E' stato il figlio

 

REMIX:-UN-DIO-INADEMPIENTE


La vita dei libri è come la corsa delle tartarughe appena nate verso il mare. Una corsa esposta ai predatori: pochi metri, un breve lasso di tempo in cui si decide la vita e la morte. Solo in pochi ce la fanno, mentre gli altri sono destinati a soccombere, sulla base di una selezione della specie che nulla ha a che vedere con la qualità.
È uscito da qualche mese passando totalmente inosservato, e dunque non ce l’ha fatta, pure un piccolo libro di Mondadori, firmato da Giovanni Cenacchi: "Cammino fra le ombre". Una copertina nera, resa inutilmente accattivante da una sentenza di Mauro Corona (!).
Non ce l’ha fatta per il troppo frastuono che c’è intorno ai silenzi abissali di questo che è il diario di una malattia mortale, scritto da un uomo estremamente vitale. Giovanni Cenacchi ci ha messo tre anni a morire, e di questa agonia ha fatto un diario aforistico quasi del tutto privo di dettagli sanitari, dove la malattia si avverte solo in filigrana.
Un repertorio di pensieri che si configura come una colluttazione con l’idea di dio. Nessuna certezza a priori e nessuna certezza a posteriori, nemmeno sulla maiuscola iniziale, ma trapela spesso il sospetto che se un dio esiste, di un dio crudele si tratta. “Cercami, parlami, smentiscimi. Rivela almeno di poter esistere”.
Fino all’ultimo Giovanni Cenacchi ha aspettato un segnale a cui aggrapparsi, senza nemmeno la grazia di potersi rassegnare mai. Un libro sull’inadempienza di dio, sulla crudeltà inaccettabile di un uomo costretto ad abbandonare la figlia quando è ancora una bambina.
Nella corsa delle tartarughine verso il mare questo libro non poteva farcela per il fatto stesso di avere infranto l’ultimo tabù rimasto alla modernità: la morte. Persino della dichiarazione dei redditi si arriva ormai a parlare: mai della morte.
Non poteva farcela, questo testamento letterario, come non ce l’ha fatta il suo autore. Un piccolo scandalo, in fondo, se rapportato al Grande Scandalo rappresentato dalla morte di un uomo così.


Roberto Alajmo | 14/08/2013 |

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