni notte mi sveglio di soprassalto in preda a un incubo d' impotenza. è uno di quei sogni in cui sei circondato da gente che te ne fa di tutti i colori, e tu non riesci a reagire né a scappare. Stai lì a prenderle senza avere la forza di restituire nemmeno una delle botte che ti danno. Vorresti e, per qualche misterioso motivo, non puoi. è al culmine dell' incubo che mi sveglio tutto sudato e mi domando: perché contro questi che ci sono ora non mi viene di scrivere niente? I primi tempi mi rispondevo: perché è presto, diamogli il tempo di lavorare. è passato nel frattempo il periodo del commissario - povero lui e poveri noi - ed è arrivata la nuova amministrazione. Volevi che non dessi anche a loro il tempo di orientarsi? Durante l' orientamento, con il primo assessore, anche a voler pietosamente tacere del Festino, gli eventi più eclatanti sono stati una festa di assessori in maschera allo Spasimo, una mostra di numismatica e una sfilata di carri infiorati lungo via Libertà. Ora, io sono sicuro che se ai tuoi tempi la cultura cittadina fosse stata trascinata in questa condizione da sagra paesana, io avrei preso la penna e mi sarei scagliato contro chiunque ritenessi responsabile, fosse anche mio fratello. E non solo io: sulle pagine dei giornali, compreso questo su cui ti scrivo, sarebbe stato un continuo attacco di intellettuali, artisti, editori. Mi ricordo che quando a una benemerita associazione cittadina voi avete fatto mancare per qualche mese il sostegno comunale ci fu una mobilitazione che coinvolse persino Umberto Eco. Adesso quella stessa associazione non prende una lira da più di due anni. E nessuno si azzarda a fiatare. Caro Francesco, mi rendo conto che tu potresti benissimo rispondermi: e che vuoi da me? Ma cerca di capirmi: se è a te che mi rivolgo è perché nella stoica serenità con cui hai accettato la rimozione dalla sovrintendenza del Massimo, nella compostezza con cui hai sopportato la furia iconoclasta che ti ha impedito di accettare un incarico altrettanto prestigioso lontano da Palermo, io spero di trovare conforto e - lo dico pianissimo - persino perdono. E dunque ti chiedo, mi chiedo: cos' è questo torpore che mi ha preso, che ha preso tutti i liberi pensatori di Palermo, di fronte allo strame culturale che è stato fatto in questi anni? Cos' è questa assuefazione al peggio che ci rende incapaci di reagire? Cos' è questo imbambolamento generale? A parte il classico fatalismo siciliano. A parte il tanto peggio tanto meglio. A parte il molto palermitano sollievo dell' operatore culturale nel vedere il concorrente accomunato nella disfatta. A parte l' insensibilità degli interlocutori. A parte che «con questi è inutile parlarci». A parte tutto, per questo assordante silenzio ci deve essere una giustificazione. Io, nel mio piccolo, una spiegazione me l' ero data. Con te, con il progetto culturale della giunta Orlando, mi potevo trovare in disaccordo perché almeno esisteva. Qualcosa si vedeva, e su questo qualcosa era possibile discutere. Invece la paradossale forza del progetto culturale adottato a Palermo negli ultimi anni è consistita proprio nella sua debolezza. Meglio ancora: nella sua inesistenza. Dimmi tu: come potevo essere in disaccordo con qualcosa che nemmeno esisteva? Ora al Comune c' è un nuovo assessore che è di certo culturalmente più attrezzato. Diamogli il tempo di orientarsi e capire. Che abbia tutto il comodo di fare le sue scelte e metterle in pratica. Abbiamo aspettato tanto, e qualche mese in più non potrà peggiorare di molto le cose, visto che i margini di degrado possibile ormai sono davvero minimi. Io - intanto, però - mi preparo un caffè, così vediamo se riesco a svegliarmi da questa specie di incubo.

Roberto Alajmo | 06/02/2009 | mattitaliani@hotmail.com

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